Il mondo del ballo in Italia
24 ott 2011

A cura di
Sauro Amboni
Danza Sportiva & Special Olympics. UNO SPORT PER TUTTI!

Trattazione della Maestra Marcella Costato.

Prima parte.

Premessa.

Per i giovani disabili, una volta terminati gli studi, si presenta la fatica di integrarsi nell’ambiente sociale di provenienza.

Lontano dalla scuola, infatti, è sempre più difficoltoso incontrarsi con i coetanei e ancor oggi, i territori offrono poche possibilità d’inclusione.

L’Azienda Territoriale per i Servizi alla persona “Offertasociale”, di Vimercate (MB), si è fatta promotrice di un’iniziativa per agevolare i ragazzi a svolgere un’attività sportiva in un ambiente strutturato e protetto, insieme ai coetanei e sotto la guida di personale qualificato.

Partner del progetto sono: la Cooperativa Aeris, i Comuni di Vimercate, Bellusco, Vaprio d’Adda e le Associazioni sportive dei Comuni interessati.

Il 13 settembre 2011, presso il Centro Sportivo di Bellusco in Via Pascoli, ha preso avvio il progetto formativo perAnimatori motori- sportivi” in collaborazione con lo staff tecnico Special Olympics.

 

Special Olympics e la sua fondatrice

 

“Che io possa vincere, ma se non riuscissi, che io possa tentare con tutte le mie forze”.

In questa frase, pronunciata nel lontano 1968 da Eunice Kennedy Shriver, è racchiusa tutta la filosofia di Special Olimpycs.

Eunice Kennedy apparteneva ad una delle famiglie più potenti degli Stati Uniti.  Sorella del presidente John Fitzgerald  Kennedy e vissuta in una famiglia competitiva dove solo i maschi erano destinati al successo, si era in realtà dimostrata una donna intelligente, forte e ambiziosa.

Era molto legata a Rosemary, la sorella maggiore nata con un lieve ritardo mentale, alla quale all’età di ventitré anni, era stato praticato un intervento al cervello nel tentativo di curare il suo carattere ritenuto troppo ribelle.

A quell’epoca la disabilità di Rosemary era fonte d'imbarazzo per la famiglia. Essa, infatti, per molto tempo aveva mantenuto il segreto sulle condizioni della ragazza e dopo l’intervento, dagli effetti disastrosi, decise di rinchiuderla, per sempre, in un Istituto.

Eunice, però, non aveva mai dimentico quella sorella sfortunata; andava a trovarla periodicamente e nel frattempo maturava in lei l’idea di creare qualche cosa di importante e utile per la riabilitazione  dei disabili intellettivi.

Si rese conto che lo sport costituiva un potente strumento di sviluppo fisico e psichico, creando i presupposti per un sereno inserimento nella società. 

 

 Nel 1968 Eunice fondò gli Special Olympics: giochi per disabili.

Da allora la famiglia Kennedy fece diverse donazioni alle organizzazioni di beneficienza, mentre Eunice ebbe al fianco il fratello Ted, che diventò per anni il portabandiera della riforma sanitaria americana.

Eunice sosteneva che in qualsiasi famiglia poteva nascere un figlio con ritardo mentale, ma attraverso un’educazione speciale era possibile integrare nella società il  75%-85%  delle persone  disabili.

L’impegno di questa donna  è durato per oltre quarant’anni, durante i quali migliaia di persone con disabilità, in tutto il mondo, hanno provato la gioia di praticare uno sport a fianco di persone normodotate.

 

Che cos’è Special Olympics?

 

Si tratta dell’Associazione Sportiva Internazionale Benemerita più diffusa al mondo, riconosciuta dal Comitato Olimpico Internazionale, dal CIP e dal CONI.

La sua missione è di utilizzare lo sport per la piena inclusione delle persone con disabilità intellettiva nella società.  L’Associazione organizza giochi ed eventi per ogni livello di abilità e in ogni parte del mondo.

Special Olympics tiene a precisare di essere attenta a tutti i suoi atleti: non solo i migliori o quelli che arrivano sempre fra i primi posti.

Per questo motivo le discipline sportive non hanno selezione, ma tutti competono con potenzialità dello stesso livello.

Ogni batteria è una finale e alla fine ve ne possono essere moltissime.

Per rispettare i ritmi di ogni partecipante i giochi durano tantissimo tempo.

Ciò che importa non è la prestazione ma sapere che, attraverso un programma di allenamento e giochi sportivi, sono state coinvolte più di tre milioni e mezzo di persone con disabilità intellettiva, in 180 nazioni di tutto il mondo.

 


Prof.ssa Marcella Costato
Milano, 25 ottobre 2011

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