Il mondo del ballo in Italia
25 giu 2007

A cura di
Rosario Rosito
a CASA DEI signori del liscio
 Chissà lo zio Aurelio (al secolo Secondo Casadei), capostipite dell’infinita fucina di talenti che è la famiglia Casadei, cosa direbbe dell’intrepido pronipote Mirko, vedendolo padroneggiare i palcoscenici di tutto il mondo con la spettacolare Beach Band!  Al solare sorriso romagnolo probabilmente si mescolerebbe qualche lacrimuccia di commozione... ma questa intervista non vuole essere un amarcord, perchè il liscio romagnolo, più che un genere musicale del passato, è la musica del presente e del futuro, carica di luce e di energia, che ci rende orgogliosi della nostra italianità. Ed allora... Vai col liscio! 

 1.      Raoul, sei mai andato a scuola di ballo? Guardi più volentieri l’amatore o il professionista del ballo? 

Chi fa musica da ballo, qualcosa del ballo deve pur conoscerla. Andare a scuola di ballo può essere utile, ma per diventare dei veri ballerini bisogna poi frequentare le balere ed imparare osservando quelli più bravi di noi. Dalle mie parti, chi più e chi meno, qualche lezione di ballo la prendono tutti. Poi se una coppia balla bene è un piacere ammirarla e non importa se si tratta di amatori o professionisti. 

2.      Mirko, perchè Sanremo snobba le orchestre spettacolo, se poi sono le uniche autentiche produttrici di musica canonicamente italiana?

 

        Perchè non fanno parte di un certo discorso riservato alle major discografiche. Non dimentichiamoci che Sanremo è, principalmente, un business discografico, travestito da festival della canzone italiana. La musica folk e quella popolare, pare non interessi ai discografici, ma questo è un discorso molto lungo e delicato. Resta il fatto che gli italiani sono stati defraudati del “loro” festival. Perchè una cosa è certa: il festival di Sanremo non è più il festival della canzone italiana.

 

3.      Raoul, non so se te ne rendi pienamente conto, ma tu sei la leggenda vivente del ballo liscio italiano; a mio parere avresti dovuto essere un ospite fisso a “Ballando con le stelle”, il famoso programma condotto da Milly Carlucci. Perchè non c’eri? 

 

Non c’ero perchè non mi hanno chiamato, molto semplice. Se poi vuoi sapere perchè non chiamano Casadei, non devi certo chiederlo a me. La nostra è una musica che mette al primo posto l’allegria e la spensieratezza; si sposa bene con competizioni, professionismo e la danza sportiva in genere, ma non è composta per questa esclusiva finalità. Anche se mi rendo conto che il vasto pubblico italiano questi discorsi non li comprende appieno. 

4.      Mirko, hai visto il film “Ogni volta che te ne vai”? Come ti è sembrato Raoul?

 

    Una vera rivelazione. Ma lui non è nuovo a questi exploit artistici, nel 1976 aveva già interpretato se stesso nel film di Giancarlo Nicotra “Vai col liscio”. Ci sono dei film che, senza Casadei e la sua musica, non avrebbero senso. Chi ha difficoltà a riconoscere questa semplice realtà, o è in malafede o non conosce la storia del liscio in Italia.

 

5.      Raoul, oltre ai dischi di Casadei, qual è il CD che non dovrebbe mancare in una scuola di ballo che si rispetti?

 

           Lasciamo che ognuno faccia la propria parte; i maestri di ballo sanno benissimo quali sono le musiche di cui hanno bisogno. Approfitto di questa domanda per far conoscere una bella realtà italiana: basta collegarsi al nostro sito www.Casadei.it e scegliere tra le tante orchestre del Club Musicisti Simpatia.

