Il mondo del ballo in Italia
18 apr 2015

A cura di
Sauro Amboni
Corso Trainer.

 

 

Reportage a cura dell’Inviato Speciale:

Maestra Nives Bonalumi.

Presidente Maestro Emilio Sansottera.

(Foto a fianco).

Con la relazione integrale del Maestro Federale Dott. Prof. Amboni.

 

 


 

Premessa.

La società attuale è in costante evoluzione e il ruolo della conoscenza e della formazione rappresentano un fertile strumento di crescita. Questo vale anche per il Ballo: nuove figure, nuove discipline, nuovi metodi di insegnamento, aspetti multimediali, la comunicazione, l’organizzazione, l’evoluzione della FIDS e di MIDAS, ecc.

 

Formazione vuol dire saper valorizzare le proprie competenze, aggiornare il proprio sapere, gestire la propria professionalità, essere sempre i protagonisti delle proprie scelte e delle proprie idee. Vale a dire, saper essere “Maestro”.

 

Formazione permanente significa scelta di un ideale cioè migliorarsi e migliorare la propria vita per evolvere con la propria professionalità; significa formazione continua finalizzata a riqualificare, consolidare e migliorare competenze, conoscenze, abilità e attitudini mentali. In altre parole, saper essere un “Maestro moderno”.

Bisogna promuovere la comunicazione fra i Colleghi, interessare gli allievi ai valori culturali che li accomuna e abituarli alla trasparenza intellettuale, addestrarli all’onestà professionale, allo spirito critico ed alla partecipazione democratica, alla presenza agonistica; il tutto con l’entusiasmo per i valori essenziali della vita.

Apre la giornata di studio il Presidente MIDAS Lombardia Maestro Sansottera; presenta i relatori (Altomare, Scandiffio e Amboni) e il programma della giornata. Si sofferma sul tema di studio concernente i regolamenti, gli statuti e le normative FIDS e MIDAS. Invita tutti i presenti a leggere e mantenere osservati gli aggiornamenti di questi -regolamenti i quali fanno parte delle conoscenze precipue di ogni Trainer e Maestro FIDS.

 

Un’ampia spiegazione dei compiti e dei programmi della Scuola Federale FIDS viene esposta dal Direttore della Scuola stessa Maestro Antonino Altomare. Si sofferma inoltre sul percorso dei Trainer, del loro ruolo nelle ASA, degli argomenti che dovranno essere trattati nei futuri corsi che gli aspiranti trainer dovranno seguire e delle relative prove d’esame.

 

Una collocazione dei Trainer nel contesto della FIDS è stata spiegata dal Presidente FIDS Lombardia Leonardo Donato Scandiffio. Si è soffermato principalmente sul ruolo dei Trainer nello sviluppo e nel futuro della FIDS quali insegnanti e artefici di un progresso e sviluppo della Danza Sportiva.

 

 

 

Una nota di rilievo.

Oltre la metà dei candidati erano donne e circa la metà dei partecipanti avevano meno di 40 anni. Questo è un forte auspicio per il futuro.

 

 

Ha chiuso la giornata il Maestro Formatore Sauro Amboni con due relazioni di grande rilievo. La prima sulla didattica con una serie di consigli e raccomandazioni per un’efficiente ed efficace insegnamento mentre la seconda sull’etica e la deontologia del Trainer e quindi del Maestro di Ballo e Danza Sportiva ad ogni livello. L’ampia e diversificata trattazione degli importantissimi argomenti ha suscitato un stimolante interesse fra i partecipanti. Si riportano quindi qui di seguito le due relazioni integrali.

 

 

 

Allegato I:

Relazione integrale del Maestro Sauro Amboni sulla didattica per il Maestro di Ballo.

 

Didattica e deontologia

Care Colleghe e Cari Colleghi. La didattica è la scienza della comunicazione e della relazione educativa. L'oggetto specifico della didattica è lo studio della pratica d'insegnamento, quindi un progetto mirato, razionale: è un vero e proprio "congegno sociale" mirato e strutturato in un progetto educativo. Questa strategia didattica concerne in che modo si debba insegnare, dando uno scopo all'insegnamento; chi insegna (docente) avrà la capacità di trasmettere in modo esatto il proprio messaggio, facilitando l'apprendimento dell'allievo (discente).

