Il mondo del ballo in Italia
14 mar 2007

A cura di
Rosario Rosito
Il Vangelo secondo Amedeo


Se esistesse la bibbia del liscio, il mio amico Amedeo, coriaceo romagnolo purosangue, sarebbe di sicuro l’autore di uno dei vangeli. Se fai l’errore (perchè di errore si tratta...) di chiedergli lumi su uno dei prodotti più tipici della sua terra, il ballo liscio per l’appunto, ti mette in un angolo e non esci vivo finchè non acquisisci la quintessenza del sapere distillato sull’argomento in questione, dalla A alla Z, comprese le lettere dell’alfabeto anglosassone. Lui è fatto così – hai voluto la bicicletta? Ed ora pedala! – .
Quante volte ci siamo ritrovati a cantare in coro “Romagna mia”? Centinaia, migliaia di volte, tra napoletani, genovesi, siciliani, ai matrimoni, nelle osterie, sotto la naia, tra italiani all’estero, nelle vigne padane e piemontesi, sui colli toscani, in gondola, all’oktoberfest... probabilmente insieme a “’O sole mio” e “Funiculì funiculà” è la melodia italiana più conosciuta, interpretata persino da Pavarotti e canticchiata da Sua Santità il Papa in persona! Bene, “Romagna mia” è stata composta da Aurelio Secondo Casadei, lo zio di Raoul. Destino di un nome, Secondo, è stato effettivamente il secondo grande maestro, in ordine temporale, a immolare la sua Arte alla solarità del ballo liscio. Il papà lo vedeva sarto, un’attività concreta e ben remunerativa agli inizi del’900, ma il giovinetto proprio non se la sentiva di stare seduto tutto il giorno con l’ago tra le dita. Fu così che si dedicò alla musica, passando attraverso lo studio del violino e divenendone un virtuoso al punto tale che l’accostarlo a Richard Strauss non è mai sembrata una vera bestemmia. Romagna mia, Tramonto, Sangue romagnolo, sono solo alcuni titoli delle oltre mille incisioni dell’artista. E anche se oggi sono a lui dedicati centri sociali, parchi e associazioni, rimane uno di quegli artisti “sottovalutati” dalla storia e dalla critica ufficiale. Non si sa bene perchè, ma se operano fuori dal contesto classico, i grandi musicisti vengono spesso confinati nell’oblìo. Ma questo è un argomento da approfondire in altri ambiti. Casadei s’ispirò a Carlo Brighi, considerato unanimamente l’inventore del liscio romagnolo. Qui siamo in pieno ‘800, alle prese con una cultura romagnola ancora strettamente contadina. Lo si evince anche dal nomignolo di “anatroccolo” (in romagnolo zaclèn) con cui è ricordato Brighi; un nomignolo, sarà forse un caso, che giustamente richiama le aie, i cortili chiassosi della festosa gente di Romagna. Perchè è questa una delle chiavi di lettura dello straordinario successo e universale diffusione del liscio romagnolo: la festa, l’happening. Le bollicine del lambrusco mal si sposano col ballo standard. C’è voglia di saltare, di esagerare nelle giravolte, appassionatamente. I maestri del liscio hanno fatto proprie le compassate danze teutoniche polacche o magiare, ravvivandole con la passione e l’entusiasmo dell’animo di Romagna. Valzer, polka e mazurka, soprattutto dal punto di vista musicale, hanno in comune il nome e poco altro con le omonime danze mittleuropee. A Secondo Casadei si deve anche l’utilizzo, sempre più marcato e virtuosistico, del clarinetto. Ed è un’intuizione geniale, perchè le sonorità del clarinetto, rotonde e chiare, meglio della fisarmonica, si prestano a rappresentare la schiettezza degli italiani in festa. Molto a torto il genere liscio è considerato un genere “facile”, quasi per musicisti di serie B. Ci sono invece fior di sassofonisti, clarinettisti e fisarmonicisti che farebbero la loro degna figura anche nelle ben più osannate orchestre standard, alla Glenn Miller per intenderci.
A questo punto mi assale un dubbio: ma che ci fa un napoletano come me a dissertare di folklore romagnolo? Misteri del web, vero Amedeo?
Dimenticavo una buona notizia: dallo scorso anno, nel giorno di Santa Cecilia, protettrice dei musicisti, nel Duomo di Forlì, si celebra una funzione religiosa in memoria di Secondo Casadei e dei pionieri del liscio, a cui tutti, indistintamente, dobbiamo qualcosa.
Rosario Rosito, 29 novembre 2005

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