Il mondo del ballo in Italia
10 dic 2010

A cura di
Sauro Amboni
Il Maestro Ciro Liuzza nel suo Reportage sul corso dei 16 balli a Castellanza: 3^ Parte




Inviato Speciale
Maestro Ciro Liuzza


L’IMPORTANZA DELLA DIDATTICA PER UN BRAVO MAESTRO
 

Un grande rilievo è stato dato al metodo di insegnamento affinché il Maestro possa trasmettere agli allievi con efficacia, adeguatezza, coinvolgimento, passione e successo. A questo proposito elenco qui di seguito alcuni punti sviluppati dal Relatore Maestro Amboni nel corso dello stage.

 

Durante l’insegnamento, ha precisato il Maestro Sauro Amboni, sono necessari comportamenti e decisioni assolutamente non standard che ogni buon Maestro deve adottare ed assumere volta per volta a seconda delle esigenze del giorno, della lezione, del singolo momento, del numero di allievi in scuola, del loro livello, dell’età, ecc. Queste note sono quindi di carattere generale da selezionare e adattare in base alle circostanze. Esse sono dettate dall’esperienza di decenni di insegnamento in scuole di ogni tipo, ordine e grado.



 
1.     Per fare una buona lezione occorre essere molto duttili e, spesso, rinunciare a comportamenti troppo rigidi o troppo severi.

2.     Meglio non rilevare pubblicamente una piccola intemperanza caratteriale di un allievo ma è preferibile fingere talvolta di non accorgersi dell´accaduto.

3.     La qualità maggiore di un Maestro non è quanto è straordinario il suo sapere ma come e quanto è in grado di trasmettere concetti, tecniche e gestualità anche all´allievo più problematico.

4.     Durante le lezioni ai corsi collettivi, per ottenere la comprensione e l´apprendimento da parte degli allievi più deboli, sono indispensabili le ri-ri-ri-ripetizioni di spiegazioni, movimenti, concetti, ecc. Ciò comporta un inevitabile annoiamento e una sicura deconcentrazione da parte di coloro che hanno già capito più o meno velocemente. Ma un bravo insegnante deve utilizzare un qualsiasi valido metodo di insegnamento ma non può assolutamente permettersi di annoiare il suo pubblico. La noia è il nemico di ogni insegnante che dovrà quindi alternare spiegazioni, musica, battute spiritose, minacce, lodi, esempi, esercizi, ecc. allo scopo di rendere interessante e viva la lezione.


5.     Quando entra in palestra, l´insegnante deve necessariamente e repentinamente adeguarsi alla coppia o al gruppo che ha di fronte e diventare perciò un attore duttile e trasformista, capace di interessare, colpire, stupire, (in qualsiasi modo lecito), stando sempre ben attento al minimo sintomo di disinteresse, deconcentrazione o noia del suo pubblico. In questi casi dovrà intervenire rapidissimamente con una battuta, un aneddoto, un esempio che colpisca e recuperi l´attenzione.

6.     Per evitare noia, stanchezza e distrazione, si consiglia anche di concedere alla coppia o al gruppo a lezione, brevissime pause di intervallo autocontrollato di qualche minuto.

7.     Bisogna, in alcuni casi, tener presente anche dell´orientamento ideologico politico-religioso ecc. del gruppo al corso (per esempio Oratorio, ARCI, gruppo anziani di un Sindacato, scuola private cattolica o solo privata o pubblica, ecc.), orientamento al quale deve ispirarsi il docente verso un ben determinato metodo didattico e disciplinare (atteso da chi organizza il corso).

 

8.     Per quanto riguarda il rapporto docente-allievo (nel gruppo o nella coppia) è indispensabile conoscere sia le potenzialità degli allievi, sia il loro carattere, cercando di capirlo il più rapidamente possibile in modo da conoscerne i tratti principali ed agire di conseguenza per mantenere la lezione il più possibile produttiva. Ad esempio:

  1. non si dovrebbe guardare un iper-emotivo troppo fissamente negli occhi;
  2. non si dovrebbe mai rimproverare bruscamente un timido;
  3. invece si dovrebbe riprendere anche bruscamente il menefreghista lavativo;
  4. si dovrebbe incoraggiare molto o poco in funzione del carattere dell´allievo in quanto l´incoraggiamento può stimolare il timido ma anche ottenere l´effetto opposto nell´allievo esuberante;
  5. talvolta per interessare il gruppo, sarà produttivo anche raccontare alcune proprie debolezze o insuccessi (ovviamente scelte tra quelle narrabili) e riconoscere talvolta anche propri errori passati allo scopo di rendere più partecipe il gruppo o la coppia nell´esperienza che si cerca di trasmettere loro.
 
