Il mondo del ballo in Italia
26 ott 2010

A cura di
Sauro Amboni
La Dott.ssa Psicologa Donatella Oldrini ancora sul problema della coppia che si rompe. Come fare?
  

La partner è l’altra metà della coppia

senza della quale non è possibile ballare

perciò siate gentili con lei!

 
A cura della Maestra Dott.ssa Donatella Oldrini

(Psicologa e psicoterapeuta)


 
 
 

Presentazione

(a cura di Sauro Amboni)


 

Donatella Oldrini si laurea in psicologia presso l'Università degli Studi di Padova e si perfeziona in psicoterapia ad indirizzo psicodinamico.

Inizialmente ha prestato servizio presso diverse Unità Operative, quali, ad esempio, quelle per le Tossicodipendenze, il Servizio Psichiatrico Territoriale, ecc.

Dopo alcuni anni di esperienza “sul campo” e di studio ha insegnato psicologia presso la Scuola Infermieri Professionali del prestigioso Ospedale Sacco di Milano.

Attualmente è Psicologa e psicoterapeuta e consulente per l' ASL della provincia di Milano n. 1.

Svolge attività come Libera Professionista ed inoltre collabora con il Tribunale di Milano e Vigevano come Consulente Tecnico d'Ufficio.

La Dott.ssa Oldrini è Socia fondatrice dell' Associazione Umanitaria Tuttiartisti.

La Dottoressa Oldrini ha una notevole esperienza professionale di psicologa e psicoterapeuta anche nel campo sportivo in quanto è da molti anni una competitrice di Danza Sportiva sia nel settore preagonistico che nelle classi superiori.

E’ Maestra di Ballo e Tecnico Federale FIDS/CONI (Tessera N. 203020504) nelle discipline Standard, Liscio Unificato, Ballo da Sala, Caraibiche e Tango Argentino.

La coppia che “si rompe” è, ed è sempre stato, un problema serio sia nel mondo del ballo che in quello della vita di tutti i giorni. Ecco quindi che corre l’obbligo di un dibattito serio e professionale di questo importante problema con spunti riflessioni e consigli della Dott.ssa Donatela Oldrini psicologa e psicoterapeuta, oltre che esperta nel mondo del Ballo.

 

 


 




 

Un importante premessa
 

Avendo vissuto l’esperienza della danza sia da un punto di vista personale che professionale, mi è stato chiesto dal Dott. Amboni di scrivere un articolo dal punto di vista della psicologa: me ne avvantaggio cercando di portare il punto di vista sugli aspetti specificatamente emotivi e relazionali che caratterizzano le dinamiche della coppia che balla.

 

Sulle recenti possibilità creative ed espressive della danza e sulle valenze terapeutiche della stessa, si è scritto e detto molto, tanto che recentemente è in corso una teorizzazione ed una sistematizzazione scientifica delle tecniche del ballo applicate alla cura di diversi stati di disagio psico-fisico.

 

Vorrei oggi nello specifico, interloquire con voi, nella speranza di ascoltare le vostre esperienze, pareri e commenti rispetto alla faccia opposta della medaglia, e cioè il conflitto, che spesso si insatura tra i membri della coppia, siano essi professionisti, amatori od esordienti. Quali sono gli effetti del conflitto? Vediamone alcuni:

 

·                 Difficoltà nelle possibilità d’apprendimento e di miglioramento ( la coppia è concentrata sulla relazione tra sé e non sul ballo)

·                 Il pericolo del trasferimento della conflittualità legata al ballo alla coppia in quanto tale, che spesso è anche coppia di fatto, legata da altri tipi di legami affettivi.

·                 Il più temibile, cioè la rottura della coppia.

 

Raccogliendo diverse opinioni, la preoccupazione predominante sembra essere quella dell’evitamento del conflitto attraverso la sua negazione e svalorizzazione. Chi non si è mai sentito dire.” Non dovete litigare, dovete solo pensare a ballare”?

 

Prima di continuare con voi la riflessione, vorrei partire da un assunto che ritengo valido nell’esperienza clinica e professionale e che mette al riparo dalla pericolosa illusione che la negazione del conflitto (il “non litigate”), possa essere facilmente concretizzabile e mantenuto con continuità.


 
 



 

Il conflitto non è evitabile e non deve essere evitato.

 

L’aggressività che si sperimenta nel conflitto è un dato imprescindibile della natura umana, che gioca un peso non indifferente in un rapporto così stretto come quello della coppia che danza.

Stretto, sia per la vicinanza dei corpi, che a loro volta si muovono in uno spazio limitato e soprattutto debbono farlo assieme.

