Il mondo del ballo in Italia
14 mar 2007

A cura di
Rosario Rosito
Differenze strutturali tra i generi musicali Hip hop, Dance e latino
'il loro imbarazzo è determinato dall’esigenza di stilare in maniera univoca i regolamenti di gara, definendo le varie categorie di competizione. In effetti non è semplicissimo delimitare i confini tra i vari generi musicali, poiché, al giorno d’oggi, gli interscambi culturali, la comunicazione, le influenze, le contaminazioni sono diventati fenomeni rapidissimi e globalizzati e, di conseguenza, tutta la musica è diventata di “fusion”, cioè non pura.
I generi musicali non fanno in tempo ad essere etichettati, che già cambiano, si evolvono e richiedono nuove definizioni, nuovi parametri identificativi. La difficoltà di stabilire dei parametri identificativi è tanto più grande, quanto maggiore è la generalizzazione del genere; ad esempio definire cos’è oggi il genere latino, oppure la dance e l’ hip hop, non è proprio una cosa elementare.
Proviamoci.
Ormai la parola Hip Hop fa parte del linguaggio comune e commerciale, spesso considerata un sinonimo di Rap: in realta' l'Hip Hop non è solo rap, ma uno stile di vita.
Non esiste quindi una definizione universale e immutabile di Hip Hop: alla domanda "che cosa è la generosità", un capitalista e un guru darebbero certamente due risposte antitetiche. Stesso discorso vale per l'Hip Hop.
Anzitutto L'Hip Hop comunque non è solo canzoni di protesta, né è solo divertimento: è principalmente un mezzo per comunicare messaggi ed emozioni. Si esprime dunque attraverso forme artistiche Pop quali: graffiti, Break Dance, Rap. Proprio in questa sua eclatante “manifestabilità” è da ricercarsi la ragione dell’enorme presa che ha su giovani e giovanissimi.
Per essere ancora più precisi l’hip hop si articola attraverso 4 discipline :
Rap: il cimentarsi a creare rime su ritmi hip hop,
Turntablism: manipolazione dei brani col giradischi,
Aerosol art: espressione grafica degli artisti “on the road”
Breaking, Locking, Popping: stili di danza della cultura hip hop.
La danza è dunque solo uno degli aspetti del fenomeno hip hop. Essa proviene dalle tribù africane, dal Kung Fu cinese, dalla Capoeira brasiliana e da innumerevoli altre influenze. Tutti questi stili differenti arrivarono insieme, sia sulla east coast che sulla west coast, a formare tutti quegli stili dell’hip hop che noi oggi conosciamo. Il breaking ebbe origine nei ghetti di New York agli inizi degli anni ’70. Il popping ed il locking nacquero sulla costa occidentale, in gran parte a Los Angeles. Il filo comune che univa questi stili sotto il comune denominatore di hip hop fu che gli "street dancers" (i ballerini da strada) li usavano come un sostituto delle risse e dei combattimenti. Per i ragazzi dei ghetti risultò molto più affascinante impressionare la gente con il funambulismo da ballerini, piuttosto che usare la violenza pura, la rissa e tutte quelle pratiche degeneri che, in fondo, non soddisfacevano la loro voglia di manifestarsi, di dire al prossimo “hei, amico, ci sono anch’io”. Nella gara tra ballerini di hip hop resta immutata l’energia della sfida, essere spacconi non è affatto un difetto o un limite, ma l’essenza stessa di quello che si vuole rappresentare. Per questo i passi eseguiti dai ballerini hip hop sono così spettacolari e creativi. Il rispetto te lo devi guadagnare dimostrando di essere realmente il migliore “del cerchio”. Lo stile non può essere insegnato, devi solo coltivarlo. Devi essere divertente, imprevedibile, “esagerato”, insomma adottare qualsiasi pratica atta a mettere “sotto” il tuo avversario. È da considerare inoltre che l’hip hop mal si presta al “ballo di gruppo”; i veri ballerini di hip hop ballano per ottenere il rispetto degli altri ballerini e questo rispetto si guadagna individualmente, non può essere uniforme. Ricapitolando, i tre generi di danza che contribuiscono a formare l’hip hop sono:
1. popping
2. locking
3. b-boying (breaking).
La new school hip hop è uno stile che deriva da tutte queste categorie ma con maggiore "flavor" (stile) nel movimento.
La nascita della Universal Zulu Nation, fondata da Afrika Bambaataa nel 1976 offre la prima “casa comune” pacifista e cosciente della propria Identità. Si tratta di un centro interrazziale inizialmente frequentato solo da adolescenti afro e ispani americani, in cui vengono praticate e promosse le forme espressive dell'Hip Hop. Bambaataa, il cui nome significa “capo sensibile”, insegnava ai ragazzi i concetti di tolleranza e pacifismo, attraverso la geniale intuizione di non frenarne e mortificarne l’energia, ma piuttosto di dirottarla verso obiettivi positivi; la danza Hip Hop si mostrò efficacissima per questo obiettivo e, insieme al rap, al turtablism ed all’aereosolart fu eletta tra le nuove “armi” della banda: il nuovi capi dei guerrieri erano quei ragazzi che ballavano meglio, cantavano, disegnavano e screthavano.
La battaglia tra ballerini si distingue in tre fasi:
Top rocking: E' una specie di rituale che prepara il b.boy ad affrontare la discesa a terra e l'impegnativo lavoro che svolgerà. Segnando il suo territorio attira l'attenzione degli altri concorrenti.
