Il mondo del ballo in Italia
14 mar 2007

A cura di
Rosario Rosito
IL MIO CANE E’ SCIOVINISTA
'Appena mi alzo, Sylver, un delizioso yorkshire nano argentato, sgaiattola fuori dalla cuccetta e, scodinzolando e saltellando, si avvia alla porta per uscire a fare i bisognini. Appena fuori dal portone, alza la gambetta e “marchia” con uno spruzzetto la ruota della prima automobile che si trova davanti. Poi marca tutto ciò che incontra lungo la nostra breve passeggiata: ruote di bici, pali della luce, ombrello della vicina appoggiato al portone (nessuno glielo riferisca per favore...), etcetera, etcetera. Il suo è tutto uno zigzagare ben finalizzato, che a noi appare buffo, nonostante possiamo comprenderne le ragioni, scaturite da esigenze naturali e territoriali.
Ho pensato a Sylver, mentre leggevo una rivista nella quale, un baldanzoso presidente, magnificava le imprese vincenti di una coppia di ballerini che, in primis, erano affiliati alla “sua” federazione. Avevo già notato questo esagerato sciovinismo, sorridendoci sopra, per l’involontaria comicità del concetto: ma come, due si fanno un cuore così, tra estenuanti allenamenti, costosissime lezioni private, massacranti gare e il merito del loro successo è “in primis” di un’accolita di panciutelli funzionari? Roba da riderci a crepapelle.
La puntualità del fenomeno ha pian piano trasformato la primitiva ilarità in leggera preoccupazione.
Vuoi vedere, mi son detto, che il fenomeno è tutt’altro che marginale? Sono andato a rileggermi articoli a commento di gare o manifestazioni precedenti, sulla rivista in questione e sui siti web di riferimento, ed è venuto fuori un quadro disarmante. Non c’è, in sostanza, avvenimento importante che riguardi la danza, senza che da destra e da manca, se ne rivendichino potestà e meriti intrinsechi. Così apprendiamo che, lungo la sua passeggiatina quotidiana, qualcuno ha “marcato” persino un programma televisivo completo di maestri, giudici e musicisti!
Intendiamoci, lo sciovinismo è un fenomeno vecchio, niente di nuovo sotto il sole. Fa solo un po' specie l’esagerazione. È come se i tifosi della nazionale di calcio, a distanza di sei mesi dalla finale mondiale, ad ogni occasione, continuassero a gridare con le lacrime agli occhi – “CAMPIONI DEL MONDO! SIAMO I CAMPIONI DEL MONDO!” – tragico più che ridicolo.
Chissà quanti campioni sono stati trattati come l’ombrello della mia vicina, ritrovandosi con il marchio di fabbrica appiccicato addosso senza accorgersene!
Dai Sylver, rientriamo a casa prima di fare altre figuracce...
Rosario Rosito, 29 gennaio 2007
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