Il mondo del ballo in Italia
13 ago 2009

A cura di
Rosario Rosito
IL CREPUSCOLO DEI VALORI: COS'ERA LA LEALTA'?
Cosa ci riserva l'immediato futuro? Ancora tanti amari bocconi suppongo. Non vedo come si possa rimediare in tempi ragionevoli ad una situazione tanto compromessa. Tutto è reso difficoltoso dall’endemica mancanza di lealtà. Ed è risaputo che, in qualsiasi sport che voglia degnamente definirsi tale, la lealtà è una base irrinunciabile. Intendiamoci, di giudici corrotti o incapaci sono piene le cronache di tutti gli sport, ma quello che accade nell’ambito del ballo sportivo sembra andare oltre le endemiche deficienze.
Viviamo tempi oscuri, parole come l'etica, la morale, i valori umani, hanno perso ogni certezza, ogni significato al di fuori del dizionario. Sono proprio uscite fuori dal linguaggio comune.
Una di queste parole divenute rare è la lealtà, anche nel suo composto "lealtà sportiva". Non mi meraviglierei se una parte dei ragazzi che affollano un palazzetto nell'imminenza di una gara, neanche sapesse dare una definizione di cosa sia la lealtà sportiva. Nessuno ne parla più, nessuno si ispira ad un valore così poco attuale, che sa di vecchio, eppure... eppure è quello che in fondo vorrebbero tutti i competitori degni di questo nome.
La lealtà presuppone il rispetto, c'è qualcuno che non gradirebbe essere rispettato? La lealtà è indigesta ai disonesti, c'è qualche persona onesta a cui sta a cuore la digestione dei ladri? La lealtà cancellerebbe in un sol colpo non solo le ingiustizie, ma persino i sospetti, c'è qualche competitore che non lo desidera?
Sono abbastanza cresciuto da ricordare cose vecchie. I discorsi, che oggi sembrano appartenere al paleolitico, dei genitori, dei maestri, del direttore scolastico, nelle occasioni importanti. In quei discorsi faceva sempre capolino la parola lealtà, ad eccitare i sentimenti buoni di noi ragazzi. E sin dall’adolescenza ed anche oltre neanche concepivi che una gara si potesse vincere senza merito. Gli adulti dal canto loro erano attenti a salvaguardare l’ingenuità dei ragazzi, tenendoli lontani e protetti da discorsi maliziosi e furberie sia sportive sia sociali. Oggi, ahimè, non sembra proprio così. Tutti contro tutti in un turpe girone dantesco di invettive, ripicche, antipatie, gelosie. Tutti esaltano la vittoria ad ogni costo, andando, inconsapevolmente contro ogni principio di lealtà sportiva, cioè demolendo a picconate proprio quello che si vorrebbe sostenere: lo sport vero. Perché su una cosa siamo tutti, ma proprio tutti d’accordo: lo sport taroccato è noioso, non diverte granché nemmeno i vincitori.
Piccolo dubbio finale: ma a scuola lo insegnano ancora che nel medioevo l’economia funzionava quasi esclusivamente su un presupposto di lealtà che si traduceva nella fiducia e nel credito?

Affido la conclusione alla ispirata saggezza di Francesco Alberoni:

 "La legge può colpire il disonesto, ma non può insegnare la lealtà, la sincerità, il rispetto della parola data, la buonafede. Sono cose che il bambino impara da sua madre e suo padre che sono sinceri con lui, non lo ingannano, mantengono le promesse e pretendono che egli faccia altrettanto. Le impara nei rapporti con gli amici, con chi ama. E' questo substrato etico che fa funzionare la società"

 Rosario Rosito, 14 agosto 2009

 

 

 

 

 

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