Scopo della teoria didattica è:

  • il miglioramento dell'efficacia e dell'efficienza dell'insegnamento del docente
  • il miglioramento dell'efficacia e soprattutto dell'efficienza (diminuzione dei tempi e delle energie) dell'apprendimento dell'allievo.

 

In teoria e in pratica esistono varie didattiche a seconda delle discipline oggetto d'insegnamento, dell'età del discente, del contesto educazionale, e così via. Vi è, ad esempio, una didattica del maestro diversa dalla didattica dell’istruttore. A livello più pratico ed in parte meno consapevole, vi è un'azione didattica anche da parte di coloro che insegnano un determinato saper fare, un mestiere, un'arte, o un compito anche semplice, ma il termine didattica è per lo più riferito ad un'azione consapevole, intenzionale, pianificata e fondata su un apparato teorico pedagogico o filosofico.

 

La didattica comprende sia l'ambito scolastico, dove di norma opera il docente, sia l'ambito extrascolastico. Ogni situazione in cui si organizzano azioni finalizzate intenzionalmente all'apprendimento è una situazione didattica.

 

Le diverse strategie didattiche riguardano il modo in cui si deve insegnare e con che metodi, dando uno scopo all'insegnamento: chi insegna (docente) dovrà avere la capacità di trasmettere il proprio messaggio, facilitando l'apprendimento all'allievo (discente). Le diverse strategie della didattica si avvalgono di procedure che integrano metodi qualitativi e quantitativi; adottano strumenti di osservazione, valutazione, misurazione, narrazione, descrizione, con una pluralità di metodi, dalle procedure classiche a quelle sperimentali.

 

La didattica non solo tiene conto dell'inseparabile interazione fra insegnamento ed apprendimento, ma anche, più in generale, del contesto educativo e, quindi, degli strumenti che possono favorirne l'organizzazione in direzione di una facilitazione dei processi di apprendimento.

Tra i temi che la ricerca sulla didattica affronta vi sono:

 

  • la psicologia dei discenti,
     
  • la preparazione psicologica dei docenti,
     
  • i problemi della motivazione allo studio e i problemi di valutazione dei discenti e dei risultati,
     
  • le influenze sul processo di insegnamento/apprendimento del contesto culturale e sociale,
     
  • il tema degli strumenti e dei sussidi più utili da usare,
     
  • l'influenza del contesto educativo e le modalità di organizzazione dello stesso.

 

Aspetti specifici nel campo del ballo.

Assisto di sovente, soprattutto in questi ultimi periodi, al grande "impegno" e al prezioso tempo che molti maestri dedicano al mutamento organizzativo, alla scissione di associazioni, a programmi e buone intenzioni che rimangono poi nelle fantasia, a polemiche e critiche inutili fra loro, a controversie e diatribe sui giudici di gara e alle loro cosiddette cordate, e a progetti che in comune hanno solo una cosa: avere o mantenere il potere sui competitori.

 

Per fortuna non tutti i maestri sono così; ma ci sono pure molti maestri bravi, che si dedicano con serietà e impegno alla propria scuola, al coinvolgimento motivazionale dei propri allievi, alla didattica e ai percorsi di crescita dei competitori e a tutto quanto fa “cultura” nell’apprendimento della tecnica per sempre migliori performance delle coppie.

Ci sono anche tanti maestri che si dedicano con amore e passione allo studio delle nuove figurazioni, che frequentano corsi di aggiornamento per crescere loro stessi e che si impegnano per migliorare le loro conoscenze su tutti i fronti della professione del maestro di Danza Sportiva.

 

A quei maestri, che perdono il loro tempo in inutili polemiche, scissioni, contese di potere, ecc. (e che sono la maggioranza; basta vedere i continui passaggi fra associazioni), ecco una sintesi di quanto già più volte scritto in varie relazioni e più volte spiegato ai vari congressi e corsi professionali organizzati dalle federazioni.

 

Cioè, è importante invitare questi maestri a riflettere e a meditare su ognuno dei seguenti punti e a fare una valutazione di quanto loro stessi si impegnano per capire, migliorare e costruire il processo didattico del loro lavoro; cioè il lavoro di fare l’insegnante.

Il maestro è, ed è ovvio, un insegnante e deve coltivare nella propria preparazione la didattica cioè il metodo di insegnare.

 

Si premette che fare l’insegnante, anche solo il maestro alle scuole elementari, è necessario, come minimo essere laureati. Da qui l’importanza della Didattica.

 

Specificatamente nel ballo valgono le seguenti osservazioni.

