Il mondo del ballo in Italia
12 mar 2009

A cura di
Rosario Rosito
IL CHA CHA
Accade, invece, che anche i brani scelti per le gare, rispondano solo al requisito minimo, cioè il ritmo e l’andamento giusto. Cosicché le chiusure e le aperture dei ballerini quasi mai coincidono con quelle di frasi e periodi musicali. Una cosa brutta, perché toglie molto al fascino del ballo, a prescindere dalla bravura delle coppie. Basterebbe maggior oculatezza nella scelta dei brani, evitando quei papocchi ottenuti con la modifica di brani famosi adattati all’uopo.
Questa abitudine a considerare il cha cha, per la sua semplicità ritmico melodica, una danza pressoché libera dal punto di vista strutturale nell’organizzazione di frasi e periodi musicali, ha indotto i maestri a creare amalgamazioni senza nessuna aderenza tra musica e ballo, se non nel rispetto del ritmo e dell’andamento.
Il risultato, che si può osservare in qualunque competizione, è un appiattimento delle performance, a prescindere dal potenziale dei ballerini, verso una forma di danza molto superficiale, con movimenti che si accavallano tra inopportune chiusure musicali ed aperture di passi e figure che non rispondono a nessuna logica rispetto ai suggerimenti dell’evoluzione melodica del brano.
Restando nell’ambito dei latini basti pensate al fascino di un paso doble, nei momenti topici delle chiusure, per rendersi conto di quanto sarebbe più affascinante un cha cha ben ballato, se si desse maggior rilievo a questo aspetto.
Rosario Rosito, 12 marzo 2009
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