Il mondo del ballo in Italia
06 lug 2009

A cura di
Angela Scipioni
La FIDS: riflessioni.
 

Domanda fatta da Rosario Rosito

Mi complimento con lei maestra (non per caso anche professoressa) per la citazione dell'articolo di Alberoni che trovo quanto mai appropiata. In realtà conoscevo quell'articolo ma non avevo mai pensato di associarlo alla situazione della danza sportiva italiana, cosa che lei ha saggiamente e coraggiosamente colto e servito. Quando si dice che le donne hanno una marcia in più...

Mi aspetto ancora suoi commenti ispirati al riguardo dell'insostenibile situazione compromissoria che si è cristallizata nelle competizioni federali.Non mi deluda.

Non crede che se le forze positive ed oneste, soprattutto all'interno della federazione e delle sue varie agenzie, facessero sentire con autorevolezza la propria voce, tutti ne gioverebbero?

Non crede che la federazione stessa rinunci troppo a cuor leggero al supporto di grandi professionisti nel nome di un'autarchia nient'affatto ispirata?

Non trova che fagocitando ogni attività inerente il ballo la federazione abbia compromesso dalle fondamenta la gestibilità di questo sport? Sono curioso di leggere le sue risposte. Con stima Rosario Rosito.

 
Risposta di Angela Scipioni

La Sua dissertazione è molto articolata e, pertanto, mi richiede un commento altrettanto articolato e complesso.

Ci devo pensare e poi Le rispondo con un articolo nell'apposita rubrica ritenendo le Sua osservazioni di interesse alla generalità dei lettori.

Cordiali saluti. Angela Scipioni.
 
 
 


Maestra Angela Scipioni


Per quanto concerne i molteplici e complessi fattori organizzativi che dirigono la FIDS, sono del parere, anzi sono certa, che essi richiedono un imponente “macchina” gestionale, con competenze altamente specializzate e un’operatività corrente estremamente vasta e incalzante.

 

Basti pensare ai numerosi corsi, congressi, competizioni e l’ultimo Campionato di Rimini coi paralleli Congressi di Cervia.

 

Si tratta di gestire molte decine di migliaia di persone, centinaia di competizioni all’anno, decine di regolamenti, situazioni contingenti e particolari ogni momento, la politica di sviluppo, il complesso e articolato meccanismo interno inerente i giudici di gara gli esami e le abilitazioni nonché la formazione e i tecnici, i rapporti con gli enti pubblici.

 

Inoltre, tutto ciò, è strettamente connesso e vincolato al contesto esterno legato alla salute, ai permessi, alla legislazione vigente, alle migliaia di ASA, al CONI, agli aspetti finanziari e a tutto quanto è direttamente e indirettamente legato al sistema.

 

Questa complessa “macchina”, dalla mia esperienza diretta e da quello che ho costatato in numerose occasione, è gestita, in generale, da uomini capaci, esperti e volonterosi.

Alcuni dirigenti li conosco personalmente e sono certa di quanto affermo.

 

Tuttavia, l’imponente sistema e i tanti dirigenti e funzionari che lo gestiscono non è esente da imprevisti, contrasti nelle scelte, linee politiche non sempre chiare, programmazioni disattese, errori di percorso, piccoli centri di potere, interessi di piccoli gruppi, con le ovvie conseguenze sui competitori, sui genitori dei bambini, sui tecnici e su tutto quanto ruota attorno.

 

Non ultimo il fatto che, anche se personalmente non li conosco, ma lo leggo dalle numerose delibere degli Organi di Giustizia e della Procura Federale,  che ci possano essere persone non sempre oneste o che comunque antepongano il loro interesse personale a quello sportivo o a quello dei competitori o, che più in generale, eludono i regolamenti.

 

Spiegare qui il riferimento e le cause alle motivazioni di fondo che implicano gli aspetti negativi di questo sistema di cose mi mette a disagio. Quindi, mi esimo dal farlo.

Non ultimo il fatto che la mia conoscenza sui fatti specifici e la mia posizione di semplice socio (anche se attento e assiduo partecipante a tutte le iniziative) non mi consente di avere una visione chiara, circoscritta e precisa dei fatti.

 

Sono però certa che in questi ultimi anni con l’avvento della FIDS, il Mondo del Ballo è nel suo complesso migliorato, sia come livello tecnico, sia come vincoli di formazione, nonché come aspetti meritocratici legati alla carriera dei tecnici, ed anche alla regolamentazione di numerosi aspetti che fino a pochi anni fa erano lasciati in balìa delle decisioni contingenti della singola persona.