 

Durante l’insegnamento sono necessari comportamenti e decisioni assolutamente non standard che ogni buon Maestro deve adottare ed assumere volta per volta a seconda delle esigenze del giorno, della lezione, del singolo momento, del numero di allievi in scuola, del loro livello, dell’età, ecc.

Queste note di sintesi sono quindi di carattere generale da selezionare e adattare in base alle circostanze. Esse sono dettate dall’esperienza di decenni di insegnamento in scuole di ogni tipo, ordine e grado.

 

  1. Per fare una buona lezione occorre essere molto duttili e, spesso, rinunciare a comportamenti troppo rigidi o troppo severi.
  2. Meglio non rilevare pubblicamente una piccola intemperanza caratteriale di un allievo ma è preferibile fingere talvolta di non accorgersi dell´accaduto.
  3. La qualità maggiore di un Maestro non è quanto è straordinario il suo sapere, ma come e quanto è in grado di trasmettere concetti, tecniche e gestualità anche all´allievo più problematico.
  4. Durante le lezioni ai corsi collettivi, per ottenere la comprensione e l´apprendimento da parte degli allievi più deboli, sono indispensabili le ri-ri-ri-ripetizioni di spiegazioni, movimenti, concetti, ecc. Ciò comporta un inevitabile annoiamento e una sicura deconcentrazione da parte di coloro che hanno già capito più o meno velocemente. Ma un bravo insegnante deve utilizzare un qualsiasi valido metodo di insegnamento ma non può assolutamente permettersi di annoiare il suo pubblico. La noia è il nemico di ogni insegnante che dovrà quindi alternare spiegazioni, musica, battute spiritose, minacce, lodi, esempi, esercizi, ecc. allo scopo di rendere interessante vivace e viva la lezione.
  5. Quando entra in palestra, l´insegnante deve necessariamente e repentinamente adeguarsi alla coppia o al gruppo che ha di fronte e diventare perciò un attore duttile e trasformista, capace di interessare, colpire, stupire, (in qualsiasi modo lecito), stando sempre ben attento al minimo sintomo di disinteresse, deconcentrazione o noia del suo pubblico. In questi casi dovrà intervenire rapidissimamente con una battuta, un aneddoto, un esempio che colpisca e recuperi l´attenzione.
  6. Per evitare noia, stanchezza e distrazione, si consiglia anche di concedere alla coppia o al gruppo a lezione, brevissime pause di intervallo autocontrollato di qualche minuto.
  7. Bisogna, in alcuni casi, tener presente anche dell´orientamento ideologico politico-religioso ecc. del gruppo al corso (per esempio Oratorio, ARCI, gruppo anziani di un Sindacato, scuola private cattolica o solo privata o pubblica, ecc.), orientamento al quale deve ispirarsi il docente verso un ben determinato metodo didattico e disciplinare (atteso da chi organizza il corso).
  8. Per quanto riguarda il rapporto docente-allievo (nel gruppo o nella coppia) è indispensabile conoscere sia le potenzialità degli allievi, sia il loro carattere, cercando di capirlo il più rapidamente possibile in modo da conoscerne i tratti principali ed agire di conseguenza per mantenere la lezione il più possibile produttiva. Ad esempio:
  9. non si dovrebbe guardare un iper-emotivo troppo fissamente negli occhi;
  10. non si dovrebbe mai rimproverare bruscamente un timido;
  11. invece si dovrebbe riprendere anche bruscamente il menefreghista lavativo;
  12. si dovrebbe incoraggiare molto o poco in funzione del carattere dell´allievo in quanto l´incoraggiamento può stimolare il timido ma anche ottenere l´effetto opposto nell´allievo esuberante;
  13. talvolta per interessare il gruppo, sarà produttivo anche raccontare alcune proprie debolezze o insuccessi (ovviamente scelte tra quelle narrabili) e riconoscere talvolta anche i propri errori passati allo scopo di rendere più partecipe il gruppo o la coppia nell´esperienza che si cerca di trasmettere loro.
  14. Ogni tanto, il Maestro deve riflettere e porsi delle domande sul proprio modo di insegnare; ad esempio:
  15. come migliorare il mio insegnamento?
  16. come renderlo più stimolante e coinvolgente?
  17. come capire i problemi che incontrano gli allievi nell’apprendere?
  18. come aiutare ad apprendere?
  19. come valutare quanto gli allievi recepiscono?
  20. Per introdurre questi interrogativi ne nascono degli altri più generali ed altrettanto “difficili”:
