Il mondo del ballo in Italia
14 mar 2007

A cura di
Rosario Rosito
LA GARA, IL GIOCO, LO SPORT

'Siamo obbligati, iniziando questa discussione, a prender in mano il vocabolario per appuntarci le necessarie definizioni che ci aiuteranno a navigare nell’intricata questione.

gàra -competizione

confronto agonistico tra singoli individui o squadre che tentano di superarsi a vicenda per ottenere la vittoria (competere = gareggiare, misurarsi)

giòco

attività svolta da una o più persone per divertimento, svago, passatempo.

tipo di attività agonistica: es.gioco del tennis, del calcio.

spòrt

attività fisica volta a mantenere in efficienza il corpo: fare, praticare dello sport -

ciascuna delle discipline sportive praticate individualmente o in gruppo nel rispetto di regole codificate, con intenti ludici o agonistici



Come possiamo valutare il ballo in relazione a queste definizioni? L’impresa non è propriamente facilissima.

Per non prendere cantonate è fondamentale mettersi in una prospettiva d’osservazione quanto più ampia possibile. Cominciamo allora a considerare come nasce il ballo e quali sono gli elementi primari che inducono un individuo, o una coppia, a muoversi obbedendo ad una naturale propensione ad armonizzare il movimento del proprio corpo con le indicazioni psicologiche e ritmiche suggerite dalla musica.

Così facendo individuiamo immediatamente finalità rituali, estetiche o ludiche, ma non sportive. Possiamo dunque capire che il ballo non nasce come sport, vale a dire non è un’attività che l’uomo ha pensato e messo in atto per mantenere in efficienza il proprio corpo e, ancor meno, il ballo può originariamente identificarsi nelle gare.

Alcuni sport moderni, anch’essi nati come gioco e, solo in seguito, divenuti attività sportive e poi competitive, hanno mantenuto l’originario appellativo di “gioco”. Si continua a dire, ad esempio, “il gioco del calcio” o “il gioco del tennis”, per definire quelli che, al giorno d’oggi, sono diventati principalmente degli sport agonistici.

È però un arcano solo apparente. Infatti, i bambini che praticano il calcio per strada, delimitando le porte con due pietre o con gli zaini della scuola, in realtà giocano, non “pensano” di fare dello sport. Giocare a calcio è come giocare a nascondino o a palla avvelenata. Le regole del gioco sono semplicissime ed universali e, se pure qualche volta vengono parzialmente disattese, nessuno ne fa un dramma.

Qualcosa di simile si può dire per la danza o per il ballo (si tende talvolta a differenziare i significati dei due termini ponendo l’accento sull’aspetto artistico per la danza e su quello ludico per il ballo; a mio parere tali precisazioni appaiono oggi inutili e forzate).

Si comincia a ballare sempre per divertirsi o, quanto meno, per svolgere un’attività fisica che non sia noiosa. È corretto, dunque, affermare che l’approccio al ballo è suggerito da una delle sue primarie finalità: quella ludica, del divertimento. La scelta di un partner e la propensione verso una disciplina piuttosto che un’altra (in questo contesto sarebbe forse più appropriato parlare di genere anzichè disciplina) trova, invece, giustificazione nelle finalità rituali ed estetiche del ballo. Entrano in gioco il gusto, l’esperienza, il temperamento, l’estrazione sociale, nonchè fattori antropologici e culturali. Considerato, inoltre, che quest’attività non richiede particolari attrezzature od impianti (come contrariamente accade, ad esempio, nel pattinaggio artistico), non ci si meraviglia che balere, discoteche e scuole di ballo realizzino continui “pienoni”. Un popolo di ballerini, soprattutto il sabato sera, si riversa in ogni dove sia assoldato un DJ.

Tutto quest’indotto ha favorito ed alimentato un particolare ramo della danza, appropriatamente definito quale “danza sportiva”. All’inizio le gare di ballo avevano regole semplici, perchè non c’era il professionismo e l’aspetto sportivo continuava a latitare. Poi, man mano, partecipare ad una gara, pur rimanendo innanzitutto un divertimento, è divenuto un momento di confronto e di crescita sportiva e, infine, una ricerca di gloria competitiva. Per poter dare una reale valenza di gara alle originarie esibizioni di ballo è stato necessario mettere a punto un’infinità di regole, tutt’ora in fase d’evoluzione. Si è avuta una sempre più netta suddivisione dei competitori per discipline, livelli relativi all’età, classi relative alle fasi d’apprendimento. Vale la pena ricordare che tanto più uno sport competitivo ha bisogno di regole e giudici altamente specializzati, tanto meno naturali e popolari sono le sue origini e la sua propagabilità.

Una gara di ballo sportivo di buon livello oggi è in grado di mostrare gesti atletici veramente significativi che una giuria esperta è capace di catalogare e valutare con accettabile precisione.

Fatalmente si è assottigliata sin quasi ad annullarsi la libertà creativa dei ballerini e, con essa, il divertimento puro. Assistere ad una gara di basso o medio livello può essere, per i non addetti ai lavori, addirittura meno entusiasmante che assistere a delle esibizioni libere, dove i ballerini, al pari degli amatori, possono dar sfogo alla creatività e ritornare alla radice più appropriata del ballo: il furore estetico ed il divertimento.
Rosario Rosito, 05 marzo 2007

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