Il mondo del ballo in Italia
14 mar 2007

A cura di
Rosario Rosito
L’ISOLA DEI FAMOSI, NUOVO BALLO DI GRUPPO
'Cos’è un balletto, se non la rappresentazione di uno stato d’animo? C’è chi afferma, credo a ragione, che la musicalità dei neri si manifesta anche nel modo di camminare, un pò rimbalzante, felpato, dagli accenti sempre morbidi. Il passaggio di una banda musicale o di una processione religiosa, il gioco delle luminarie in una festa di paese, i fuochi d’artificio di Ferragosto o di San Silvestro, sono anch’essi momenti coreografici che calamitano inesorabilmente la nostra attenzione. Possiamo affermare, con ragionevole approssimazione, che se il mondo è lo scenario della nostra vita, la televisione ne è l’impressionante rifrazione caleidoscopica. Tutto in TV diventa balletto, rappresentazione, metafora. L’isola dei famosi è, ad esempio, un balletto macabro. Sbeffeggiati, incattiviti, affamati, brutalizzati, i personaggi avanzano come zombi stanchi sulle assolate rive dell’isola e il loro stato d’animo li proietta in un balletto disperato. I volti emaciati e lo sguardo perso nel vuoto, le risposte sempre meno diplomatiche, la fame e il cibo sempre più argomenti monopolizzanti. I telespettatori assistono con partecipazione al pathos di questa novella tragedia greca. Anche le musiche, che sottolineano i momenti di maggior tensione, sono perfette e riescono ad amalgamarsi con grande efficacia all’evento. Danzano la vita dura i nostri eroi, o quello che “ci piace rappresentare” come vita dura? Difficile rispondere al quesito senza essere almeno un poco retorici, la vita dura, fuori dalla TV, sembra essere proprio un’ altra cosa.... ma vuoi mettere la goduria del pianto che sgorga dei faccioni in primo piano?! Le chiappe semiscoperte delle decadenti stelline momentaneamente in cattività, le accidentali ferite, la competizione, le scenate, le paranoie, la conduttrice beffarda! Neanche il Robinson Crusue di Daniel Defoe appare altrettanto magnetico!
Un commento a parte meriterebbero il turpiloquio e le espressioni sgrammaticate, ma significherebbe calarsi in un pozzo senza fondo, perchè tale è la china intrapresa dalle televisioni, ormai già da diversi anni, con conseguente irrimediabile danno per l’eloquio e la cultura delle generazioni emergenti....

Rosario Rosito, 21 ottobre 2005
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