Il mondo del ballo in Italia
29 dic 2013

A cura di
Sauro Amboni
3. La donna nello sport e nella Danza Sportiva (a cura di di Marcella Costato).

 

 

 

Nella foto a fianco la Relatrice:

Dr.ssa  Martina Fugazza

 

 

 

 

 

 

 

 

 



 

 

Biografia di Marcella Costato

(a cura di Sauro Amboni).

 

Marcella Costato, dopo una breve esperienza di competitrice, ha conseguito:

  • il Diploma MIDAS di Maestro di Ballo nella disciplina “Balli e Danze di Società”,
  • il brevetto internazionale NTA (National Teacher Association) di 2° livello, per l’insegnamento delle danze country.

Tiene corsi di Danza Sportiva con i ragazzi delle scuole secondarie nella provincia di Monza Brianza. E’ insegnante curriculare di ruolo presso la scuola secondaria di 1° grado di Cornate d’Adda.

Ha ottenuto, presso il CONI, gli attestati di:

  • Educatore Sportivo di 1° e 2° livello,
  • la formazione base per Dirigente Sportivo,
  • il Diploma di “Disabilità e sport”,
  • il Brevetto di Animatore Sportivo Special Olympics, riconosciuto dal CONI, per l’insegnamento a persone con disabilità intellettiva.

Laureata in scenografia e specializzata nell’insegnamento delle persone disabili, collabora con la rivista di Danza Sportiva, “Tuttoballo”, sulla quale ha pubblicato diversi articoli e reportage, inerenti a congressi e seminari di studio, legati al mondo della danza e dello sport.

  • E' Tecnico FIDS/CONI e membro NTA.,
  • È Formatore MIDAS per le Danze CW.


 

La donna nello sport e nella Danza Sportiva.

(a cura di di Marcella Costato).

 

(per la prima e la seconda  parte vedi le puntate precedenti)

 

La donna nello sport

La donna uscì dalla costola dell’uomo, non dai piedi per essere calpestata, non dalla testa per essere superiore ma dal lato, per essere uguale, sotto il braccio per essere protetta, accanto al cuore per essere amata.

(William Shakespeare)

 

Indice

Biografia

Coordinatori del progetto CONI

Obiettivi del corso

I Relatori

La donna atleta nell’esercito

Rapporto allenatore/atleta

Secondo le atlete, un allenatore maschio: . . . . .

Secondo le atlete, un allenatore femmina . . . . . :

Queste le qualità che un allenatore, uomo o donna; dovrebbe possedere: . . . . . . .

Capacità emotive ed empatiche caratteristiche di uomo e donna

Rapporto allenatore-atleta donna

La gestione della vita e le relazioni familiari

Perchè la donna in passato stava lontano dallo sport?

Femminilità e sport

Donne al vertice

Servono all’allenatore o all’atleta?

Quando insorge il DCA nello sport?

Quando mettersi in allarme?

Categorie a rischio

Sport estetici

Sport come strumento di prevenzione

Il corpo femminile: aspetti fisiologici

Il corpo femminile: aspetti fisiologici

Problematiche specifiche femminili

Sport e menopausa

Conclusioni

 

 

 

Parte terza

 

La gestione della vita e le relazioni familiari

 

Perchè la donna in passato stava lontano dallo sport?

Sport significava potere e gli schiavi, insieme alle donne, erano considerati esseri inferiori. Nell’antica Grecia, la parte più interna della casa, il “gineceo”, era riservata alle donne come a voler testimoniare la condizione subalterna che esse avevano nei confronti dell’uomo.

La diversa fisiologia della donna e il suo differente ruolo nella società, la rendevano inadatta alla pratica sportiva.

 

Col passare del tempo e dopo la liberazione degli schiavi, anche la donna ha avuto accesso allo sport.

Oggi, per una donna è spesso difficile conciliare lavoro, famiglia, sport e dietro ad ogni trionfo, medaglia, record o insuccesso, c’è sempre un percorso difficile che non è diverso da quello di un uomo.