Go down: Consiste nel passaggio che permette di scendere a terra utilizzando l'appoggio su mani e piedi.
Floor work: Comprende le evoluzioni che i b-boy riescono a compiere al suolo dimostrando tutta la loro abilità.
Un'altra fase è l'up-rocking che consiste in passi di danza veloci che simulano il combattimento tra due avversari nel cerchio.
La breakdance è da considerarsi una parte fondamentale della cultura Hip Hop in quanto danza popolare, linguaggio del corpo e arte espressiva.
Nel South Bronx nasce la “Rock Steady Crew”; nel 1983 appaiono nel film “Flashdance”, è un passaggio di pochi secondi ma diventa una sorta di spot da cui si scatena un'autentica febbre mondiale per la breakdance. Sulla West Coast tra il 1972 e il 1973 Pistol Pet ed i suoi fratelli insieme a Toni Basil inventarono l'”electric boogaloo”che divenne il locking. Il popping invece è attribuito ad un ballerino chiamato Charlie Robot , la cui tecnica robotica era lenta e meditativa;
Sen Robot la modificò e l'adattò alla velocità dei beat più fluidi del rap.
Da quando esiste l'Hip Hop, quest'ultimo e break sono la stessa cosa; ora si sente la necessità di definire un concetto che identifichi la nuova generazione; la Hip Hop “new school” si esprime attraverso una forma nuova di movimenti e passi differenti dal breaking.
La musica che caratterizzava la “Old School”, si basava su beats a ritmo velocissimo al quale si associavano movimenti del breaking altrettanto veloci.
L'avvento della seconda generazione e l'entrata preponderante della musica della West Coast hanno caratterizzato il cambiamento nell'Hip Hop. La focalizzazione del nuovo stile, non è più la competizione e la difficoltà dei movimenti ma il “flavuor” (flava) cioè l'atteggiamento, l'espresssività con la quale vengono eseguiti i movimenti.
Per quanto attiene alla musica, componente di base del fenomeno culturale hip-hop è il rap, musica che affonda le proprie radici nella cultura orale afroamericana, dalla poesia alle sue diverse componenti musicali: il blues, il soul, il rhythm and blues, il funky e la disco music.
Chi mai avrebbe detto che l'arrivo a New York del DJ giamaicano Kool Herc avrebbe provocato una simile rivoluzione del costume! Costui mise in moto un processo di proporzioni inimmaginabili allora, nel cuore degli anni Settanta. Il talk over, cioè l'abitudine dei DJ giamaicani di parlare sulle versioni strumentali dei brani di successo, fece corto circuito con le tiritere in rima ricorrenti nella tradizione afroamericana. Il DJ come musicista che "suona" dischi e giradischi: ecco la novità. Utile a sapersi che per la prima volta, l'anno scorso in Inghilterra, sono stati venduti più giradischi professionali che chitarre elettriche. E' il mondo che cambia. Ed è cambiata la danza dopo l'irruzione in scena della breakdance, ballo hip hop per antonomasia.
Furono però tre giovanotti bianchi di buona famiglia, che emancipandosi dal punk avevano percepito il suono proveniente dai ghetti neri di New York, a diventare il primo vero caso in materia. Nessun altro disco hip hop prima di Licensed to ill dei Beastie Boys aveva raggiunto la vetta delle classifiche americane. Arrivarono poi i Public Enemy: le "pantere nere" dell'hip hop, che insieme a KRS One conferirono dignità politica al fenomeno. E fu proprio quel messaggio a varcare l'oceano, condizionando i primi passi dell'hip hop in Europa: Francia e Italia, anzitutto. Una colonna sonora per i nuovi conflitti metropolitani, ecco il terreno di coltura del gangsta rap: ruvida cronaca di strada servita in un involucro sonoro accattivante.
La primogenitura della stirpe dei Dj Hip Hop è quindi attribuita a Kool DJ Herc che però non ha lasciato alcuna testimonianza discografica della propria opera.
Nel corso degli anni Ottanta, l'esplosione del fenomeno hip-hop come cultura giovanile universale e non più come esclusiva espressione di una sottocultura, determinò la globalizzazione dell'evento e la sua commercializzazione selvaggia.
Produzione discografica, merchandising, pubblicità, televisione contribuiscono alla diffusione degli stilemi hip-hop, ma, allo stesso tempo anche al suo deterioramento in senso commerciale. Molti esponenti dell'hip-hop hanno abbracciato incondizionatamente il modello consumistico, mentre altri gruppi rap come Public Enemy, Niggas With Attitude hanno continuato la propria attività politica nel segno di una orgogliosa ideologia nazionalistica nera. In generale ricordiamo le band più significative: Beastie Boys, Bone Thugs & Harmony, Coolio, Def Jam, Fugees, Gangstarr, Geto Boys, Ice Cube, Ice T, Mc Solaar, Public Enemy, Puff Daddy, Snoop Doggy Dog, Warren G, Wu-Tang Clan.
Nel panorama musicale hip-hop e rap italiano, si ricordano Frankie Hi-Nrg Mc, Sud Sound System, 99 Posse, La Pina, Articolo 31, Sottotono, Neffa e Assalti Frontali.
In definitiva l'hip hop attraversa oggi una fase caratterizzata da gravi problemi di identità. Resta sicuramente un grande affare commerciale. E dire che tutto era cominciato con un DJ che "graffiava" i dischi facendo scratch e un rapper che metteva in rima il proprio disagio...