  21. che tipo di insegnante sono?
  22. a che punto sono nel processo di sviluppo della mia professionalità?
  23. quali sono le idee sull’apprendimento che regolano il mio modo di insegnare?
  24. come potrei cambiare il mio modo di insegnare, se decidessi di farlo?
  25. Per diventare un bravo insegnante e giungere allo sviluppo della propria professionalità, è necessario seguire anche un processo di autocritica. Per esempio videoregistrare le proprie lezioni per poi rivederle, ascoltarle con calma e farsi delle autocritiche.
    Si possono identificare aspetti del proprio insegnamento prima sconosciuti o trascurati, quali:
  26. limitata gamma di metodi di insegnamento usati;
  27. tempo limitato lasciato agli allievi per le prove;
  28. mancanza di un discorso bene organizzato nello spiegare;
  29. poca comprensione delle difficoltà esposte o lamentate dagli allievi;
  30. reazioni spontanee di giudizio negativo troppo esagerate;
  31. mancanza di capacità di coinvolgimento;
  32. eccessiva velocità nell’esporre un discorso, una figura o un movimento;
  33. indicazioni di lavoro non chiare;
  34. inutile ripetitività delle interiezioni, delle esclamazioni, ecc;
  35. discorsi iniziati e non conclusi;
  36. interruzioni troppo frequenti e fuorvianti;
  37. incapacità di gestire correttamente il tempo a disposizione;
  38. uso improprio delle domande fatte agli allievi.
  39. L’insegnante, per dare efficacia all’attenzione, deve servirsi anche dello sguardo, della voce e della gestualità per catturare l’attenzione e stimolare l’interesse che sono elementi indispensabili per qualsiasi tipo d’apprendimento.
  40. L’allievo, attraverso le parole, ma soprattutto gli sguardi e gli atteggiamenti dell’insegnante, acquisisce la fiducia nelle proprie capacità.
  41. Ulteriori suggerimenti:
  42. Insegnare a bambini, ragazzi, adulti o anziani necessita di approcci diversi.
  43. Il linguaggio e la terminologia specifica dei vari argomenti variano anche a seconda del grado d’istruzione dell’allievo.
  44. E’ necessario tener presente che ogni individuo apprende secondo un proprio stile cognitivo: chi apprende per imitazione osservando, chi attraverso la logica e se non capisce non ricorda, chi pappagallescamente, ecc.
  45. Un bravo Maestro all’inizio di ogni lezione, ha cura di comunicare quali obiettivi intende raggiungere all’interno di quella lezione. Idem all’inizio di un corso.
  46. L’allievo, in questo modo, è posto, immediatamente, in una situazione d’apprendimento attivo.
  47. Quando si spiega bisogna usare il “noi” all’interno di ogni discorso, perché risulta più coinvolgente. Si dice, per esempio: oggi impariamo questo (e non, oggi imparerete questo), ora ci troviamo in questa posizione (e non ora vi trovate in questa posizione), siamo tutti d’accordo? E non, siete tutti d’accordo? Abbiamo bene chiaro questo movimento? E non, avete bene chiaro questo movimento?
  48. E’ bene ricordare che l’uso del “Non”, all’interno di frasi o messaggi è controindicato. Gli studi sul funzionamento della mente, hanno dimostrato che l’inconscio rifiuta questa parola come ostile.
  49. Inoltre, ricordiamo che il linguaggio del corpo dice più delle parole e che quindi dobbiamo spiegare eseguendo noi stessi i movimenti che spieghiamo. O facendoli eseguire a chi ci aiuta nell’insegnamento.
  50. Ricordiamo che il docente rappresenta, spesso, un modello per i suoi allievi, sia piccoli che giovani. Gli allievi assimilano i suoi comportamenti e molte volte li riproducono.
  51. Bisogna prestare sempre attenzione alle domande e alle osservazioni degli allievi, evitando di distrarsi dedicandosi a qualcosa d’altro. L’allievo va ascoltato. Sempre!
  52. Ricordarsi ogni tanto di sorridere.
  53. Un Maestro che si pone alla guida di una coppia o di un gruppo, sia per insegnare il Ballo ricreativo o per prepararli all'agonismo, deve saper avvicinarsi a loro con umiltà, seguendo quei valori universali per i quali vale la pena di impegnarsi, cioè coltivare negli allievi: l’amicizia, la lealtà, la cultura, e l’entusiasmo.
  54. Chiunque agisca seriamente in nome di questi valori, si avvicinerà sempre più ai propri allievi acquisendone la loro fiducia e collaborazione e ciò farà emergere la personalità che è nel cuore di ognuno. Ricordiamo che i nostri allievi sono i nostri giudici.
