Il mondo del ballo in Italia
05 lug 2010

A cura di
Rosario Rosito
E PENSARE CHE VOLEVAMO SOLO BALLARE!
Più o meno l’approccio è lo stesso per tutti. C’è la coppia di amici che ha cominciato a ballare, che ad ogni occasione insiste, racconta, magnifica l’ambiente e la sana attività, descrive la grandeur del maestro. Insomma ti fa sentire un escluso, uno sprovveduto, un asociale ed un mollaccione: un pirla in altre parole.
Dopo un fisiologico periodo d’incertezza e di tentazione, il dado viene tratto, salti il fosso e ti iscrivi alla scuola di ballo, sprovveduto e sorridente. Anni dopo capirai che non c’era nulla da ridere, ma sarà troppo tardi.
C’è il periodo di rodaggio, le prime litigate con la partner, la strisciante sensazione d’inadeguatezza, che il maestro istrione da una parte smorza, dall’altra alimenta con furbesca lucidità, Per tenerti sempre sulla graticola, mai cotto e mai crudo.
…e infine giunge il giorno della rivelazione. Il “Magister” assume un’aria pensierosa, come se stesse soppesando gli ultimi dubbi, poi con un tono serio, che oscilla tra la rivelazione profetica e la contemplazione mistica, sentenzia con sussiego: VOI POTRESTE FARE GARE DI DANZA SPORTIVA.
In quel preciso momento ti senti un predestinato. Capisci in un istante che sei nato per quello e tutta la tua vita è stata solo un tortuoso percorso per arrivare a questa meta. Insomma capisci di avere il cuore sportivo, l’anima del ballerino e le movenze da Fred Astaire. Il tuo sguardo da ebete e quello sognante della tua dama, che nel frattempo ti stringe la mano con passione, si armonizzano col laser chirurgico interrogativo del maestro che capisce immediatamente di aver colpito nel segno. In quel momento è nata una nuova coppia di mostri del ballo. Cominciano le private, chissenefrega che costano! Cominciano gli acquisti necessari di vestiti, scarpe, tute, borse, suppellettili di ogni tipo, chissenefrega della spesa! Chissenefrega…beh, il maestro certamente si frega le mani, altri due polli da coltivare.
Ma giunge il fatidico giorno della prima gara. Emozionati come bambini al primo giorno di scuola, le gambe che tremano, le mani sudate, i muscoli tesi, un po’ di mal di testa ed il vestito che non scende come dovrebbe…non importa, IL VERO BALLERINO NON TEME I SACRIFICI. Ci chiamano in pista, sì, oddio è proprio il nostro numero di gara, il nostro turno. Venti secondi di ballo, senza capirci un ca…volo. Finisce lì la prima gara, usciti al primo turno. I nostri amici vanno avanti e noi, nonostante grandi sorrisi e congratulazioni, li schifiamo dal profondo del cuore. Erano già antipatici prima, ora l’antipatia è diventata odio, odio puro. Per fortuna vanno fuori al secondo turno, meno male! Un po’ di giustizia a questo mondo! Qui l’odio si dissolve quasi del tutto. Le due dame solidarizzano immediatamente ed al ritorno, in macchina, stabiliamo che la gara era certamente truccata. Tutta una pastetta per far vincere quelli di quell’altra scuola. Ah, ma ci faremo sentire dal maestro, altroché! Lunedì, in sala, dovrà chiarirci subito che intenzioni ha. Eh, bello mio, noi gareggiamo per vincere, non per subire soprusi e sconfitte immeritate!! Se non hai le giuste aderenze, ci dispiace per te, ma cambieremo scuola!
Però, a pensarci bene, quel maestro se l’è proprio cercata, non credete? Mandare in gara gli impiegati italiani!... privi di ogni barlume di sportività, impreparati ad accettare discipline e regole meritocratiche, abituati alla sopraffazione ed alle promozioni sponsorizzate dal politico…e che gara può mai essere? La gara ad accaparrarsi le crocette sugli skating, zigzagando tra private e team senza mai arrendersi, quella si che è gara vera!!
Rosario Rosito, 05 luglio 2010
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