Il mondo del ballo in Italia
04 set 2011

A cura di
Sauro Amboni
Il ruolo dello Psicologo nella Danza Sportiva per disabili.

 

 

 

DANZA SPORTIVA & SPORT & DISABILITA’

Il CONI forma i Tecnici dello Sport

Reportage a  cura della Prof.ssa Marcella Costato

 

 

 

 


 

 

   “Lo sport deve diventare una forza importante che consenta a tutte le persone di ripristinare il loro contatto con il mondo che le circonda e quindi il loro riconoscimento come cittadini”.

(Sir. Ludwig Guttmann)

 

Disabilità e Danza Sportiva: dalla parte dello psicologo

 

 

Il dott. Giovanni Lodetti, psicologo dello sport, ha spiegato come in seguito ad un trauma le persone reagiscano in modo diverso. Tutte, però, passano attraverso tre fasi critiche.

 

  • Fase iniziale di shock traumatico: dovuta all’angoscia, per esempio, di non poter più camminare.
  • Fase intermedia: in cui può esserci il rifiuto per la carrozzina, la sfiducia nella guarigione, uno stato di aggressività oppure la rimozione del problema.
  • Fase finale: caratterizzata dal reagire alla depressione, accettare di vivere in condizioni di immobilità e iniziare il processo di  riabilitazione.

Durante la fase della riabilitazione, sono importanti:

 

Rete sociale familiare

Allenatori brevettati CIP

Psicologi clinici.

 

Per l’individuo con disabilità è di grande aiuto l’attività motoria di tipo sportivo. Essa deve essere presentata con una bassa soglia di competitività, in modo individuale o di gruppo, ma sempre fra persone con patologie simili.

Si parla di Riabilitazione Globale, nella quale si considera la persona nella sua totalità.

L’individuo deve poter ritrovare una propria autonomia fisica, ma anche psichica.

 

Sport quindi come terapia.

Quali sono i meriti dello sport terapia?

 

Lo sport favorisce le capacità d’adattamento e oltre a migliorare le

capacità motorie e spazio temporali, educa all’espressione dell’ affettività e controlla l’aggressività.  Modera l’autolesionismo e favorisce l’autocontrollo. Incoraggia la comunicazione e la socializzazione. Un individuo per essere sociale deve saper comunicare bene.

 

Tutto questo porta l’individuo
alla conquista di una propria dignità.

 

N. B. Oggi, molti si chiedono che cosa spinga i normodotati a gareggiare insieme o contro i disabili.

 

Con l’educazione a capire che esistono realtà diverse, s'impara a colloquiare ed interagire con loro.

In questo caso, la persona con una disabilità diventa una risorsa, anche all’interno di un gruppo.

 

 

Disabilità sensoriale

 

Il dott. Simone Morelli, delegato regionale FISPIC, ha trattato gli aspetti legati alla disabilità visiva.

 

Ha spiegato come le persone possano avere un deficit visivo dalla nascita oppure acquisto nel tempo.  

Parleremo quindi di:

  • Non vedenti assoluti
  • Ipovedenti

 

Esistono, inoltre, diverse classificazioni che meglio precisano le caratteristiche e la gravità dei due gruppi.

 

E’ importante, tuttavia, rilevare che anche chi possiede questo tipo di deficit può praticare sport a livello ricreativo, ludico e agonistico, come nel caso della Danza Sportiva.

 

Gli ipovedenti, possono avere un'ipovisione centrale e in questo caso la persona che guarda vede una macchia centrale, ma ha una buona visione periferica.

 

Al contrario, chi ha un'ipovisione periferica, vede solo una piccola zona centrale e non l’esterno.

 

 

N.B. Nello sport è più facile lavorare con un’ipovisione di tipo   centrale.

 

Nelle persone non vedenti, si parla spesso di “ciechismi” o atteggiamenti viziati.

 

Quali sono?

 

  • Rigidità generale (causata dalla paura degli ostacoli).
  • Cattiva postura (causata, per esempio, dal movimento del braccio per ripararsi dagli ostacoli).
  •  Andatura e deambulazione aderente al terreno (provocata sempre dalla paura di cadere o inciampare).

 

Quali sono i comportamenti cui prestare maggiore attenzione?

 

  • Dondolio ripetuto del capo o del corpo (sono movimenti che non si possono vedere nell’adulto e imparare, ma spesso manifestano situazioni di disagio emotivo).
  • Espressioni facciali non controllate.
  • Dita negli occhi  (autopunizione al difetto visivo).
  • Verbalismo (parlare molto anche di ciò che non si conosce).

 

Qual è il ruolo dello sport?

 

Lo sport permette alla persona cieca di uscire dall’isolamento e in questo modo assume un valore formativo.

L’attività sportiva, praticata tra disabili, è in questo modo occasione d’incontro e nascita di relazioni d’amicizia, mentre, se praticata tra disabili e normodotati, favorisce l’integrazione.

N.B. Nelle scuole si rafforza l’idea di sviluppare un’attività integrata.

 

L’importanza di adattare

Che cosa significa adattare?

 

Sulla teoria dell’adattamento si è già parlato nella rivista N. 264.  Ricordiamo, brevemente, che adattare non significa annullare finalità e obiettivi, ma operare degli aggiustamenti per svolgere l’attività prevista.

Nell’ambito della disabilità visiva è possibile adattare:

  • Spazi (adattare l’ ambiente in favore dell’attività)
  • Attrezzi (uso di palle sonore o di tipo tattile).
  • Durata (ridurre la durata per non affaticare).
  • Intensità
  • Intervalli (creare maggiori momenti di riposo).
  • Adattamento regole (curare  la sicurezza, ma cercando di rendere l’attività più fedele all’originale).
  • Difficoltà
  • Gruppi motivazioni (coinvolgere i normodotati mettendo in luce la ricchezza dell’ apprendimento reciproco).
  •  

Come approcciarsi con la persona non vedente e ipovedente?

 

In presenza di un disabile visivo occorre:

  •  Informare della propria presenza
  • Evitare il silenzio (per un cieco l’assenza di rumori corrisponde al buio totale per un vedente).
  • Usare un linguaggio essenziale, evitando di essere prolissi.
  • Utilizzare una terminologia chiara (usare parole, per esempio, legate al seno della vista).
  • Fornire indicazioni precise (destra , sinistra, in alto, in basso).
  • Chiedere sempre alla persona quanto sia in grado di vedere.

 

Che cosa utilizzare con i “non vedenti”?

 

  • Riferimenti tattili, come strisce per terra o corrimani.
  • Riferimenti acustici
  • Ausilio alla guida (l’accompagnamento è il più usato, oltre al bastone e al cane).

 

Che cosa utilizzare con gli “ipovedenti”?

 

  • colori sgargianti e in contrasto (non solo riferimenti tattili e acustici).
  • Ridurre la luce diretta (l’ipovedente vede meno di notte e con la luce forte). Per questo occorre poca luce in palestra e all’aperto usare un cappellino con visiera.

 

Conclusioni

 

In alcune città italiane, per opera di Tecnici Federali, sono nati progetti sperimentali con la finalità di diffondere la Danza Sportiva tra le persone non vedenti e di promuovere la loro  integrazione con i  ballerini normodotati.

 Auguriamo che la nostra Federazione sia sempre più sensibile alle richieste di chi desidera veder superate quelle barriere non solo fisiche, ma anche psicologiche che, purtroppo, allontanano ancora dalla vera integrazione.

 

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