Il mondo del ballo in Italia
14 mar 2007

A cura di
Rosario Rosito
Il potere ''occulto'' del ritmo e dei suoni...

'D’altro canto anche ricercatori, medici e psicologi hanno sempre sottolineato ed assunto, come realtà inconfutabile, il potere, non solo evocativo, che suoni e ritmo hanno sul nostro corpo e sulla nostra psiche. Così si spiegano le Marce Militari, gli Inni Nazionali, la Musicoterapia, gli Jingle pubblicitari e tutti gli altri “usi”, più o meno ufficiali, che si fanno della musica. Ma c’è dell’altro.
La musica può influenzare il nostro comportamento anche in modo “occulto”, subdolo, senza che la nostra coscienza ne abbia la benché minima percezione. Nel nostro orecchio non risiedono soltanto i ricettori nervosi del suono, ma anche gli organi dell’equilibrio; questi ultimi, se sollecitati con suoni superiori ai 70/80 decibel, inviano al cervello, e di conseguenza anche al corpo, lo stimolo di muoversi, come per mantener l’equilibrio. Questo è quanto accade nelle discoteche, luoghi in cui si superano normalmente i 100 decibel: persino un sordo, spinto dagli stimoli dell’organo dell’equilibrio, si muove freneticamente ricavandone la sensazione di scaricarsi dalle tensioni. Ecco spiegato perché nelle discoteche il volume conta più della selezione musicale.
Anche la musica “soffusa”, ovattata, quella che fa da sottofondo, può avere una precisa funzione occulta. Le segreterie telefoniche dell’ufficio reclami di diverse grandi aziende, tengono il cliente in linea per qualche istante, anche senza necessità, prima di smistare la telefonata all’operatore; nella breve attesa il cliente, magari infuriato in relazione al reclamo che si accinge a sporgere, è “costretto”, suo malgrado, ad ascoltare Mozart, Puccini o Chopin: sembra incredibile, ma la sua tensione si allenta, il “carico” con cui si era accinto a telefonare si sgonfia, e, quando l’operatore prende la telefonata, il dialogo si pone su binari di grande cordialità, a tutto vantaggio dell’azienda, manco a dirlo.
Altro esempio. Nei grandi supermercati. La musica di sottofondo deve essere discreta, non troppo ritmata, non troppo lenta, accuratamente scelta nel “genere”, immaginate il perché? Attraverso la musica si tende ad orientare la quantità e la qualità delle vostre scelte: il ritmo deve somigliare a quello cardiaco (più o meno 70 battiti al minuto) in modo che voi spingiate il carrello con la giusta velocità, cioè una velocità che vi consenta di non trascurare nessuna occasione d’acquisto; il volume deve essere discreto per passare inosservato alla vostra parte cosciente e poter comunicare direttamente all'inconscio; il genere musicale dovrà richiamare nella vostra mente quei luoghi di provenienza o quelle similitudini, di stile e fattura, con i prodotti che il supermercato ha deciso di “spingere” all’acquisto.
Alla luce di quanto detto, cosa dovrebbe fare un maestro di ballo per “invogliare” gli allievi/clienti ad un'attività più performante?
Intanto, la palestra, la sala o in ogni caso il luogo dove si svolgono le lezioni, deve essere il più accogliente possibile: filodiffusione nelle sale d’aspetto e negli spogliatoi, con musica soffusa e rassicurante che richiami in pratica l’ambiente prenatale, il ventre materno, l’impagabile sensazione di benessere e spensieratezza dell’età preadolescenziale. Eviterei la new-age che è eccessivamente rilassante, per alcune persone, ed è addirittura irritante per altre, ed orienterei la selezione musicale verso il gusto predominante dei clienti, in base all’età e al ceto sociale di provenienza.
Al riguardo dei brani da utilizzare per le lezioni vere e proprie bisognerebbe ricordarsi delle seguenti, semplici, regole:
· Nella fase di assimilazione di un’amalgamazione è di grande aiuto utilizzare sempre lo stesso brano musicale; il cervello riesce in tal modo ad associare i passi alla musica sfruttando, oltre ai riferimenti ritmici, anche quelli melodici ed armonici.
· Per un principiante sono da evitare brani semisconosciuti o per “addetti ai lavori”; molto meglio musica attuale o comunque molto nota, per evitare la doppia fatica di concentrarsi sia sull’assimilazione del brano sia su quella dei passi.
· Considerare adeguatamente il senso di disagio che taluni brani possono ingenerare in chi ascolta; ad esempio, nella social-dance, brani già troppo “usurati” da un’assillante martellamento dei media, possono provocare un ”rigetto” da parte del cliente; in altre parole è sempre preferibile essere all’avanguardia nella scelta dei brani da proporre.
· Diffidare, soprattutto per i balli di coppia standard e latino-americani, dei riarrangiamenti di brani famosi non composti appositamente per il ballo; non sempre la struttura formale è adeguata e, solitamente, non basta che il ritmo sia stato modificato appositamente.
Su questo argomento ci sarebbero tante altre cose da dire, ma, per il momento, mi fermo qui. Chi ha voglia di approfondire può scrivermi, senza problemi.

Rosario Rosito, dicembre 2004

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