Il mondo del ballo in Italia
14 mar 2007

A cura di
Rosario Rosito
DIPLOMARSI O ASSOCIARSI?
'Cos’è che spinge un maestro di ballo ad allargare sempre di più l’abnorme collezione di diplomi, attestati e qualifiche? Sembra paradossale, ma proprio ai maestri di ballo, quei diplomi non vengono quasi mai richiesti, da nessun imprenditore, da nessun dirigente scolastico e, men che meno, dagli allievi. Per la maggior parte, i diplomi funzionano come “arredamento” di una qualche parete della sala da ballo o della palestra. Questo non vuol dire che sia facile ottenerli, o che non abbiano un valore reale, ma solo sottolineare l’eccessiva e, per molti versi, inspiegabile corsa al titolo fine a se stesso. Quando la Yamaha mi contattò per propormi il suo metodo di insegnamento, mi sottopose ad un esame, senza prendere in alcuna considerazione i miei diplomi di Conservatorio. Lo stesso è accaduto allorchè ho collaborato con le scuole di musica ed i licei musicali. Lo stesso accade al maestro di ballo la cui opera è richiesta da Associazioni, Enti, Imprese dello spettacolo. Pensate che gli autori televisivi abbiano chiesto i diplomi ai vari Garrison Rochelle, Maura Paparo, Steve La Chance? Ha funzionato la loro fama, che è conseguenza della loro bravura, e la loro cultura (Garrison, ad esempio, parla tre lingue).
Molte volte mi è capitato di curare la preparazione musicale degli aspiranti maestri ANMB di Choreographic Team. In una di queste sessioni, capitò un gruppo di professionisti, che, da moltissimi anni creava balli di gruppo per un’organizzazione specializzata operante in Campania. Erano di una bravura coinvolgente e provocarono, involontariamente, un notevole disagio agli stessi insegnanti che dovevano curare la loro preparazione all’esame. Credo sia rimasto quello il loro unico diploma; ma la loro vera forza è la bravura e la partecipazione alla vita associativa. Lavorano in gruppo, si scambiano esperienze ed intuizioni; sono insomma dei veri professionisti che non temono il confronto, anzi lo cercano come stimolo per nuove esperienze professionali.
In Italia ci sono valide associazioni di professionisti, la più famosa è l’ANMB. È riduttivo pensare all’ANMB come all’ente che rilascia i diplomi. È altresì sbagliato pensare che sia solo l’ente che organizza i campionati professionistici. L’associazione per un maestro di ballo è molto di più. È il riferimento per acquisire regole certe ed universali, deontologia professionale, informazioni pulite (vale a dire non adattate ad interessi di terzi) riguardo alle attività culturali sportive ed artistiche. La vita associativa finisce per essere più importante del diploma stesso.
Ma come ci si difende dalle informazioni “poco pulite”, che ci arrivano per posta, via sms, via e-mail, o che si leggono nella brodaglia cosmica di internet? Suggerisco due regoline, non a prova di bomba, ma realisticamente plausibili. La prima regola è quella di diffidare delle organizzazioni di recente costituzione. Intendiamoci, non che tutto il nuovo sia da scartare, ma c’è maggior probabilità che sia scarsamente attendibile, rispetto ad organizzazioni ben più solide e collaudate. Inoltre la storia ci ha mostrato miriadi di nuove “Associazioni” “Istituti Superiori”, “Federazioni”, dalla vita breve ed inutile. Seconda regolina, diffidare di chi chiede denaro. La richiesta di denaro, 90 volte su 100, non è giustificata da quello che si offre in cambio. Qui bisogna veramente essere attenti, a non lasciarsi imbonire dai paroloni e dai proclami, perchè le richieste di denaro non sono mai dirette, ma nascoste dietro una bella e, apparentemente, inattaccabile facciata “ufficiale”.
Va tenuto ben presente che ogni associazione è padrona, entro i limiti legali, di promulgare le regole e gli articoli del proprio statuto, sforzandosi di farle accettare universalmente dall’intero ambiente del ballo. L’inganno sta nel fatto che quelle regole vengono spacciate, artatamente, per definitive e “super-partes”. E, quasi sempre, questo non corrisponde alla realtà.
Come autore e compositore sono iscritto alla SIAE e pago una modesta quota associativa annuale. La SIAE protegge le opere dei suoi associati, fornisce un’assicurazione contro gli infortuni, informa costantemente su tutto quanto accade nell’ambiente ed invia una rivista specializzata che, da sola, vale il prezzo della quota associativa. IN TRENT’ANNI NON HO MAI RICEVUTO RICHIESTE DI DENARO EXTRA. Nessuno mi ha mai chiesto di “rivalutare” le opere o i diplomi, nessuna spesa per aggiornamenti, nessun inghippo o raggiro nelle votazioni per coprire le cariche sociali (tant’è vero che direttori, segretari e consiglieri cambiano frequentemente). Questo non per tessere un peana alla mia associazione, ma per mettere in luce i parametri che dovrebbero orientare le scelte di un maestro.
Rosario Rosito, 21 settembre 2006
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