Il mondo del ballo in Italia
14 mar 2007

A cura di
Rosario Rosito
C'era una volta il ballo italiano...
'Abusame, Pusha pusha, El rama lama, Gloria bendita, Hung up, Hips don't lie, Ya endà, Ensegname, El Baton, etcetera, etcetera: quanti di questi titoli ricorderemo tra un paio d’anni? Probabilmente nessuno. Rigorosamente “NON ITALIANA” la musica per “ballo di gruppo” impazza in tutte le sale. Le coreografie diventano sempre più impegnative ma, allo stesso tempo, sempre più monotone ed anonime. Non c’è più un distinguo sensibile tra un ballo ed un altro e sono, in concreto, quasi scomparsi i balli coreografati uniformemente a livello nazionale. Ce n’accorgiamo in particolar modo durante le vacanze estive, quando ci troviamo a ballare in regioni diverse dalla nostra, e possiamo confrontarci con gruppi di diversa provenienza. Il D.J. mette su il tale ballo e... sorpresa! Ognuno lo balla a modo suo! Più che ad una coreografia, all’osservatore curioso (ed io sono uno di questi...), sembra di assistere ad un allenamento ginnico. Due o tre signore si sbracciano a destra, l’anzianotto fa i suoi passettini a sinistra, le amichette per la pelle tentano improbabili acrobazie hip hop. Ma c’è un momento topico della serata che mette tutti d’accordo, appena partono le prime note dalla voce cristallina di Edoardo Vianello - “nel continente nero... paraponziponzipò... alle falde del Kilimangiaro...paraponziponzipò – la pista si affolla, anche quelli che proprio non ne vogliono sapere di andare a scuola di ballo si buttano in pista, ma è ovvio, chi non sa ballare almeno l’hully gully? Lo stesso può accadere col ballo del pinguino, con la tarantella o con i primi, ormai mitici, balli latino-americani d’importazione, quali la macarena, el tipitero o il ritmo vuelta. Il fatto è che, il ballo di gruppo italiano ed i primi balli latini, avevano un’ispirazione autentica. C’era la voglia di divertirsi, ballando insieme, pur non avendo un partner di coppia; a nessuno mai veniva in mente di ostentare una pseudo “bravura” attraverso passi complicati e, comunque, non adatti ad essere assimilati immediatamente. La semplicità e la facile assimilazione erano proprio le linee ispiratrici dei coreografi. E parliamo di signori coreografi, come Don Lurio o Enzo Paolo Turchi. Nelle scuole s’insegnava esclusivamente il ballo di coppia; il ballo di gruppo era proprio l’ultimo dei pensieri per un maestro di ballo. Ed oggi? Fatevi un giro su internet e troverete milioni di offerte per balli di gruppo in video; migliaia e migliaia di titoli, liste in continuo incremento. Il povero maestro s’è dovuto adeguare alla richiesta. Per quanto bravo, come potrebbe, poverino, inventarsi due o tre balli a settimana senza andare al manicomio? È cominciata a circolare la vil pecunia ed è risaputo che, il denaro, per l’imprenditore, è come il sangue per gli squali (con tutto il rispetto per le nobili bestie...), esercita un’attrazione irresistibile. Ed ecco, allora, spuntare come funghi, le “organizzazioni” che offrono il ballo usa e getta. Piccolissimi studi di produzione, il prodotto non necessità di grande qualità. E sapete, in definitiva, i balli chi li inventa? Giovani e sconosciuti ballerini; per lo più ragazze e ragazzi appassionati di hip hop, magari con buone basi di danza moderna o latino-americano. Stressati e mal pagati. Ce ne sono di bravissimi, ma il livello medio di preparazione e di cultura è inesorabilmente basso. Del tutto improponibile qualsiasi confronto con i veri coreografi, vecchi e nuovi. A questo punto è facile capire “come mai” i balli siano così anonimi, monotoni, insignificanti da qualsiasi punto di vista li si osservi. Oltretutto è venuto meno il principio primo per cui il ballo di gruppo è nato: coinvolgere tutti con passi semplici e divertenti.
Auguri al grande Edoardo, in attesa di tempi migliori, per tornare a divertirsi tutti, con meno stress e tanta buona musica italiana.
Rosario Rosito, 30 maggio 2006


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