Il mondo del ballo in Italia
14 mar 2007

A cura di
Rosario Rosito
L’ALLIEVO SGRADITO
'Maestro, cos’è una sincope armonica? Perchè il quick del tango certe volte è più veloce e certe altre meno? Come si decide se contare 4, 6, 8 e perché talvolta si usa la congiunzione “e”? Quanto dura una coda? E un’introduzione? Si può ballare sull’introduzione? Si può cambiare il conteggio durante lo stesso brano? Che differenza c’è tra tempo, ritmo e velocità? Cos’è un riff? Guardando una coppia ballare, si può capire il tempo del brano musicale? Che corrispondenza c’è tra i passi di danza e il tempo? E tra i passi ed il ritmo? E tra i passi e la melodia?
Quanti saprebbero rispondere con certezza e precisione a questi quesiti? Tante volte l’allievo, ingenuamente o meno, mette in difficoltà il maestro con domande che affondano le radici nello zoccolo duro della cultura che unisce danza e musica, rischiando di mettere allo scoperto gli eventuali limiti del didatta. Ricordo la mia maestra di Storia della Musica, mi trattava con estrema freddezza pur gratificandomi con ottimi voti. La incontrai, ormai pensionata, una decina d’anni dopo essermi diplomato, e mi disse: - quando venivo a fare lezione nella tua classe, ero terrorizzata dalle domande che potevi farmi. Tu mi hai costretto a preparare gli argomenti da spiegare con pignoleria certosina, a documentarmi e non affidarmi mai all’improvvisazione! –
Si congratulò e mi fece luccicare gli occhi perché, a distanza di tanti anni, per la prima volta mi trattava con quel calore che mi aveva sempre negato. A pensarci bene, mai avevo ipotizzato che la maestra avesse avuto bisogno di documentarsi a causa delle mie pirotecniche domande! Esorto voi allievi, a comportarvi come facevo io. L’insegnante è pagato per rispondere e, se non è adeguato, cambiasse pure mestiere. Siate rompiscatole e ficcanasi, non tarpate le ali della vostra curiosità, perché essa è il sale della conoscenza. L’allievo che ha “il coraggio” di fare domande, ha molte più chances di successo. Non importa che il maestro non si dimostri entusiasta delle nostre interrogazioni: ricordiamoci sempre che lui è lì per offrirci la sua esperienza e la sua cultura e, quando proprio non sa risponderci, deve avere la decenza di dirci “non lo so, mi documenterò e poi ti risponderò”. In genere, purtroppo, così non accade. Quando è in difficoltà il maestro tende a dissimulare, si arrampica, inerpicandosi fin sulle nuvole pur di non palesare le sue lacune. L’allievo curiosone rischia di brutto, perché se il maestro ne avrà l’opportunità, gli farà pagare l’affronto trattandolo con freddezza o, peggio ancora, mettendolo in ridicolo con istrionica ironia…

Rosario Rosito, 22 settembre 2005


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