La musica “dance” è invece un fenomeno che non nasce per le strade, ma intimamente connesso alle discoteche, quindi certamente sinonimo di Discomusic. La sua natura è molto meno popolare e casuale e non strettamente legata a fenomeni razziali o sociali, ma già dall’inizio è il prodotto di un discorso commerciale. Sotto questo enorme contenitore si mettono assieme generi musicali dalle matrici più svariate, ma con un denominatore comune: la semplicità quasi primitiva del ritmo e dell’armonia. Insomma è una musica dichiaratamente di consumo, usa e getta, spensierata.
È opinione comune che la dance sia musica scadente. Eppure cosa ascolta la gente d'estate? I tormentoni, che inevitabilmente ritrovi in una compilation dance. È perché proprio d’estate? Perché è la stagione in cui, più che in altre, la gente ama fare attività fisica. Cosa si dice nella maggior parte delle canzoni dance? "Move your body!". In effetti se presa come musica d’ascolto la musica dance è troppo monotona (ricordiamoci del caratteristico e martellante “unz unz unz”); quindi il suo ascolto, a differenza di altri generi, è proprio legato alle discoteche.
La dance è musica che non si può imitare con nessuno strumento. E questa è una delle sue particolarità perchè almeno gli artisti non si sentono copiati. Se prendiamo una chitarra elettrica possiamo fare un pezzo dei Nirvana, dei Dire Straits, di chi vi pare, ma sicuramente non possiamo riprodurre un suono di Prezioso, dei Master Blaster, di Molella, o dei Milky.