Il territorio, spesso può diventare invece che luogo di svago e di esercizio delle proprie abilità, un vero e proprio ring, dove si giocano non solo le tensioni specificatamente legate al momento, ma anche di altro tipo.

Non bisogna dimenticare inoltre che la coppia che balla, non si compone come sarebbe facile rispondere di solo due elementi. Facciamo un esempio.

Con la lettera A indicheremo il ballerino, con la lettera B la ballerina e con (A+B) il rapporto che esiste tra di loro.

Le interazioni e gli scambi non avvengono solo tra unità A ed unità B, ma tra A, B, ed (A+B).

 
 
Esempio:

Mauro e Silvana che ballano, non sono solo Mauro con la sua individualità, Silvana con la sua, ma anche la relazione che esiste tra Mauro e Silvana (A+B).

Quindi, l’analisi del conflitto deve per forza riguardare e tenere conto di questi tre elementi.

A, ha una personalità specifica, credenze convinzioni e tratti caratterologici e psicologici peculiari.

B idem.

E già qui, la faccenda è complessa.

Immaginiamo che quella mattina A si sia alzato e non abbia trovato la sua marmellata preferita, acquistata in un posto speciale e serbata gelosamente per le occasioni migliori, e che B si sia alzata ed abbia scoperto che le sue scarpe preferite, regalatele dal fidanzato in un giorno speciale si siano rotte. E che sia A che B, abbiano avuto una giornata pessima e piena di inconvenienti.

 

Secondo voi, che succede alla sera in allenamento dopo questo incipit mattutino e la tensione di questa“normale” giornata alle spalle?

Se scoppia il conflitto, la colpa non sarà certo dell’esecuzione errata di un giro spin.

E se ci si intestardisce a dare la colpa allo spin, nemmeno la consultazione dei sacri testi scritti dai maggiori esperti nel settore riusciranno a ridurre il conflitto.

Questo perché non esistono i Fatti, ma le Interpretazioni dei fatti. 


 

Osservazione

Qui si potrebbe aprire un interessante discussione.

La Danza, perlomeno nell’esecuzione di alcune figure si può ritenere scienza esatta? Perché se il giro spin è giro spin allora è dato per scontato che entrambi lo sappiano eseguire.

Ed allora come mai si continua a litigare?

A chi sta pensando di essere sicuro che i fatti sono fatti, provi a fare questo piccolo esperimento.

Se in una stanza buia si accendono e poi si spengono due lampadine, in rapida successione poste distanti, quel che percepiamo non è ciò che davvero accade in quel momento (cioè due luci che si accendono e poi si spengono), ma piuttosto una sola luce che apparentemente passa da una posizione all’altra.

E’ evidente come la nostra percezione dell’evento sia molto differente, dalla semplice somma dei fenomeni che lo compongono, presi separatamente.

Diventa importante a questo punto imparare a conciliare quello che si potrebbe chiamare il Progetto Comune, con la propria esperienza personale.

La coppia che nega il conflitto o che lo combatte, è quella che più facilmente incorrerà nella separazione od in quello che viene chiamato divorzio psichico.

Ballare in assenza o presenza di emozioni da restituire al pubblico sappiamo bene quanto faccia la differenza.

 
 
 
Conclusione
 

Affrontare e gestire il conflitto è una necessità ed una sfida per la coppia oltre che una possibilità di crescita.

Per un insegnante aiutare le proprie coppie a gestire il conflitto significa offrire un contesto organizzativo con un clima positivo (non repressivo, né libertario), favorendo le interazioni e le mediazioni tra le persone al fine di sviluppare una positiva crescita psichica della coppia che balla.

Sappiamo bene che se l’ansia supera il piacere della pratica, le possibilità di un insuccesso sono alte, con evidenti ricadute su quel che di noi pensiamo, e sul rapporto con il nostro partner.

Su quel che una coppia può fare per sè stessa e per trovare gli strumenti per gestire il conflitto, sarebbe necessario altro spazio, ma quel che mi premeva avere la possibilità di riflettere con voi è che il conflitto non va evitato. Per trovare soluzioni si avrà tempo e modo.

Vi auguro buon proseguimento di lettura e vi saluto con questa frase che ho annotata nella prima pagina del mio taccuino.

“ Che cosa accadrebbe alle nostre vite, se invece di limitarci a vivere la nostra esistenza, avessimo la follia e la saggezza di danzarla?”

 


Milano 28 ottobre 2010
Maestra Donatella Oldrini
(Psicologa Psicoterapeuta)

 
 
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