Il mondo del ballo in Italia
17 set 2014

A cura di
Rosario Rosito
L’Acme musicale

“Nel momento culminante del finale travolgente, in mezzo a tutta quella gente, si fumarono a Zazà…” eccola, questa frase tratta dalla famosa canzone napoletana “dove sta Zazà” mi pare che renda bene il concetto di “acme musicale”. Il momento culminante… sì, decisamente è più che accettabile come definizione dell’acme musicale.

Che cosa deve fare una coppia di ballerini nel momento culminante del brano musicale? In che modo bisogna tener conto di quest’aspetto musicale di cui si parla così poco?

L’acme musicale genera, psicologicamente, un’eccitazione, un’attenzione particolare, l’aspettativa di una rivelazione, di un senso di compiutezza e soddisfazione, di un ristoro alla tensione accumulata, la sensazione che qualcosa di fondamentale si stia svelando.

Va da se che le attese di chi osserva hanno bisogno di essere soddisfatte dalla performance della coppia in pista la quale, in coincidenza dell’acme musicale, DEVE offrire il momento migliore in termini di acrobazia, spettacolarità, suggestione, rispettando con estrema coerenza anche le chiusure e le aperture che la musica suggerisce.

È sgradevole guardare una coppia che va verso il culmine della propria performance mentre la musica ha già raggiunto la”sua” acme. Peggio ancora quando la coppia si disinteressa del racconto musicale, rispettandone SOLO i battiti e la quadratura. Capita, purtroppo, molto più frequentemente di quanto si possa supporre, persino a coppie di classe internazionale. Sei li, che ammiri la tecnica, l’equilibrio dei corpi, restando però con un senso d’insoddisfazione, magari senza neanche capirne bene le ragioni. Hai come la sensazione che la scelta del brano sia stata sbagliata. In termini psicologici si potrebbe dire che si percepisce come una difficoltà della coppia a relazionarsi al brano.

L’acme musicale è un concetto di cui si parla pochissimo, sia in ambito strettamente musicale sia in ambito coreutico. Spesso ci affanniamo a parlare di frasi e semifrasi, di scomposizione del brano musicale e di coerenza espressiva in senso strettamente formale. Ci dimentichiamo del “racconto globale” del brano stesso, della sua anima, dell’effetto catartico e dell’incredibile forza evocatrice della musica, che raggiunge l’acme sempre in senso oggettivo, mai soggettivo; per cui risulta un momento di coinvolgimento emotivo generale  mentre si assiste alle evoluzioni di una coppia. In quel preciso momento, ripeto, DEVE coincidere il meglio, l’apice della performance in pista. Quando ciò avviene, non c’è alcuna necessità che lo speaker invochi l’applauso: nasce spontaneo, garantito al cento per cento.

Rosario Rosito, 17 settembre 2014

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