Il mondo del ballo in Italia
07 mag 2007

A cura di
Rosario Rosito
L’UOMO CHE SCONFISSE IL BOOGIE
Un grande, nuovo, progetto musicale si può preparare a tavolino. Ci vuole l’idea, l’esperto, la passione, il talento, la tenacia. Doti che, normalmente, sono ripartite tra più persone, capaci ed esperte.
Una volta ogni tanto però, per destino o per magìa, nasce qualcuno che sublima in se tutte queste doti. Secondo Casadei è di siffatta pasta. L’ho conosciuto attraverso l’indimenticabile ritratto tracciato da Leandro Castellani nel libro “Lo Strauss della Romagna” e, da allora, l’ho amato. E come si può non amare un uomo così...verace, coerente, originale, generoso. Ho letto ed ascoltato tanto di lui, ma le notizie vanno in un’unica direzione: Il riconoscimento della decisiva funzione di rinnovamento e conservazione del patrimonio musicale popolare romagnolo. Con felice intuito, Miro Gori, rileva il formidabile equilibrio, messo in atto da Casadei, tra tradizione ed innovazione della musica romagnola. Un equilibrio fondamentale per preservare la tradizione senza sfigurarne i tratti e senza stagnare in un vano amarcord.
La magica formula chimica fa capolino e man mano si innesta prepotente tra la passione romagnola per il ballo e quella di Secondo per l’orchestra. “Non riesco ad immaginare cos’altro avesse potuto fare mio padre se non il musicista” dice la figlia Riccarda. La storia dell’orchestra di Secondo è una storia itinerante. Dev’essere rivissuta per luoghi più che per date. Ha attraversato fischi e delusioni, tentativi caserecci di fare impresa, rischi di plagio clamorosi e, poi, come nella più bella fiaba, il successo, la sensazione, prima ancora del riconoscimento, d’aver fatto qualcosa d’importante, di durevole; d’aver ficcato la spada del proprio estro nella roccia imperitura della storia della musica.
L’uomo che sconfigge il boogie usa l’unica arma che ha a disposizione: la passione, la chimica del ballo di coppia, che è la forza immutabile della vita, dei destini di uomini e donne che s’avvinghiano e saltano come le bollicine in un buon bicchiere di Pagadebit.
Compositore, musicista, capocomico, promoter. Ma non sarebbe bastato se non ci fossero stati un pizzico di follia, una sconfinata determinazione e una costanza sempre lucida nel perseguire il personale progetto artistico. Cosicchè, alla giovane Riccarda, che gli confessa il disagio di sentirsi figlia di un musicista relegato in soffitta dai suoi coetanei, ha la forza di rispondere sereno: “Non crucciarti, ti capisco.Vedrai però che un giorno sarai orgogliosa di me”.
E così sarà. La musica popolare romagnola viene accompagnata, proprio per mano, dal “ballo popolare del capannone Brighi” alla radiotelevisione italiana. Diventa patrimonio di tutti.
S’incrinano, le voci di Riner Montemaggi e di Arte Tamburini, quando ricordano l’amico, il maestro, il papà di una Romagna contadina mai domata che, per dirla con le parole di Riccardo Chiesa, resiste e difende la sua cultura.
Il documento filmato che ci regala il talento di Davide Cocchi è struggente. L’affresco di una cultura contadina vergine e concreta, raccontata dai veri protagonisti, da chi ha vissuto nella sua interezza l’epopea di Secondo Casadei, condividendone sudore e sogni. Sullo sfondo s’intravede l’Italia fascista di un altro romagnolo famoso, Mussolini. Preziose gemme filmate dell’Istituto Luce aiutano, soprattutto chi non c’era, chi non sa e né mai potrebbe immaginare, a collocare gli eventi nella giusta cornice. Le musiche originali di Corrado Carosio e Pierangelo Fornaro e la splendida fotografia di Roberta Allegrini ed Andrea Vaccari completano degnamente questa, che non esito a definire, autentica opera d’arte.
Quando qualcuno, in un filmato d’epoca, gli chiede ragione delle innovazioni e delle intuizioni che lo hanno consacrato al successo, e come abbia fatto, con la sua piccola barchetta a non farsi travolgere dalla corazzata americana del boogie, Secondo risponde con una semplicità disarmante: “Ho preso la nostra bella musica ed ho aggiunto il sax, la batteria ed il cantante”. Capito ragazzuoli? Voi che girate in lungo e largo la penisola a fare happening musicale, ora sapete chi vi ha dato il “LA”.
Come napoletano ho un cruccio: non aver mai chiesto a Renato Carosone, cosa pensasse di Secondo Casadei. In fondo non è tanto azzardato cogliere indicative similitudini nei loro progetti artistici. Indissolubilmente legati alla cultura musicale della propria terra e, nel contempo, straordinariamente permeabili ed attenti al nuovo; entrambi destinati a rappresentare, al di la del notevole virtuosismo strumentale e compositivo, delle pietre miliari lungo la strada evolutiva della musica, non romagnola o napoletana, ma italiana.”Romagna mia” e “Torero”, il valzer e il cha cha italiani per eccellenza; non c’è scuola di ballo che non possegga questi due brani; non c’è italiano che non li abbia canticchiati o musicista che non li abbia suonati; non c’è angolo della terra nel quale non abbiano risuonato le due leggiadre melodie.
Ha ragione Raul Casadei quando afferma che, la musica romagnola e quella napoletana, sono le uniche capaci di viaggiare all’estero con una propria forza divulgativa, senza necessitare di potenti forzature pubblicitarie. Ed io ho qualcosa in più di una sensazione che i due formidabili maestri, lassù, nel mondo dei giusti, si siano conosciuti e gemellati!
Col suo faccione che ospita la quintessenza della simpatia, Delio Ricci mostra orgoglioso il galletto d’oro, vinto nell’ennesima gara di ballo, nell’ennesima serata danzante con l’orchestra Casadei. Sembra fregiarsi di una medaglia olimpica e, in realtà, chi se la sente di affermare che quell’umile trofeo abbia minor dignità? I ballerini hanno amato Secondo Casadei come si ama la propria gioventù. Si sono sentiti realmente rappresentati, capiti, quasi coccolati ed accarezzati dalle note del suo violino. Sauro Granellini ed Ivana, ancor oggi, scattano su con le gambe alle prime note di “un bes in bicicleta”. Solo che adesso i lucciconi agli occhi non vengono per una vittoria in gara, ma per un amico consegnato alla leggenda; ed i cuori da ballerini, anzichè sincronizzarsi col ritmo, si lasciano amabilmente cullare dalla melodia.
Rosario Rosito, 7 maggio 2007
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