 

Tutto ciò ha spinto alcune frange di dirigenti, anche di alto livello, a sentirsi  “stretti” da questi vincoli, e non hanno condiviso l’organizzazione di questo sistema e hanno preferito seguire una strada diversa staccata dalla FIDS.

Anche questo è un fatto di democrazia.

 

Come ho detto, mi esimo dall’affrontare il problema alla radice, non sono in grado di farlo.

 

Voglio però esprimere il mio modesto pensiero mediante una sintesi che si può dedurre da un articolo scritto dal Prof. Alberoni nel quale l’illustre scrittore ha tracciato la sostanza della risposta che vorrei dare io.

Dalla attenta e intelligente lettura dello scritto di Alberoni si possono ricavare, Mutatis Mutandis, le risposte alle domande che mi sono state poste.

 
Ecco cosa dice Alberoni:
 
 
 

Ci sono delle persone che, quando ricevono un incarico, fanno tutto ciò che giova all'istituzione di cui sono al servizio, cercano che cosa può avvantaggiarla, vigilano sui pericoli guardando non solo al presente ma anche al futuro. Vogliono che sia forte, abbia successo, prosperi.

 

Altri, invece, considerano quell’incarico come un'occasione per arricchirsi, per acquistare potere, per salire più in alto. Perciò non si preoccupano che le cose vadano bene per l'istituzione, si preoccupano che le cose vadano bene per loro stessi o per il loro gruppo e, se devono scegliere fra il proprio vantaggio e la rovina di ciò che è stato loro affidato scelgono, senza esitazione, il proprio vantaggio.

 

A prima vista la distinzione fra questi due tipi di personaggi sembra facilissima. Ma non è così.

Perché anche il personaggio più spregiudicato ha sempre interesse a dimostrare che l'istituzione che gli è stata affidata va bene, prospera. Non costruisce niente di duraturo, però fa relazioni pubbliche, prende iniziative spettacolari che gli danno rinomanza e giustifica tutti i suoi atti con nobili motivazioni e appellandosi ai più alti principi morali.

Però se osserviamo i comportamenti reali vediamo che queste giustificazioni nascondono interessi egoistici.

 

Nel bellissimo film di Olmi Il mestiere delle armi, vediamo l' invasione dei lanzichenecchi in Italia. Il duca di Ferrara dà loro i cannoni, proclamando la sua lealtà all' imperatore. Il duca di Mantova li lascia passare dicendo che non vuol danneggiare il suo popolo, il duca di Urbino non li affronta per amore delle sue città, papa Clemente VII non fa nulla perché vuol apparire al di sopra delle parti. Risultato: l' Italia viene devastata e Roma saccheggiata con crudeltà spaventose.

 

Ma anche adesso, molta gente nominata responsabile di questo o di quello, non si preoccupa minimamente del risultato. Cura il proprio interesse e quello del suo referente, indifferente se ciò che le è stato affidato va a rotoli.

 

Se le cose funzionano, è perché, per fortuna, ci sono sempre anche delle persone degne, disinteressate, che si identificano con l'istituzione, lavorano, si prodigano per ottenere migliori risultati. Studiano cosa può succedere, prevedono i pericoli e rimediano ai danni.

 

Come distinguere questi due tipi così diversi di personaggi?

 

C' è un metodo semplice e sicuro. Basta stare estremamente attenti a cosa dicono, in pubblico e in privato.

 
 

Le persone identificate con l'istituzione ne parlano in modo appassionato, espongono i suoi problemi, le difficoltà, vi dicono cosa stanno facendo, sono trasparenti, vi raccontano i loro dubbi, le loro speranze, i loro programmi. Entrano nei dettagli, vi fanno partecipare alla vita dell'impresa, vi coinvolgono.

 

Gli altri, quelli che considerano la carica come uno strumento, invece non li sentirete mai fare una analisi della realtà operativa.

In privato vi parlano di intrighi, di manovre, di vantaggi politici.

In pubblico proclamano, esaltano, accusano, condannano. Ma sempre in modo generico. Perché la loro mente è assorbita dal gioco dei veri interessi, e si guardano bene dal raccontarli a voi.

Brescia, 6 luglio 2009

Maestra Angela Scipioni


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