 

6.      Mirko, cosa salveresti degli attuali Conservatori italiani e cosa butteresti via.

 

       A questa domanda bisogna rispondere con cautela. Intanto, prima di buttar via qualcosa, bisognerebbe avere delle valide alternative e non mi sembra che in Italia ci siano scuole private all’altezza dei Conservatori. Si potrebbe certamente rinnovare i programmi, che sono obiettivamente obsoleti. Dobbiamo essere orgogliosi dell’altissimo grado di preparazione dei musicisti che si formano nei nostri Conservatori. Ai Conservatori dovrebbero piuttosto affiancarsi dei licei musicali all’altezza, sul modello delle scuole di musica americane, dove sono privilegiati soprattutto il talento e la creatività.

 

7.      Raoul, perchè hai fatto innamorare tante leggiadre fanciulle della riviera romagnola e poi hai sposato una napoletana? Cos’hanno in comune Mergellina e Posillipo con Rimini e Forlì?

 

          Romagnoli e Napoletani hanno tantissimo in comune. Il mare, La giovialità, la solarità, il senso dell’ospitalità e l’amore per la musica, sono solo una parte dell’elenco di affinità che si potrebbe compilare. Napoletane e Romagnole sono molto più simili di quanto immagini. Un po' come la musica: quella napoletana e quella romagnola, sono fatte col cuore e questo la gente lo sente. A parer mio, sono anche i generi musicali italiani maggiormente adatti ad essere capiti ed esportati in tutto il mondo.

 

8.      Mirko, se affonda una nave con tutti i dischi di Casadei e ne puoi salvare uno soltanto, quale scegli? Ed a quale daresti un calcetto vigliacco per farlo affondare prima?

 

    La nostra è musica solare, ha 75 anni di storia, ha reso celebre il ballo liscio in Italia e nel mondo ed ha fatto ballare tre generazioni. I dischi sono solo un accessorio, senz’altro utile alla diffusione della nostra musica, ma non esclusivamente rappresentativo di essa. L’esibizione dal vivo resta il modo migliore per gustarsi il vero pop-folk italiano. Quindi se affonda la nave i dischi sono proprio l’ultimo dei miei pensieri... 

9.      Raoul, fammi il nome di almeno due musicisti, oltre ovviamente a Rosario Rosito, il cui ascolto ti emoziona...

 

     Peccato che tu mi abbia anticipato perchè avevo proprio intenzione di citare te... non ci credi? Mi piacciono anche le grandi orchestre americane, alla Glenn Miller, per intenderci. Non ti faccio nomi di musicisti, ma ce ne sono molto più di due che mi danno belle emozioni. Mi piace la musica allegra e d’ispirazione autentica. Posso citarti il grande Carosone, Modugno e, tra i più recenti Jovanotti, Alex Britti, Elio e le storie tese, Mango, Loredana Bertè e tanti altri. Inoltre ascolto volentieri i giovani emergenti, ci sono tra loro veri talenti che nulla hanno da invidiare ai colleghi più fortunati ed affermati. Largo ai giovani! 

10.  Mirko, cosa manca alle orchestre italiane per produrre brani di pari livello delle varie Shakira, Lopez e star simili?

 

         Questa è una bella domanda. Forse dobbiamo ancora crescere e credere di più in noi stessi. Come italiani siamo un po' troppo esterofili, portati ad esaltare l’esotico e sottovalutare le nostre potenzialità. Alle buone orchestre italiane non manca proprio niente, credimi. La differenza è da cercare da qualche altra parte e, se avessi scoperto dove, probabilmente adesso non mi avresti fatto questa domanda... 

11.  Raoul, cosa hanno in comune un maestro di scuola elementare ed il più grande manager della musica da ballo italiana?

 

        La pazienza e la passione per costruire pensando ai giovani ed alla gioia che possono dare la cultura e la musica. Se mi consideri il più grande manager della musica da ballo, vuol dire che gli altri li vedi messi proprio male...

 

12.  Mirko, nel disco “CIAO MARE” del 1973 c’è il brano “Mirko” che oggi ti fa sembrare un predestinato a continuare la tradizione di famiglia. Alla luce dei vantaggi e delle difficoltà che si vengono a creare con questa professione, cos’è stata nei tuoi confronti, una felice intuizione di Raoul o una condanna?

