Il mondo del ballo in Italia
08 ago 2007

A cura di
Rosario Rosito
IL GIUDIZIO UNIVERSALE
 
Non si profila certo come una panacea, per un appassionato di competizioni di danza, l’eventualità che la federazione nazionale di riferimento assuma in se tutte le funzioni possibili: controllare, formare, organizzare. Soprattutto appare paradossale, e ben poco rassicurante, l’eventualità che, controllori e controllati, possono essere diramazione del medesimo Ente, o centro di potere.
Lo spartiacque del discorso è, a parer mio, il punto in cui confluiscono i concetti di gara e di sport. Consideriamo ad esempio la polirematica “per sport”: è significativo che nell’accezione comune voglia dire “senza interesse pecuniario”, “senza cercare guadagno”, “per puro divertimento”, ecc. Insomma qualcosa fatta per sport ha maledettamente a che vedere col gratuito, col disinteressato.
Questo sentire comune si concilia malissimo col professionismo. Di fronte ai lauti guadagni degli “sportivi”, arricciamo il naso un po' tutti, come se ci fosse odore di truffa.
Anche nei molteplici forum dedicati al ballo si insinua, spesso, nei topic, arricchito talvolta d’ironia, il concetto del maestro troppo esoso, del professionista venale, ecc.
Credo sia necessario adeguare ai tempi i vecchi concetti di gara e di sport ed accettare, senza inutili remore, che gli sportivi professionisti, nei limiti imposti da un’adeguata correttezza morale, abbiano acquisito il sacrosanto diritto di fare al meglio i propri interessi anche nello sport. Un diritto giustificato dai grandi interessi economici mossi dai media e dalla pubblicità, che non è più pensabile di alienare. E quando parlo di professionisti dello sport non mi riferisco solo ai campioni ed ai maestri, ma a tutti quelli che hanno un ruolo ben identificabile nell’ambiente, quindi anche ai giudici.
Il giudice potrebbe essere un ex campione o solo un’esteta dell’attività coreutica o un ex maestro o un semplice appassionato della danza: purché abbia un elevato (e provato) status morale e culturale ed una specifica (e certificata) preparazione, associata ad un’esperienza adeguata al livello della specifica gara. Da escludere, aprioristicamente, i maestri ancora in attività, per manifesta ed acclarata incompatibilità dei ruoli.
Chi potrebbe certificare? Chi potrebbe controllare? Un Ente Morale autonomo, ad esempio la rinnovata ANMB. Le regole andrebbero riscritte con attenzione alla luce dei catastrofici strafalcioni che si sono sovente verificati sino ad oggi.
Regole semplici ed inequivocabili. Ad esempio, per gare di un certo livello, potrebbe essere richiesta un’esperienza pluriennale nel ruolo, una minima età specifica, o cose simili.
Assolutamente errato, proprio concettualmente, accentrare in una struttura piramidale, d’ispirazione dilettantistica e decubertiniana, per giunta di carattere marcatamente politico e promozionale, l’incarico di “formare” o “patentare” dei giudici professionisti. Escluderei quindi da queste incombenze la federazione che dovrebbe però, coi proventi delle varie affiliazioni e tesseramenti, accollarsi l’onere di compensare adeguatamente i giudici. Non essendo responsabile della formazione, la federazione potrebbe pretendere un’assoluta imparzialità e linearità di giudizio. Potrebbe infliggere squalifiche, comminare sanzioni e quant’altro reputerebbe necessario al fine di cautelare i propri iscritti, atleti in primis.
Questo è quanto imporrebbe una logica apolitica e scevra da compromessi e “magna magna”.
Questo è quanto difficilmente accadrà perchè la logica in essere, temo, sia di ben altra natura...
Rosario Rosito, 08 agosto 2007
 
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