Il mondo del ballo in Italia
07 apr 2012

A cura di
Sauro Amboni
Gli attuali contrasti fra le associazioni.

 

I conflitti  fra le associazioni.

Attualmente persiste una diffusa incapacita' a gestire i conflitti con la evidente assenza di una adeguata cultura verso la conciliazione. Le radici di ciò, ed è evidente, affondano nella ingiustificata ostinazione a mantenere rigidamente le proprie posizioni di potere.

Ciò alimenta, di conseguenza, le polemiche e crea una certa sfiducia verso le proprie istituzioni e verso i propri dirigenti, sia da parte degli amatori atleti che da parte dei tecnici e maestri, lasciando in tutti un profondo senso di disagio e in molti il dubbio di dove sia veramente la ragione.

Da qui, e in questo clima di diffusa incertezza, trovano origine la disaffezione a partecipare alle competizioni, le dimissioni, i passaggi da federazioni diverse, l’individualismo organizzativo con il proliferare di iniziative associative di potere, l’assenza dello spirito di corpo e, in sostanza, un danno morale e di immagine per tutto il mondo del Ballo e più in particolare per quello della Danza Sportiva e dei suoi dirigenti.

 

 

I dirigenti di turno

Questi “momenti” di sfiducia e di incertezza sono successi più volte anche per il passato, anni fa, ed anche in forma più grave di quanto succede ora; basti pensare a quando si sono dovute sciogliere, formare, sciogliere ancora, unificare, ecc. le federazioni amatoriali che si sono susseguite nella storia degli ultimi 30 anni e a quando si sono verificate (più volte) le incresciose e numerose scissioni in quelle professionistiche.

Dall’esperienza fin qui raggiunta, posso affermare che la capacità dei Dirigenti intelligenti del lontano passato, la sagacia ed il buon senso delle persone serie nonchè l'amore verso il Mondo del Ballo e la grande passione e partecipazione dei competitori, hanno sempre appianato tutto, risolto ogni problema e portato il sistema Ballo in Italia verso traguardi di sviluppo, con un trend crescente sotto il profilo organizzativo, numerico e di qualità.

Tuttavia gli episodi si ripetono anche adesso e l'insegnamento dell'esperienza deve fare il suo corso nella mente di una parte degli attuali dirigenti di turno.

 

 

E per il futuro?

Ritengo che i puerili contrasti in essere fra associazioni dei maestri di ballo si affievoliranno piano piano, col tempo e a mano a mano che il corpo dirigente attuale maturi e acquisisca le necessarie capacità di gestione ed anche in previsione del futuro rinnovamento dei quadri mediante una più attenta scelta dei candidati alle assemblee elettive nei vari organi direttivi.

Sono convinto che prevarrà il buon senso e, a questo proposito, invito tutti al dialogo costruttivo e ad operare scelte intelligenti, condivise e lungimiranti.

 

Ancora sul ruolo dei dirigenti

Dirigere organizzazioni con migliaia di aderenti, significa coordinare e assumersi responsabilità in svariati campi della gestione operativa, didattica, programmatica e di controllo di attività complesse dove ogni decisione ha un elevato riflesso economico ed un forte impatto su migliaia di risorse umane.

Bisogna avere una vasta cultura manageriale che si ha solo se si possiede una solida formazione strumentale di base (almeno a livello universitario) ed una successiva esperienza concreta di gestione per almeno alcuni anni in organizzazioni complesse con mansioni direttive e di responsabilità.

Non ci si improvvisa manager o dirigenti nazionali; così come non ci si improvvisa campioni di Danze Standard o Latine. Sono culture e saperi di alto livello, ma profondamente e sostanzialmente diverse fra loro.

Inoltre, un dirigente deve essere onesto, obiettivo e scrupoloso; doti queste che nulla hanno a che vedere con l’arrivismo, l’ambizione, la rivalità e lo spirito di emulazione che si sviluppano in un competitore.

Un competitore ha come obiettivo quello di passare il turno e di sconfiggere l’avversario; un dirigente è tutto l’opposto, deve mediare con l’avversario e gestire insieme il successo di qualsiasi iniziativa: il dirigente di una organizzazione non deve avere nemici né avversari né rivali, ma semplicemente alleati, amici e colleghi coi quali costruire insieme il futuro dell’organizzazione. Per un Dirigente l'incapacità di comunicare è come per un competitore l'incapacità di stare a tempo.

 

Conclusioni

La scelta dei dirigenti, sia elettivi che di nomina e a tutti i livelli, deve orientarsi verso coloro che hanno doti e valenze di cultura, solida formazione intellettuale, imparzialità e soprattutto disinteresse professionale e non necessariamente su coloro che sono stati sulla pista a sudare da competitori col mito della rivalità e con l’obiettivo di sconfiggere l’avversario.

E nemmeno, soprattutto, verso coloro che hanno col ruolo dirigenziale un conflitto di interessi per l’opportunità che il ruolo stesso offre al proprio tornaconto personale assumendo incarichi retribuiti, nomine in commissioni, gestire proprie scuole di ballo, agevolazioni nel lavoro personale, speculazioni e interessi di varia natura.

La professionalità di un dirigente si misura con la sua capacità a gestire il consenso e mai nel creare i conflitti. E per un Dirigente, l’umiltà è l’anticamera del successo.

 

Per una più ampia discussione sull'argomento clicca qui e vai al N. 305.

 

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