  55. Dobbiamo tenere presente che il Ballo è in costante evoluzione e il ruolo della formazione rappresenta un fertile strumento di crescita: nuove figure, nuove discipline, nuovi metodi di insegnamento, gli aspetti multimediali, la comunicazione che un maestro deve conoscere.
  56. Tutto ciò vuol dire saper valorizzare le proprie competenze, aggiornare il proprio sapere frequentando corsi, aggiornamenti e stage.
  57. Un punto importante consiste l’insegnamento ai bambini. Ciò per due motivi: sia per l’esigenza di una continuità numerica nel mondo del Ballo dovuta alla scarsa presenza di giovani alle competizioni in atto già da alcuni anni, e sia soprattutto per il delicato ruolo del Maestro che ha nella sua duplice veste di tecnico e di educatore.
  58. Insegnare ai bambini è impresa difficile, molto difficile. È necessaria una buona cultura teorica, pedagogica e didattica. Poi, ovviamente, è necessario conoscere la tecnica del Ballo.
  59. Il movimento rappresenta il principale mezzo di comunicazione che il bambino utilizza per conoscere. E’ il fondamento del suo sviluppo e della sua affettività.
  60. Attraverso il lavoro di danza e movimento, il piccolo impara a controllare ed a gestire le proprie attività motorie, a conoscere i propri limiti a migliorare la sua relazione con gli altri, ma prima ancora con sé stesso.
  61. E’ importante, cioè, che questa attività venga proposta sotto forma di divertimento, come un gioco, ma dove esistono delle regole ben precise.
  62. In particolare il ruolo del maestro deve essere quello di amico, un amico “più grande” che sappia condurre questo gioco e stabilire delle regole da rispettare.
  63. Il bambino ha bisogno in questa fase di apprendimento: sia di essere guidato che di trovare aspetti di divertimento e di socializzazione fondamentali ad un suo corretto sviluppo.
  64. Ripeto che il futuro del Ballo dipende da come sapremo coltivare nei giovani l’amore e la passione per il Ballo.
  65. Pertanto uno fra i più importanti nostri compiti è quello di avvicinare i giovani al Ballo, farglielo amare attraverso il divertimento, avviarli alle competizioni e farli crescere.
  66. Tecnicamente nell’insegnamento sono importanti alcuni accorgimenti pratici quali ad esempio:
  67. Insegnare con convinzione e passione.
  68. Prima di iniziare a parlare aspettare un momento. Uno studiato silenzio attira sempre l’attenzione.
  69. Guardare gli ascoltatori e continuate a farlo dal principio alla fine.
  70. Mettere della forza e dell’entusiasmo nelle dichiarazioni che si fanno.
  71. Indirizzare le dichiarazioni agli ascoltatori, mai al pavimento, al soffitto o alla finestra.
  72. Variare l’inflessione e il volume della voce con sentimento ed entusiasmo e modificare di tanto in tanto la rapidità del discorso.
  73. Fare qualche passo mentre si spiega ma guardare sempre il pubblico negli occhi.
  74. Favorire la partecipazione attiva degli allievi. Farli muovere, far loro ripetere sempre i movimenti appresi anche centinaia di volte.
  75. Avere il senso dell’umorismo.
  76. Avere un linguaggio semplice.
  77. Vestire in modo appropriato.
  78. Servirsi pure dei gesti mentre si spiega, ma lasciare che l’espressione del viso e i movimenti del corpo facilitino la comprensione.
  79. Evitare lunghi periodi di silenzio. Le pause debbono essere usate solo per attirare l’attenzione.
  80. Usare soltanto aneddoti o battute che siano pertinenti al soggetto. Fare attenzione che rafforzino l’idea e non la indeboliscano.
  81. L’umorismo è di aiuto ma troppa ilarità può essere dannosa. Quindi, va usato con discrezione.
  82. Fare spesso delle domande e ripetere i movimenti agli allievi e tenere l’indolente sveglio e vigile. Guardare dritto verso il gruppo o la coppia quando si fa la domanda.
  83. Passare rapidamente al punto successivo. Inutili ripetizioni e spiegazioni o esitazioni sono dannose.
  84. Non comunicare agli allievi che ascoltano che si sta superando il tempo previsto.
  85. Ricordiamo che il germe dell’entusiasmo è contagioso. Approfittiamone. Un grande Maestro sa infondere entusiasmo.
  86. Il Maestro deve avvicinarsi agli allievi con umiltà e coltivare in loro l’amicizia, la lealtà, l’amore per la cultura, l’ottimismo, l’ambizione, il divertimento e soprattutto, ripeto, l’entusiasmo.