14. Ogni tanto, il Maestro deve riflettere e porsi delle domande sul proprio modo di insegnare; ad esempio:
1.     come migliorare il mio insegnamento?
2.     come renderlo più stimolante e coivolgente?
3.     come capire i problemi che incontrano gli allievi nell’apprendere?
4.     come aiutare ad apprendere?
5.     come valutare quanto gli allievi recepiscono?
 
15. Per introdurre questi interrogativi ne nascono degli altri più generali ed altrettanto “difficili”:
1.     che tipo di insegnante sono?
2.     a che punto sono nel processo di sviluppo della mia professionalità?
3.     quali sono le idee sull’apprendimento che regolano il mio modo di insegnare?
4.     come potrei cambiare il mio modo di insegnare, se decidessi di farlo?
 

16. Per diventare un bravo insegnante e giungere allo sviluppo della propria professionalità, è necessario seguire anche un processo di autocritica. Per esempio videoregistrare le proprie lezioni per poi rivederle, ascoltarle con calma e farsi delle autocritiche.


17. Si possono identificare aspetti del proprio insegnamento prima sconosciuti o trascurati, quali:
1.     limitata gamma di metodi di insegnamento usati;
2.     tempo limitato lasciato agli allievi per le prove;
3.     mancanza di un discorso bene organizzato nello spiegare;
4.     poca comprensione delle difficoltà esposte o lamentate dagli allievi;
5.     reazioni spontanee di giudizio negativo troppo esagerate;
6.     mancanza di capacità di coinvolgimento;
7.     eccessiva velocità nell’esporre un discorso, una figura o un movimento;
8.     indicazioni di lavoro non chiare;
9.     inutile ripetitività delle interiezioni, delle esclamazioni, ecc;
10. discorsi iniziati e non conclusi;
11. interruzioni troppo frequenti e fuorvianti;
12. incapacità di gestire correttamente il tempo a disposizione;
13. uso improprio delle domande fatte agli allievi.
 
18. L’insegnante, per dare efficacia all’attenzione, deve servirsi anche dello sguardo, della voce e della gestualità per catturare l’attenzione e stimolare l’interesse che sono elementi indispensabili per qualsiasi tipo d’apprendimento.

19. L’allievo, attraverso le parole, ma soprattutto gli sguardi e gli atteggiamenti dell’insegnante, acquisisce la fiducia nelle proprie capacità.

 
20. Alcuni suggerimenti:
21. Insegnare a bambini, ragazzi, adulti o anziani necessita di approcci diversi.
22. Il linguaggio e la terminologia specifica dei vari argomenti variano anche a seconda del grado d’istruzione dell’allievo.

23. E’ necessario tener presente che ogni individuo apprende secondo un proprio stile cognitivo: chi apprende per imitazione osservando, chi attraverso la logica e se non capisce non ricorda, chi pappagallescamente, ecc.

 
24. Un bravo Maestro all’inizio di ogni lezione, ha cura di comunicare quali obiettivi intende raggiungere all’interno di quella lezione. Idem all’inizio di un corso.
25. L’allievo, in questo modo, è posto, immediatamente, in una situazione d’apprendimento attivo.

26. Quando si spiega bisogna usare il “noi” all’interno di ogni discorso, perché risulta più coinvolgente. Si dice, per esempio: oggi impariamo questo (e non oggi imparerete questo), ora ci troviamo in questa posizione (e non ora vi trovate in questa posizione), siamo tutti d’accordo? E non siete tutti d’accordo? Abbiamo bene chiaro questo movimento? E non avete bene chiaro questo movimento?

27. E’ bene ricordare che l’uso del “Non”, all’interno di frasi o messaggi è controindicato. Gli studi sul funzionamento della mente, hanno dimostrato che l’inconscio rifiuta questa parola.

28. Inoltre, ricordiamo che il linguaggio del corpo dice più delle parole e che quindi dobbiamo spiegare eseguendo noi stessi i movimenti che spieghiamo. O facendoli eseguire a chi ci aiuta nell’insegnamento.

29. Ricordiamo che il docente rappresenta, spesso, un modello per i suoi allievi, sia piccoli che giovani. Gli allievi assimilano i suoi comportamenti e molte volte li riproducono.
30. Bisogna prestare sempre attenzione alle domande e alle osservazioni degli allievi, evitando di distrarsi dedicandosi a qualcosa d’altro. L’allievo va ascoltato.
31. Ricordarsi ogni tanto di sorridere.
 

32. Un Maestro che si pone alla guida di una coppia o di un gruppo, sia per insegnare il Ballo ricreativo o per prepararli all'agonismo, deve saper avvicinarsi a loro con umiltà, seguendo quei valori universali per i quali vale la pena di impegnarsi, cioè coltivare negli allievi: l’amicizia, la lealtà, la cultura, e l’entusiasmo.


