Il mondo del ballo in Italia
04 feb 2010

A cura di
Rosario Rosito
IO ARRANGIO, TU ARRANGI, EGLI ARRANGIA
Ci risiamo, ormai niente e nessuno riuscirà a fermare la corazzata di Ballando con le stelle, con l’immarcescibile Paolo Belli e la sua scintillante orchestra. Chiarisco: nulla da eccepire sulla qualità dell’orchestra e la maestria dei musicisti e del loro direttore. Ma i brani maltrattati, stiracchiati, spelacchiati, spremuti pur di ridefinirli in “assetto da ballo”, sono mostruosamente lontani da ogni senso logico. Ma perché, vorrei chiedere a chi decide queste forzature, è proprio tanto astronomicamente impossibile comporre per l’occasione brani inediti? Oppure utilizzare la sterminata discografia specializzata esistente? O almeno arrangiare con maggior oculatezza evitando azzardi acrobatici da circo equestre?
È di tutta evidenza che si porta avanti un progetto commerciale ben preciso: Creare cose nuove, simpatiche, mai ascoltate prima, che possano suscitare l’interesse del colto e dell’inclita.
Ho ragionevoli dubbi sulla bontà di questo progetto. Dubbi legati ad una constatazione lapalissiana, e cioè che quelle musiche non sono affatto ballabili, se non nella confusione di una balera, in gruppo o tra dilettanti allo sbaraglio. Non c’è alcuna corrispondenza, se non accidentale e casuale, con frasi e periodi musicali idonei alle aperture e chiusure, alle amalgamazioni, alla tipicità delle singole danze. Il ballo ha ben bisogno di innovazioni, di nuove possibilità, ma stravolgere le poche certezze ed aderenze che si sono faticosamente create tra musica e ballo, non è la strada più idonea. Un vero innovatore, almeno didatticamente, sforzandosi di sperimentare senza ricorrere esclusivamente alle risorse che l’hanno erudito e preceduto, deve avere innata la capacità di discernere e riconoscere i limiti del consentito, superandoli talvolta, ma senza mai lasciarsi prendere la mano da forzature sconsiderate e poco funzionali alla causa prima, che non può essere “il commercio”, ma deve essere “il progresso”. Senza un miglioramento non c’è mai vera innovazione.
Rosario Rosito, 04 febbraio 2010
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