Il mondo del ballo in Italia
02 mar 2009

A cura di
Rosario Rosito
BOICOTTARE BLACKPOOL, LA MASSIMA ESPRESSIONE DELL’ANTISPORTIVITA’
Egregi presidenti di ASA,
egregi signori Tecnici federali,
Con la presente sono, mio malgrado, a dovere comunicare L'ASSOLUTO DIVIETO di partecipazione degli atleti FIDS al team match organizzato per la gara inglese di JUNIOR BLACKPOOL.
Così esordisce il presidente della federazione italiana della danza sportiva in un recente comunicato on line (http://www.federdanza.it/index.php?option=com_content&task=view&id=623&Itemid=83&limit=1&limitstart=4).
Si snocciolano poi le motivazioni che hanno portato ad una simile reazione che, essenzialmente, si rifanno alla tutela del marchio e del ruolo della federazione.
Non volendo entrare nel merito della fondatezza delle ragioni che hanno fatto scaturire una simile presa di posizione, vorrei concentrare l’attenzione su modi e tempi.  Il modo è in pratica un diktat: NON DEVI PARTECIPARE A QUELLA GARA. Senza esitazioni, senza la minima incertezza, senza il minimo dubbio. Si poteva, magari, optare per una forma più democratica: un consiglio, una richiesta anche “decisa”, forte. Qualcosa del tipo “il presidente sconsiglia vivamente la tale partecipazione, in quanto…ecc. ecc.”. Diamine, Presidente, Lei è stato appena rieletto col 90% dei voti, chi mai avrebbe respinto il Suo consiglio?
Al massimo sarebbe potuto arrivare a minacciare (velatamente e molto vagamente però) “inevitabili provvedimenti disciplinari”. Sicuramente sarebbe bastato come deterrente, senza neanche la necessità di applicarli poi realmente tali vaghi provvedimenti per qualche bricconcello indisciplinato…
Riguardo al momento di attuazione del boicottaggio, appare un tantino intempestivo. Perché il diktat andava emanato PRIMA delle affiliazioni di quest’anno, in modo da permettere agli atleti di scegliere se pagare l’affiliazione, rinunciando a Blackpool (che, va rimarcato, è considerata la gara più prestigiosa del mondo), o astenersi dall’affiliazione per non dover rinunciare alla gara.
In definitiva, a chi ama lo sport e questo sport in particolare, simili episodi portano solo amarezza e delusione. L’amarezza nel constatare come gli atleti, loro malgrado, si ritrovano ad essere utilizzati come pietre da lanciare in una fitta sassaiola nelle dispute tra potentati diversi, senza minimamente considerare le loro aspettative, la preparazione e gli allenamenti (magari finalizzati proprio a quella gara). Tu fai questo a me ed io faccio quest’altro a te, punto e basta. Troppo ristretto come ragionamento, non accettabile sportivamente parlando. La delusione nel registrare l’ennesimo divieto ufficiale a partecipare ad una manifestazione sportiva. Senza neanche il supporto di motivazioni antirazziali, religiose, umane. Vietare la partecipazione e di quanto più antisportivo sia concepibile nello sport, a prescindere dalle motivazioni, perché sostanzialmente punisce principalmente le legittime aspettative degli atleti, mutilando orrendamente la gara e mortificando lo sport stesso. Non esistono motivazioni che possano suffragare un tale atteggiamento.
Rosario Rosito, 01 marzo 2009
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