33. Chiunque agisca seriamente in nome di questi valori, si avvicinerà sempre più ai propri allievi acquisendone la loro fiducia e collaborazione e ciò farà emergere la personalità che è nel cuore di ognuno. Ricordiamo che i nostri allievi sono i nostri giudici.

34. Dobbiamo tenere presente che il Ballo è in costante evoluzione e il ruolo della formazione rappresenta un fertile strumento di crescita: nuove figure, nuove discipline, nuovi metodi di insegnamento, gli aspetti multimediali, la comunicazione che un maestro deve conoscere.


35. Tutto ciò vuol dire saper valorizzare le proprie competenze, aggiornare il proprio sapere frequentando corsi, aggiornamenti e stage.

36. Un punto importante consiste l’insegnamento ai bambini. Ciò per due motivi: sia per l’esigenza di una continuità numerica nel mondo del Ballo dovuta alla scarsa presenza di giovani alle competizioni in atto già da alcuni anni, e sia soprattutto per il delicato ruolo del Maestro che ha nella sua duplice veste di tecnico e di educatore.


37. Insegnare ai bambini è impresa difficile, molto difficile. È necessaria una buona cultura teorica, pedagogica e didattica. Poi, ovviamente, è necessario conoscere la tecnica del Ballo.

38. Il movimento rappresenta il principale mezzo di comunicazione che il bambino utilizza per conoscere. E’ il fondamento del suo sviluppo e della sua affettività.


39. Attraverso il lavoro di danza e movimento, il piccolo impara a controllare ed a gestire le proprie attività motorie, a conoscere i propri limiti a migliorare la sua relazione con gli altri, ma prima ancora con sé stesso.


40. E’ importante, cioè, che questa attività venga proposta sotto forma di divertimento, come un gioco, ma dove esistono delle regole ben precise.

41. In particolare il ruolo del maestro deve essere quello di amico, un amico “più grande” che sappia condurre questo gioco e stabilire delle regole da rispettare.


42. Il bambino ha bisogno in questa fase di apprendimento: sia di essere guidato che di trovare aspetti di divertimento e di socializzazione fondamentali ad un suo corretto sviluppo.


43. Ripeto che il futuro del Ballo dipende da come sapremo coltivare nei giovani l’amore e la passione per il Ballo.

44. Pertanto uno fra i più importanti nostri compiti è quello di avvicinare i giovani al Ballo, farglielo amare attraverso il divertimento, avviarli alle competizioni e farli crescere.


45. Se ognuno di noi nel prossimo anno avvicinasse al Ballo anche solo 10 coppie di bambini, l’anno prossimo avremmo in Lombardia 500 nuovi competitori in pista nella Classe C.

 
46. Tecnicamente nell’insegnamento sono importanti alcuni accorgimenti pratici quali ad esempio:
47. Insegnare con convinzione e passione.
48. Prima di iniziare a parlare aspettare un momento. Uno studiato silenzio attira sempre l’attenzione.
49. Guardare gli ascoltatori e continuate a farlo dal principio alla fine.
50. Mettere della forza e dell’entusiasmo nelle dichiarazioni che si fanno.
51. Indirizzare le dichiarazioni agli ascoltatori, mai al pavimento, al soffitto o alla finestra.
52. Variare l’inflessione e il volume della voce con sentimento ed entusiasmo e modificare di tanto in tanto la rapidità del discorso.
53. Fare qualche passo mentre si spiega ma guardare sempre il pubblico negli occhi.
54. Favorire la partecipazione attiva degli allievi.
55. Avere il senso dell’umorismo.
56. Avere un linguaggio semplice.
57. Vestire in modo appropriato.

58. Servirsi pure dei gesti mentre si spiega, ma lasciare che l’espressione del viso e i movimenti del corpo facilitino la comprensione.

59. Evitare lunghi periodi di silenzio. Le pause debbono essere usate solo per attirare l’attenzione.
60. Usare soltanto aneddoti o battute che siano pertinenti al soggetto. Fare attenzione che rafforzino l’idea e non la indeboliscano.
61. L’umorismo è di aiuto ma troppa ilarità può essere dannosa. Quindi, va usato con discrezione.
62. Fare spesso delle domande e tenere l’indolente sveglio e vigile. Guardare dritto verso il gruppo o la coppia quando si fa la domanda.
63. Passare rapidamente al punto successivo. Inutili ripetizioni e spiegazioni o esitazioni sono dannose.
64. Non comunicare agli allievi che ascoltano che si sta superando il tempo previsto.
65. Ricordiamo che il germe dell’entusiasmo è contagioso. Approfittiamone. Un grande Maestro sa infondere entusiasmo.

66. Il Maestro deve avvicinarsi agli allievi con umiltà e coltivare in loro l’amicizia, la lealtà, l’amore per la cultura, l’ottimismo, l’ambizione, il divertimento e soprattutto, ripeto, l’entusiasmo.

 
 
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