 

       Accidenti, ti sei documentato! Vediamo se sei capace di accennare un po' il motivo di quel brano... che c’è ti ho messo in difficoltà? Non farci caso, è tipico dei predestinati. Scherzi a parte non parlerei di intuizione di mio padre, ma solo di un omaggio che, all’epoca, volle fare a mia madre ed alla loro storia d’amore. 

13.  una domanda per entrambi, da musicista a musicista, cosa pensate delle tastiere elettroniche “tuttofare” e dell’uso, a mio parere eccessivo, che si fa dei midifile?

 

Raoul: È un problema che neanche ci poniamo, perchè il pubblico non è stupido e riesce a distinguere tra orchestre e... arruffoni. Effettivamente, soprattutto le piccole orchestrine o i cosiddetti “piano-bar”, sembrano talvolta dei dischi stampati. Ma gli eccessi fanno parte della vita, ci sono sempre, in ogni campo.

Mirko: qualunque innovazione tecnologica può essere usata con intelligenza, o meno. Chi tende ad esagerare fatalmente appiattisce la sua musica e ne paga le conseguenze.  

14.  un parere da entrambi, perchè nelle scuole di ballo aumentano i “single” in cerca del “ballo di gruppo” e diminuiscono le coppie?

 

Raoul: perchè aumentano le separazioni, i divorzi, le persone sole. La musica ed il ballo non fanno altro che rispecchiare, in un certo senso, le evoluzioni della società.  

Mirko: il ballo di coppia è molto più bello, anche se maggiormente impegnativo, e ti sbagli se lo ritieni in declino. Basta guardare le produzioni televisive e cinematografiche. È ovvio che la crisi della coppia favorisca, indirettamente, il ballo sociale. 

15.  Questa intervista sarà letta principalmente da maestri di ballo; quali sono gli aspetti della musica, intesa come disciplina, che un maestro di ballo non può assolutamente ignorare?

 

Raoul: distinguere con certezza i vari ritmi musicali, i generi, saper analizzare le varie parti di un brano musicale e, soprattutto, avvalersi di una buona cultura musicale in senso lato, attraverso un ampio e costante ascolto della buona musica, a 360 gradi. È accettabile che un ballerino non s’intenda di musica, ma un maestro, via, un po' di teoria musicale deve pur conoscerla, per non rischiare di confondere i propri allievi.  

Mirko: se non sbaglio tu hai scritto un libro specifico, vero? Bene tutto quello che serve ad un maestro di ballo è comprare il tuo “Compendio musicale per maestri di ballo” e leggerlo (dopo l’intervista discutiamo della mia percentuale...).  

16.  Avete mai avuto rapporti diretti con Associazioni di maestri di ballo? Sono auspicabili dei cambiamenti nei rapporti tra il professionista del “ballo” e quello della musica da ballo?

 

Raoul: è giusto che i professionisti del ballo facciano autonomamente la propria professione e le orchestre facciano altrettanto. Certamente le collaborazioni sarebbero ben accette, credo da entrambe le parti, a beneficio esclusivo dell’immenso popolo degli amanti del ballo.  

Mirko: la nostra musica ha un respiro che va un po’ oltre il ristretto ambiente del ballo professionistico o della danza sportiva. Non sarei in ogni caso contrario a progetti comuni, se ispirati ad esclusivo beneficio degli amanti del ballo. Quest'anno, ad esempio, la FIDS collabora col nostro Tour, portando le scuole di ballo ogni sera ad esibirsi durante il concerto, per una Contest di ballo che, a Novembre, premierà i finalisti con una splendida crociera. E’ una collaborazione che, per quanto ci riguarda, potrebbe estendersi anche ad altri Enti ed Associazioni Professionistiche che si occupano del ballo.

 

Tra una parola seria ed una scherzosa la nostra intervista si conclude. I grandi artisti, come al solito, si dimostrano estremamente semplici e disponibili. Ciò nondimeno Casadei resta un patrimonio della cultura italiana d’inestimabile valore, a cui tutti, in un modo o nell’altro, dobbiamo qualcosa.  

Rosario Rosito, 25 giugno 2007

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