Gli uomini abbandonano l’attività sportiva quando sono allo stremo delle loro abilità, mentre le donne smettono quando intendono costruire una famiglia, perché a loro è richiesto un impegno maggiore e quindi sono costrette a fare una scelta.

E’ indiscutibile la difficoltà oggettiva della donna durante la gravidanza, ma è rilevante il suo sforzo quando riprende l’attività sportiva.

Le atlete che decidono di avere un figlio, infatti, il più delle volte non hanno sostegno dalle società sportive e per questo motivo abbandonano precocemente.

 

Lo sport rimane ancora un campo, soprattutto, maschile (nonostante i dati forniti dall’esercito) anche se, nonostante tutto, sempre più donne si avvicinano alla pratica sportiva e scelgono di essere madri.

 

La famiglia è un progetto comune, ma in Italia manca ancora una cultura della genitorialità: i padri che chiedono permessi per i figli sono ancora pochi.

 

E’ importante ricordare che praticare sport ad alti livelli significa avere una MOTIVAZIONE IMMENSA e le donne dovrebbero essere protette con leggi adeguate.

 

 

Femminilità e sport

Fino agli anni ’80 lo sport era “un santuario” riservato solo agli uomini e si pensava che la donna per accedervi dovesse perdere la femminilità.

In quei tempi si parlava del “Complesso di Diana”, cioè il tentativo, da parte di alcune donne, di compensare, attraverso una carriera simile a quella degli uomini, la propria incapacità a realizzarsi attraverso la maternità.

Si pensava che la femminilità fosse la rimozione dell’aggressività e la rinuncia al desiderio d’affermazione personale.

Oggi si è visto che le donne che praticano sport affermano se stesse come persone libere e non come donne.

Sport inteso come scelta sana, rispetto al preoccupante insorgere del  “bullismo femminile”.

 

N.B. Lo sport, tuttavia, se è basato solo sui valori della prestazione, può creare pericolose nevrosi e insicurezze.

 

 

Donne al vertice

La dott.ssa Lombardi durante la sua relazione ha preso in considerazione gli strumenti utili per porsi obiettivi sportivi e di vita che siano SMART ( Specifici, Misurabili, Accessibili, Realistici,  definiti nel Tempo).

Un obiettivo deve essere definito e preciso per essere raggiunto, altrimenti resta solo un’idea.

Occorre prestare attenzione a quando si formulano gli obiettivi e porsi la domanda:

 

 

Servono all’allenatore o all’atleta?

  1. Porsi obiettivi chiari: Fissare l’attenzione su una cosa sola e scartare le altre altrimenti non arrivo da nessuna parte.
  2. Specifici e in positivo: Occorre raggiungere un risultato e non  sottolineare i problemi.

3. Semplicità: L’obiettivo deve essere semplice e poterlo scomporre in fasi intermedie fino a raggiungere il primo passo da fare.

4. Positività:  Esprimere solo ciò che si desidera e non quello che si vuole evitare. Ad esempio devo dire: “ Vorrei essere sereno” e non “ Vorrei non sentirmi in ansia” .

5. Misurabili: Occorre avere davanti a se l’obiettivo, immaginare e percepire con i sensi ciò che voglio raggiungere.

6. Accessibili: E’ bene che l’obiettivo sia un po’ oltre il limite, altrimenti non motiva. Esso deve far progredire e migliorare, ma nello stesso tempo occorre evitare che sia troppo elevato.

7. Realizzabili: Se l’obiettivo non è realizzabile, l’atleta sarà demotivato. Per aumentare l’autostima è bene che l’atleta sia convinto di poter raggiungere tale obiettivo.

8. Time: Pianificare i singoli passi. Controllare i tempi attraverso un calendario.

 

 

Disturbi alimentari e sport

La dottoressa Costa ha trattato i disturbi del comportamento alimentare (DCA) spiegando come loro costituiscano uno dei problemi più frequenti e preoccupanti, tra le donne giovani dei paesi Occidentali.

