Il mondo del ballo in Italia
14 mar 2007

A cura di
Rosario Rosito
BALLO E UN PO’ TRABALLO!
'Com’è iniziata la ballata degli “aspiranti”? Il principale vettore è stato certamente la TV, con le sue trasmissioni “dedicate”, le favole dei guadagni facili e dei paradisi luccicanti, dove esibirsi ed essere venerati come star immutabili del firmamento mediatico. Il risultato? Famiglie oggi disposte a sacrifici impensabili sino ad appena vent’anni fa e ragazzi che, a loro volta, hanno imparato a chiedere sempre di più a se stessi ed agli altri; adolescenza e gioventù sacrificate all’inseguimento dell’inafferrabile sogno. Perchè si tratta proprio di un sogno. Non fanno testo quei pochi “fortunati” (...o raccomandati) che raggiungono l’obiettivo: la quasi totalità degli aspiranti ballerini professionisti, finirà, nella migliore delle ipotesi, ad insegnare in una piccola scuola di periferia, come secondo lavoro, perchè non può essere certo un primo lavoro, un’attività che rende, mediamente, tre o quattrocento euro al mese.
In tutto questo discorso non si tocca minimamente l’aspetto dell’Arte. Non centra l’Arte, quando la molla che muove le azioni non è interna e creativa, ma esterna e meccanica, indotta esclusivamente dalla moda o da informazioni fasulle. Cosa può esserci di artistico in un atleta che sa ripetere, seppur mirabilmente, passi, spaccate, acrobazie e salti impressionanti, assimilati in lunghissimi anni di esercizio? È ovvio che ci sono le eccezioni, e meno male, altrimenti non esisterebbe più l’Arte della danza; ma qui si vogliono sottolineare altri aspetti del fenomeno danza. Leggo, non di rado, articoli e recensioni che tendono ad eludere quanto ho appena descritto, deplorando regolamenti e classificazioni dettate dalle associazioni e dagli stessi maestri, magnificando il purismo creativo ed auspicando un mondo dove un personale linguaggio del corpo sia l’unico riflesso valido della danza, l’unica meta da inseguire. Utopia, signori miei, allo stato attuale delle cose, è folle utopia pensare alla danza senza considerare l’esercito “traballante” di giovani in cammino verso la notorietà ed il successo. Anche al povero maestro, se vogliamo, si chiede un pò troppo. Cosa dovrebbe fare di fronte alla continua richiesta di tecnica, passi, amalgamazioni, gare ed esibizioni spettacolari? Chiudere bottega ed aspettare l’allievo modello altamente motivato dal sacro fuoco dell’Arte? Non voglio, adesso, tirare “in ballo” (sic!) l’usurato concetto del professionista che deve, in ogni modo, sbarcare il lunario, ma il professionismo non può certo prescindere completamente dalla volgare pecunia, per essere tale. Parlare d’Arte a sproposito è come pregare distrattamente, non serve neanche a schiarirsi la voce. Senza considerare che, dietro ai paroloni e ai proclami, talvolta, altro non c’è che la malcelata voglia di sostituirsi ai vituperati “regolamentatori”. Un’ultima considerazione: purista non è tanto chi tenta di mettere ordine nel variegato mondo del ballo teorizzando delle regole comuni, peraltro in continua evoluzione, bensì chi queste regole le rifiuta, a priori, consacrandosi ad un’estemporaneità che non riconosce stili o modelli e, soprattutto, non fa i conti con l’aspirante ballerino professionista e la sua traballante carriera....

Rosario Rosito, 03 ottobre 2005
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