Il mondo del ballo in Italia
24 ago 2012

A cura di
Rosario Rosito
I COLPEVOLI

I COLPEVOLI

Sono stati individuati i colpevoli di tutto lo sfascio in cui versa la danza sportiva. Sono due insospettabili professori, uno di Bergamo, l’altro di Napoli che, insieme a tutti i professionisti seri, preparati e onesti, se ne stanno comodamente alla finestra senza proporsi nelle cariche federali, senza ostacolare le arrampicate di ciarlatani, scaltri, furbi e imbonitori sgrammaticati. È uno scherzo? Solo fino ad un certo punto…

È quanto emerge da un dialogo tra il sottoscritto e il professor Amboni. Potrebbe sembrare un ironico ed iperbolico gioco di parole, ma invece il professore di Bergamo ha probabilmente colto nel segno. Prima di continuare, però, leggiamo il dialogo:

Domanda di Rosario Rosito

Professore,

è passata tanta acqua sotto i ponti e tante tasse sotto i Monti da quando lei ed io discutevamo dei malesseri della danza sportiva. Siccome il tempo è galantuomo e lei non lo è da meno, le nostre posizioni critiche si sono molto riavvicinate, al punto che leggo con soddisfazione i suoi ultimi articoli e mi compiaccio delle critiche che muove a tutto il movimento. Critiche che, me ne deve dare atto, sono in ritardo di almeno un lustro rispetto alle consorelle uscite dalla mia penna ai tempi in cui la maggior parte degli operatori del settore era piuttosto cauta nell'esporsi in prima persona. Non che la cautela sia una cattiva abitudine, ma mi conceda l'effimero primato di essere stato più tempestivo nel denunciare, senza sconti, tutto il marcio della danza sportiva. A quell'epoca, se tutti gli onesti appassionati avessero fatto fronte comune, senza lasciarsi incantare dai manager/rampanti/mariuoli, certamente ora la danza sportiva non verserebbe nello stato comatoso in cui è precipitata. Ora, ovviamente, non serve a nulla dire "tutti insieme avremmo potuto...", non ci fu sinergia e non c'è stata più storia. O, meglio, una storia c'è stata, ed è la storia ridicola dei vari denuncianti salvatori della patria, commissari e nuovi masaniello, ma... ricorda? "Mentre il medico decide, l'ammalato muore", se non erro me lo pubblicò proprio lei quando era direttore de "la Danza", il glorioso mensile dell'ANMB, defunto non appena lei lo lasciò al suo destino staccando la spina.

A proposito di spina.. una volta il maestro Spina, prima di essere staccato dalla 220 volt federale, mi disse "tu non hai capito nulla, stiamo costruendo l'azienda del ballo, in cui convergerà ogni cosa, è un'operazione colossale e chi non collabora adesso sarà tagliato fuori per sempre". Le sue parole erano ovviamente retaggio delle insaponate di shampoo che il figaro/presidente (poi caduto in disgrazia) frizionava a piene mani sulle teste estasiate dei maestri, rosso e sicuro da ogni palco, inarrivabile nella magnitudo con cui aveva terremotato ogni precedente saggio edificio.

Risposta di Sauro Amboni

Se prendi un libro a caso fra i cinque libri di storia del liceo a apri una pagina a caso, ci trovi una guerra.

Se prendi, sempre a caso, un altro libro di un altro anno e apri a caso una pagina vi trovi un tradimento.

Se poi riprendi un altro libro e un'altra pagina ci trovi una vendetta.

Se poi su uno stesso libro di quelli di prima o su un altro libro di un altro anno, apri a caso una pagina ecco che vi trovi un inganno fra popoli o re.

Se per caso vi trovi un armistizio, ma prosegui nel leggere la pagina fino in fondo, ti accorgi che era solo una trappola, un’esca politica, per meglio preparare la rivincita, cioè un'altra guerra.

In ogni organizzazione esiste sempre una vena di rivalità fra i dirigenti, una ruggine di vecchia data, una vendetta da fare o qualche sassolino nella scarpa che si vuol togliere a tutti i costi.

In Italia il 95 % dei reati è impunito e fra quelli puniti il 95% li reitera.

Anche l'organizzazione del ballo non sfugge a questa triste realtà.

Siccome nel ballo il 95% dei dirigenti ruotano sempre loro fra le stesse posizioni, associazioni, cariche e incarichi, ecco che (mutatis mutandis) il 95% delle cose che non vanno bene, vengono reiterate.

Non dobbiamo pertanto meravigliarci se le "cose" vanno come vanno (non solo nel mondo del ballo!).

Dobbiamo invece meravigliarci del fatto che ci sono moltissimi soci delle varie organizzazioni del ballo (sia amatori che professionisti) che sono seri, intelligenti, preparati, onesti, di buona o ottima cultura, persone in gamba che, purtroppo, sono assenti o latitanti dalla scena direttiva; non si candidano a niente, se interpellati per entrare in lista o accettare un incarico rifiutano, rinunciano ad impegnarsi, si disinteressano.

Le cose vanno male (e non solo nel ballo) perché le persone sono così, si adagiano comodamente e stanno alla finestra a guardare, a volte a criticare ma mai o quasi mai a "fare".

Rimboccarsi le maniche fa fatica, dirigere e organizzare fa fatica, essere al centro delle critiche costa fatica, lavorare per gli altri fa fatica, ecc.

In sintesi, le cose vanno male solo e solamente per colpa "nostra" e della nostra indifferenza, disinteresse e insensibilità. E allora chi "sale"? Salvo qualche rara eccezione, gli scaltri, i furbi, i ciarlatani, gli astuti, gli imbonitori, ecc. Così era 50 anni fa quando nacquero le prime organizzazioni del ballo e così è oggi con le complesse organizzazioni ANMB FIDS MIDAS ecc,

Tutto qua. Ripeto, la colpa è solo "nostra" che stiamo alla finestra.

 

Le conclusioni

A margine di questo scambio di idee è doveroso precisare che, spesso, non è la paura della fatica o l’indifferenza a frenare la voglia di partecipazione delle persone oneste ma, piuttosto, la sfiducia nelle istituzioni stesse, nelle organizzazioni che dovrebbero sovrintendere e vigilare. Un senso di nausea che ci prende tutte le volte che osserviamo “il nemico” organizzarsi con protervia, sicumera, insolenza. Gli arroganti non riconoscono i limiti morali, ne quelli della decenza. Hanno fiducia cieca nei mezzi, in qualsiasi mezzo possa irretire gli associati, gli elettori o semplicemente la controparte. Insomma, che ci piaccia o no, il male ha una, dieci, cento marce in più.

Aggiungiamoci anche che non tutti sono attrezzati per assumere cariche rappresentative. Non bastano certamente la cultura e l’onestà. Ci vuole tempo a disposizione (e quindi una certa tranquillità economica e relativo disimpegno familiare), predisposizione e cultura politica.

E quindi, professo’, tolto questo e tolto quello, restiamo solo noi due… THE GUILTY!

Rosario Rosito, 24 agosto 2012

 

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