Si parla allora di Anoressia Nervosa, Bulimia Nervosa e Disturbi Alimentari non specificati.

Caratteristiche centrali di questi disturbi sono: l’importanza esagerata attribuita alle dimensioni del proprio corpo, la paura di ingrassare, la riduzione del cibo per controllare il peso corporeo e le crisi di fame eccessiva.

Il tentativo di controllare il peso corporeo, inoltre, è spesso associato a un’intensa attività fisica.

Gli atleti per raggiungere i risultati attesi, subiscono pressioni di ogni tipo, e spesso, in alcuni sport, è attribuita una grande importanza all’aspetto fisico.

Un basso peso corporeo, mantenuto per lungo tempo, determina nell’atleta:

  • Ridotto livello d’energia
  • Ciclo mestruale irregolare
  • Fragilità ossea (osteoporosi)

L’eccessiva magrezza, a causa di una scarsa nutrizione, può portare a conseguenze molto gravi per la salute dell’atleta provocando danni al sistema cardiovascolare, endocrino, scheletrico, renale, gastrointestinale, riproduttivo e del sistema nervoso centrale.

 

 

Quando insorge il DCA nello sport?

Il periodo d’insorgenza si colloca prevalentemente nella pre-adolescenza/adolescenza, ma si è notato la sua comparsa anche in atlete di età maggiore e di alto livello.

In questa fascia di età, infatti, le atlete sono state sottoposte per più anni a quelle situazioni di rischio legate alla pratica sportiva: controllo del peso, attenzione all’apparenza, metodi dimagranti.

 

 

Quando mettersi in allarme?

Esistono dei segnali utili per prevenire l’insorgere di questi disturbi.

E’ bene, quindi, prestare attenzione quando l’atleta manifesta preoccupazione esagerata per cibo e corpo, quando tende a mangiare da sola, beve molto acqua, fa uso di lassativi, va in bagno dopo aver mangiato o ripete in continuazione di essere grassa.

Per una donna atleta le pressioni socio-culturali legate al corpo magro, come requisito necessario di prestazione, sono maggiori. Circa il 20% di DCA sono presenti nelle donne atlete, rispetto al 9% tra le “non atlete”.

 

 

Categorie a rischio

Sono gli sport estetici (danza, pattinaggio artistico, ginnastica), e di resistenza (corsa, canottaggio) dove la magrezza è molto importante.

 

 

 

Sport estetici

Sono quegli sport dove è considerato vantaggioso avere un corpo magro e leggero.

La valutazione della prestazione si basa su fattori tecnici ma anche fisici ed estetici, per questo motivo essere magri è considerata una qualità dell’atleta.

N.B. La danza è uno degli sport estetici a maggiore rischio di DCA.

 

Le atlete, prima della prestazione, dichiarano di sentirsi meno in ansia e più sicure se dimagriscono. In questo senso l’ansia e il nervosismo possono creare un fattore di rischio per una patologia alimentare.

 

 

Sport come strumento di prevenzione

Sono state avviate, negli ultimi anni, iniziative di prevenzione come per esempio il Progetto Athena, utilizzato con successo con le atlete di scuole superiori americane.

 

Gli obiettivi del progetto sono stati:

  • Aumentare le conoscenze riguardo al sistema di nutrizione.
  • Conoscere gli effetti nocivi sulla salute, provocati da cattivi comportamenti alimentari.
  • Aumentare la capacità, nell’atleta, di far fronte a disagi emotivi.
  •  Sminuire l’importanza dei messaggi pubblicitari.
  • Consolidare le relazioni tra gli aderenti al progetto.

Il programma ATHENA è stato inserito, per circa due mesi e per la durata di 45 minuti la settimana, all’interno dell’attività sportiva e in  presenza dell’allenatore.

Il progetto sembra aver dato risultati apprezzabili ed esiste la possibilità di proporlo all’interno delle scuole superiori italiane, con l’introduzione di uno sport di squadra come strumento di prevenzione per i DCA.

 

Continua . . . . . . . . . . . .

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