Il mondo del ballo in Italia
14 mar 2010

A cura di
Sauro Amboni
La campionessa Silvana Ravini parla di una variante Flamenca.
La Maestra Silvana Ravini (di Treviso) e una scrittrice, insegnante, ballerina ed artista di Flamenco; ha scritto numerosi articoli ed e autrice di un nuovo e autorevole testo di Flamenco. E’ campionessa prima classificata al Campionato Italiani MIDAS/FIDS 2010 di Flamenco a Cervia.
 


 
RITMI FLAMENCHI:  LA  GUAJIRA
(di Silvana Ravini)

Ballare la guajira è come ballare una serenata nelle sere calde dell’Avana.


 
La campionessa Maestra Silvana Ravini
 
LE ORIGINI DEL BALLO

La guajira si può chiaramente classificare come un ballo di andata  e    ritorno perché gli spagnoli emigrati a Cuba, al loro ritorno, portarono grandi novità che poi si mescolarono ben presto con la tradizione spagnola e per lo più flamenca. Dall’Atlantico arrivarono continuamente nuove musiche e nuovi strumenti mentre gli spagnoli portarono la loro lingua, canzoni, costumi e le chitarre andaluse.

 

La guajira arriva dall’Avana direttamente nel porto commerciale e culturale di Cadice, ed è già una variante del Son cubano, nel 1900 si può parlare di guajira flamenca.

Nella melodia della guajira, inoltre, ci sono tracce di El Punto de la Habana e la Decima, mentre tracce meno precise sono del tango americano e addirittura della tonadilla del 1700 e della zarazuela.

Tutti questi suoni che si uniscono ai ritmi flamenchi danno alla guajira quell’aspetto così naturale ed esotico dentro ad un repertorio popolare.

Ballo molto in voga tra il 1920 e il 1940 nell’ambito dei salotti e dell’Opera Flamenca, cioè il flamenco ballato nei teatri dell’epoca, con un apice di grande popolarità nel 1929-1930 per l’esposizione ispano-americana avvenuta a Siviglia.

Pepe Marchena con la sua arte chitarristica abbellisce melodicamente la guajira personalizzandola.

 




 

E T I M O L O G I A
 

Prende il nome da guajiroa che sarebbero i contadini di Cuba di razza bianca che cantavano e ballavano tipiche canzoni armoniose del folklore cubano.

Guajiro è anche uno strumento tipico di Cuba fatto di legno zigrinato che strofinato con un bastoncino dà il rumore del verso del rospo, che veloce non è, e ci si può fare un’idea della melodia stanca della guajira.

 
 
LA RITMICA DELLA GUAJIRA
 

Stranamente la metrica della guajira riprende profondamente lo stile flamenco più gitano e si scandisce così:

12 - 1 – 2 – 3 – 4 – 5 – 6 – 7 – 8 – 9 – 10 – 11
 
IL BALLO
 

La guajira è un ballo dolce, melodioso, fluido, sereno, rilassato. Si balla in coppia perché è un ballo d’innamorati.

Si balla da soli quando si è nostalgici o in gruppo coreografato per fare festa.

 

I gesti sono molto delicati, eleganti e lenti; senza le scosse tipiche del flamenco, anzi la gestualità è molto morbida che ricorda il caldo dei tropici.

L’uomo è molto cerimonioso, offre spesso il braccio alla dama e le tiene delicatamente la vita come nell’epoca passata, per dare un paseillo o un modulato zapateo.

La guajira è un ballo delicato, romantico, esprime serenità e armonia: è una serenata.

I testi delle canzoni sono esattamente delle serenate. Vengono cantate quasi esclusivamente dagli uomini e parlano di proposte si matrimonio rivolte anche alle ragazze indigene, chiamate amorevolmente dolci indiane.

Si canta all’amore e all’Avana, alle sue donne e alle sue strade invitanti per passeggiare con l’innamorata.

 



 
 

ABBIGLIAMENTO
 

Nella guajira si esalta la sensualità e la morbidezza del ballo. Gli abiti sono di colore chiaro che richiamano l’epoca radiosa dei coloni spagnoli a Cuba.

Le donne indossano corpetti ricamati e vestiti delicati che abbondano di sottovesti per esaltare l’aria romantica propria di questo ballo. Si usano ventagli che muovendosi mollemente ricordano il gran caldo dell’Avana.

Gli uomini allo stesso modo si vestono con pantaloni e gilet molto chiari, camicie bianche, cravatte soffici, fazzoletti da taschino ed eleganti cappelli di paglia, a volte ballano con il sigaro tra le dita: Habana, claro.

 
 
Per l’articolo completo, clicca qui (sul N. 194).
 
 
 
Treviso, 15 marzo 2010
Silvana Ravini
 
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