Il mondo del ballo in Italia
21 giu 2010

A cura di
Rosario Rosito
I MAESTRI TARDONI
Sono armati di tanta passione, diploma, buone intenzioni e spesso (ma non sempre…) anche di eccellente cultura. Li trovi sui siti web, alle gare, ai seminari, insomma dove fa capolino il ballo, fanno capolino anche loro. Sono puntigliosi, ligi, intransigenti e severi. Lanciano appelli accorati alla deontologia ed alla sportività. Sono over 50 ed hanno scoperto il fascino del ballo ormai prossimi alla pensione o anche dopo. Sono i maestri tardoni del ballo.
È un’impresa confutare le loro certezze. Perché sono le certezze di chi ha una visione minima dell’immenso mondo delle gare e delle balere, certezze radicate senza aver maturato un percorso di vita come ballerini. Certezze alimentate e sostenute dai volponi di sempre, che cercano sostegno a buon mercato alle loro eterne candidature, alle loro corti, ai loro testi, alle loro imperdibili e mirabolanti lezioni private.
Il maestro tardone di solito non ha allievi, ma si aspetta di averne di li a poco. Apre e chiude la sua associazione appoggiandosi ad altre strutture, con incrollabile fede. Ci rimette qualche soldino (avendo a che fare coi volponi questo è inevitabile) ma è contento di esserci, di poter dire la sua e di far parte dell’elite. Di solito è molto circospetto quando c’è da ballare: Lui preferisce parlare, dimostrare con le parole la sua immacolata preparazione, senza macchia e senza paura. Ha sempre il sospetto di essere deriso quando balla perché, nonostante la straordinaria incoscienza che lo porta a confrontarsi con maestri internazionali e ballerini di riconosciuta bravura, un minimo di obiettività gli è rimasta. Grazie a quel minimo di obiettività, che lo inibisce quel tanto da salvarlo da confronti imbarazzanti, riesce ad evitare tantissime figuracce barbine. Insomma gli rimane una sorta di istinto di conservazione, che lo difende dal tracollo nell’oblìo della ridicolaggine.
Ogni tanto purtroppo accade l’inevitabile; qualcuno perde il freno inibitorio e si lancia in crociate a favore di questo o di quello, propone, replica, bacchetta, sottolinea, sentenzia, suggerisce. Si indigna e si inalbera, si erge a paladino, inanellando citazioni e aforismi, parlando di ogni materia, senza freni e senza esitazioni: linee di ballo, musica, sport, figure, passi, regolamenti, competizioni, insegnamento, tutto viene preso di qua e lanciato di la, come fosse vangelo. È l’apoteosi finale del tardone del ballo che, ergendosi ad esperto di ciò che conosce a malapena, si copre di ridicolo rappresentandosi, nelle sue intime fantasie, quel maestro estroso che, ahimè, non sarà mai.
Rosario Rosito, 21 giugno 2010
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