Il mondo del ballo in Italia
14 mar 2007

A cura di
Rosario Rosito
L’INNO NAZIONALE? LO CANTIAMO FUORI TEMPO!
'Che sofferenza ragazzi! Negli stadi, nei palazzetti od in qualunque altro luogo quando il pubblico, entusiasta, prende a cantare a squarciagola. Se a suonare è una banda, il direttore comincia a guardarsi intorno con circospezione, suda freddo, spera, ansioso, che i musicisti non si lascino trascinare dal popolo canterino. Man mano si comincia ad avvertire, sempre più palese, una specie d’effetto pan-pot, come un canone mensurale di una fuga. Ma non è una fuga di Bach, bensì la fuga in avanti dell’estemporaneo coro popolare che, simile ad un fiume in piena, trascina tutto e tutti in un tremebondo crescendo asincrono. Siamo, insomma, i peggiori sponsor del nostro inno nazionale. Lo cantiamo male, non ne capiamo le parole, non sappiamo sincronizzarci con la musica. Il fenomeno è quasi esclusivo di noi italiani. Non è ravvisabile, infatti, nelle nazioni di cultura anglosassone e neanche, che io sappia, tra gli altri popoli mediterranei, limitandoci all’ambito europeo. Forse i francesi...ma non ne sono sicuro. Le ragioni? E chi può dirle con certezza. Si può ipotizzare che, nell’età di massimo apprendimento, che è quella scolastica, non abbiamo sufficienti occasioni di familiarizzare col nostro inno; oppure che abbiamo una scarsa cultura musicale, in senso generale. È certo che non c’è da essere orgogliosi di questo buffo fenomeno.
Ci sono altre manifestazioni curiose che ci riguardano, come italiani. Una di esse è verificabile ai concerti di musica leggera, alle esibizioni di ballo in piazza, nei palazzetti e persino ai matrimoni. L’imprudente star, il dj, l’animatore, il presentatore che, nei momenti di massima esaltazione, commette l’imperdonabile errore di invitare il pubblico a battere le mani a tempo, se ne pente amaramente dopo pochi istanti. Un’onda destabilizzante di battimani alla rinfusa s’insinua nel contesto musicale e, nella migliore delle ipotesi, si attesta sull’accento “opposto” a quello del batterista. C’è poco da fare, non siamo tagliati per il sincopato e, ormai, la musica moderna è tutta un sincopare. A voler essere maliziosi, ho assistito (o, per meglio dire, partecipato mio malgrado) a degli incredibili “fuori tempo” del pubblico, persino durante alcune esibizioni di paso doble, con i ballerini, sconcertati, che hanno fatto una fatica immane per concludere rocambolescamente il ballo, difendendosi dall’insidia subdola dell’imperterrito e spudorato batter le mani fuori tempo. Sembravamo un pubblico di audiolesi, con tutto il rispetto per questi ultimi.
Rosario Rosito, 08 settembre 2006
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