In sintesi

 

Insegnare significa lasciare qualcosa.

Le parole hanno il loro significato.

Correggere senza offendere.

Parlare correttamente è un’arte.

Le idee devono essere ordinate.

Usare la voce correttamente e modularla.

Farsi ascoltare e verificarlo sempre.

Farsi capire e verificarlo sempre.

Coinvolgere mente e corpo.

Essere autorevoli, ma non autoritari.

Sviluppare l’empatia, ma dare e avere rispetto.

L’entusiasmo al primo posto.

Sorridere e motivare gli allievi.

 

 

 

Allegato II:

Relazione integrale del Maestro Formatore Sauro Amboni sull’etica per il Maestro di Ballo.

Sintesi sulla Deontologia del Maestro di Ballo

 

Cari Colleghi e Colleghe,

 

1. Il vero Maestro pone l’educazione, la lealtà e la correttezza sportiva nella mente dei propri allievi prima ancora della tecnica per il movimento del loro corpo.

2. L’etica professionale e comportamentale è una componente essenziale di qualsiasi libera professione e ancor più per quella del Maestro di Ballo: più della tecnica vale l’etica.

3. La formazione culturale e il costante aggiornamento del Maestro di Ballo rappresentano il passaggio obbligato ed indispensabile per rispondere ad esigenze sia agonistiche e sia educative per tutti i propri allievi.

4. Il Maestro deve rifiutare di assumere incarichi per i quali ritiene di non essere sufficientemente preparato.

5. Il professionista deve uniformare il proprio comportamento ai principi della correttezza professionale e deve altresì informare la propria vita privata a sani principi morali, evitando situazioni che possano arrecare discredito alla categoria professionale alla quale appartiene.

6. Il Maestro deve esercitare la professione in assoluta indipendenza, evitando situazioni che possano sminuire la libertà nell’adempimento del proprio dovere di trasparenza e di giudizio.

7. I rapporti con i colleghi devono essere improntati alla massima lealtà, astenendosi dal compiere atti che possano arrecare ad essi danno morale o materiale.

8. Bisogna sempre evitare l’accaparramento degli allievi mediante pressioni o lusinghe di qualsiasi tipo ed evitare “accordi” fra colleghi per qualsiasi forma di “cartello” nei ruolo di giudice alle competizioni.

9. L’assunzione di un incarico presuppone che esso sia compiuto con coscienza e diligenza avendo cura di tutelare l’interesse dell’allievo che deve sempre prevalere su quello personale.

10. La lealtà nei confronti della propria qualifica è importante per evitare ogni possibile equivoco e ciò si raggiunge evidenziando esclusivamente il titolo e la qualifica realmente posseduti.

11. Bisogna sempre tenere alto e in ogni circostanza, il Buon nome, il prestigio e l’immagine della propria Associazione e Federazione.

12. Il Maestro con ruoli dirigenziali deve evitare il conflitto di interessi per l’opportunità che il ruolo stesso offre al proprio tornaconto personale. Non deve quindi "utilizzare" la carica per speculazioni e interessi di varia natura.

 

CONCLUSIONE Chi decide di stare nel mondo della "Danza Sportiva", con qualunque ruolo, deve aver fatto prima di tutto una scelta etica che lo impegna a dotarsi e a munirsi di tutti gli strumenti culturali, tecnici e morali necessari per riuscire in prima persona a svolgere il proprio ruolo sportivo in termini educativi per sè stesso, per gli altri e per la società in cui vive.

 

 

Abbiamo il dovere e la responsabilità

di comportarci in modo onesto e leale

e tutti devono vedere che lo facciamo.

Possiamo scrivere le regole

in un libro alto una spanna

ma, l’esigenza di un’etica

dovrebbe venire direttamente

da dentro di noi e non da fuori.

 

 


Leggi: Tuttoballo

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Nella galleria fotografica, alcune immagini della giornata.

 

 

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