Il mondo del ballo in Italia
29 gen 2013

A cura di
Sauro Amboni
Dal Ballo dei fannulloni alla Danza Sportiva. Riflessioni.

Dalla originalita'  stravagante dei balli del sabato sera, all ’ armonia gestuale della Danza Sportiva.  Mettiamo un po' di ordine.

Con la cosiddetta originalita',  i movimenti diventano liberi, la tecnica non esiste, le figure sconfinano nel ridicolo e il ballo è goffo e sgraziato!

 

 

 

 


 

Nessun particolare deve essere considerato di cosi scarsa importanza da non valere la pena di essere curato a fondo e in ogni attimo durante la interpretazione artistica di qualsiasi movimento. La tecnica esiste per questo.

 

Leggo di sovente sui siti internet e nei forum del ballo, articoli e commenti scritti da fatiscenti “maestri” o da scaltri “imbonitori”, che il Ballo non richiede studio, che si impara da soli, copiando i movimenti dai praticoni di turno, lasciando il corpo libero di muoversi, che la teoria e i libri non servono a nulla e quello che conta è solo la pratica e divertirsi ballando con originalità e fantasia.

Così si faceva un tempo, coi balli da cortile, nelle feste paesane e che oggi hanno cambiato nome ma che nella sostanza sono la stessa cosa.

 

Orbene, queste affermazioni servono solo per tentare di giustificare l’ignoranza di chi li segue e inettitudine di chi li pratica.

 

 

In tutti questi individui trionfa la mediocrità ed essi popolano il mondo dei falliti, dei frustrati, dei delusi di sé stessi, di coloro che “inquinano” la società e che frenano lo sviluppo morale e civile di un popolo.

 

Oggi però la spinta all' eccellenza viene ostacolata anche da una pedagogia che punta sulla facilità, la mediocrità, l' improvvisazione e la cosiddetta originalità.

Con questa “originalità” i movimenti diventano liberi, la tecnica non esiste, le figure sconfinano nel ridicolo. Trionfa la stravaganza gestuale.

 

In questo “clima” di incertezza gestuale trionfa l’anarchia, il ballo diventa goffo e sguaiato, le competizioni non hanno più uno strumento di paragone oggettivo per una valutazione e una graduatoria di merito.

 

Dietro una falsa presunzione di “originalità” si nasconde la negligenza a voler impegnarsi per imparare la tecnica ufficiale, si maschera l’ignoranza e l’incapacità gestuale e i “gesti” e la presunta fantasia espressiva sembrano più espressioni di “volgarità” piuttosto che di “linguaggio” corporeo armonioso e attraente.

 

Chi sostiene l’originalità in questo campo, lo paragono a quegli studenti che dopo vari insuccessi scolastici, frutto della loro negligenza pigrizia e indolenza, giustificano la loro scelta di abbandonare gli studi affermando che "la Laurea tanto non serve a nulla" e che "studiare tanto non serve a niente".

 

Oppure posso paragonarli a coloro che per inettitudine o incapacità non hanno mai affrontato le competizioni federali ufficiali e hanno la presunzione di farsi chiamare “ballerini”, ma che in pratica non vanno oltre al Ballo del sabato sera o al massimo alle cosiddette gare alle sagre paesane dietro il “paravento” dei cosiddetti balli della tradizione popolare.

Se l’uomo avesse sempre dato retta alla “tradizione popolare” adesso vivremmo ancora nelle caverne.

 

Ma con la banalità e la mediocrità la società non si sviluppa e l' individuo si deteriora.

 

L' eccellenza si ottiene solo se, ogni volta, facciamo meglio della volta precedente e solo chi è esigente con se stesso sviluppa la capacità di giudicare ciò che vale e ciò che non vale.

Ma tutto comincia dall'individuo, dalla sua motivazione, dal suo impegno a realizzare l'eccellenza.

 

Nel ballo, bisogna imparare la tecnica, studiare i passi e i movimenti, imparare le figurazioni e le coreografie e soprattutto aggiornarsi, evolversi, progredire, stare al passo coi tempi.

 

Bisogna, muoversi con armonia gestuale in perfetta sintonia fra i partner; il ballo deve essere una poesia recitata col corpo in cui le regole grammaticali sono i capisaldi del movimento e le regole della tecnica sono i pilastri sui quali si erge altero il corpo sorretto dalla musica e guidato dall’anima.

 

 

Sauro Amboni

 

 

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