Il mondo del ballo in Italia
21 nov 2010

A cura di
Sauro Amboni
La maestra artista e scrittrice Carla Povellato in: Flamenco patrimonio dell’Umanità
 
Flamenco
patrimonio dell’Umanità
 
Reportage della Maestra e scrittrice Carla Povellato
(Autrice del testo FLAMENCO)
 
 
 

Carla Povellato
 
 


Dichiarazione dell’UNESCO
(Delibera del 16 novembre 2010)

 
 
 

La candidatura e il meritato riconoscimento
 

Il Flamenco, una Danza che è uno stile di vita, dal 16 novembre, è parte del patrimonio immateriale dell’umanità.

Il Comitato dell’Agenzia delle Nazioni Unite si è pronunciato favorevolmente a Nairobi.

La candidatura era stata proposta già negli anni ’70 da Artisti di diversa estrazione come pure nel 2005, ed ora, finalmente, questa Danza che richiede una grande abilità tecnica, una capacità espressiva e scenica di grande pathos, ha il riconoscimento che si merita.

E’ una Danza di grande energia e sentimento, passione e fascino. La sua è una storia antica, fatta di dolore, coraggio, cammino, ricerca.

Da sempre la  Danza Andalusa appartiene al Mondo, soprattutto  per le sue radici da ricercarsi tra le terre della lontana India, nel Punjab da dove i fuoricasta furono cacciati e dovettero quindi emigrare per cercare luoghi più accoglienti.

 

Il loro lungo cammino li portò in vari siti, a conoscere  le usanze e le tradizioni di numerosi popoli, ma una grossa parte di questa comunità perseguitata trovò rifugio nell’assolato triangolo spagnolo dell’Andalusia.

Visse così a contatto con il Mondo Arabo, allora presente sino al 1492, con il mondo ebraico e quello spagnolo.

Culture diverse, abitudini di vita più disparate, ma unite da un comune senso di civiltà.

 
 




 

La nuova danza

E la sonorità del richiamo alla preghiera del muazim influenzò il cante jondo, il canto profondo, duro, gutturale, a volte quasi disperato che accompagnerà per sempre la storia e l’evoluzione del ballo.

La lingua Andalusa si plasmò con quella di altre etnie dando origine al calò, una sorta di idioma  divenuto gitano, di cui ancora oggi si conserva memoria tipico di alcuni canti.

In questa nuova terra si dedicarono agli stessi “mestieri” della terra d’origine: ferrare i cavalli, intrecciare canestri, leggere gli antichi tarocchi, i mille e non più mille, coltivare la terra.

E da qui nacquero alcuni palos, stili musicali: il battito ritmato del martello sull’incudine, ispirò il martinete, l’arte di intrecciare canestri, la canestera.

Nasce così questa  Danza della terra, con i suoi golpe, la percussione creata dal piede che colpisce il suolo, le palmas, i battiti delle mani a compás, cioè a ritmo, in un caleidoscopico movimento in divenire di suoni e più colori.

Una Danza al femminile ed al maschile, dove ognuno ha un ruolo e nessuno conduce, una Danza di coppia “a distanza”, impregnata di sentimento e di senso della vita.

 
 



 


Un nuovo stile

Uno stile che ha dato origine ad un mondo flamenco, espressione quindi non solo di musica e ballo, ma di Arte in tutte le sue molteplici sfaccettature, come la poesia di Garcia Lorca, le produzioni pittoriche e plastiche di numerosi artisti, come la grande bailaora Cristina Hojos con il suo atelier all’interno del Museo del Flamenco di Siviglia dove espone quadri incredibili, la cinematografia di Carlos Saura.

E tutta la moda flamenco che ha sempre visto impegnati famosissimi stilisti in cerca di stupire con modelli ricercati, pur nel rispetto della tradizione più pura.

 
 
 
Conclusioni

Questo riconoscimento rappresenta il riscatto del Popolo Gitano, l’affermazione di un’Arte di grande valenza, di una Danza che si balla con il cuore, giustamente ora, portavoce dell’intera umanità.

 
 
 
Treviso, 22 novembre 2010
Maestra Carla Povellato

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