Ed eccoci giunti al momento più difficile: parlare del genere “latino”.
Per renderci conto di quanto sia difficile accomunare la musica latina, iniziamo col fare un elenco “geografico” dei generi di partenza:
Argentina-milonga, tango, cueca; Brasile-samba, musica caipira, maxixe, bossanova; Colombia-cumbia, vallenato, bambuco, currulao; Cuba-son, danzòn, mambo, salsa; Messico-mariachi, corrido, bolero; Panama-pasillo; Perù-andina, marinera, vals peruviano, yaravi; Bolivia-charango; Cile-cueca; Ecuador-pasillo; Repubblica Dominicana-merengue, bachata; Venezuela-joropo, bolero. Può bastare? Credo di si.
NY city conosciuta nel mondo come la grande mela negli anni passati è stata il palcoscenico dell’evoluzione della musica latina. Arrivavano in massa dal Sud America e dalle Antille. L’integrazione di queste nuove etnie diede grande impulso all’evoluzione della capitale del mondo, influenzando questa città già multi etnica in maniera molto rilevante. La musica per queste popolazioni è sempre stata alla base di tutto, era quindi parte integrante nella loro filosofia di vita. La fusione di tutti gli stili locali era quindi una diretta conseguenza di questo grande flusso.
Ecco perché il genere latino cosiddetto “commerciale” che ascoltiamo oggi, è la “fusion” per eccellenza. I ritmi di base sono quelli che abbiamo citato poc’anzi, ma gli arrangiamenti hanno attinto a piene mani dalla musica dance e dalla discomusic al punto che oggi è davvero difficile distinguere tra il “latino” e la “dance”, perché usano gli stessi suoni elettronici e, ormai, anche lo stile degli arrangiatori è molto uniformato.
Un cenno a parte merita la “salsa”.
Alla fine degli anni 60 e inizio degli anni 70 ritmi allora in voga come il Boogaloo e il Mambo si abbracciarono e nacque un nuovo ritmo con influenza spagnola, africana, indigena e nordamericana. Un ritmo che i critici descrissero come poderoso e selvaggio ed, allo stesso tempo, complicato e difficile da assimilare. Negli anni 70 la Salsa viene riconosciuta a livello internazionale come il ritmo del sabor o la musica dei piedi allegri. Ciò che non è cambiato è la prevalenza cadenziosa del vaiven (va e vieni) nella chiamata della clave. A distanza di molti anni la cultura musicale latina è bene insediata a NY come in gran parte del mondo e la salsa, come le altre danze latine, può contare su arrangiamenti Pop o Jazz veramente sofisticati.

Dopo tutto quello che abbiamo detto, non ci resta che tentare una ricapitolazione che delimiti, non troppo grossolanamente, i confini tra i generi descritti.

Genere Hip hop presenza di testo rap; uso dello scratching (turntablism) da parte del DJ; basso e batteria con sonorità jazz (funky) e molto sincronizzati.

Genere Dance assimilazione alla “discomusic”; ritmo in “battere” ostinato (soprattutto basso e cassa); semplicità “primitiva”; è musica da “studio”, elettronica, fatta di “suoni” o di “sonorità” più che di note.

Genere Latino ritmi tipici di derivazione (samba, cha cha, rumba, mambo, salsa) di natura sincopata (in levare); armonia raffinata (talvolta sofisticata); uso di percussioni caratteristiche latine/afro-cubane/mexicane (djambe, tarabuka, bongos, congas, timbales) ed aggeggi (maracas, legnetti, fischietti, campanacci, ecc.).
Rosario Rosito, novembre 2004


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