Il mondo del ballo in Italia
11 mag 2009

A cura di
Sauro Amboni
La Maestra Carla Povellato in un prestigioso articolo sul Flamenco Arabo

 
 
Flamenco Arabo
 

(a cura della Maestra Carla Povellato)

 
 
 
 
 

 Maestra Carla Povellato
 





PREMESSA
 

Il Mar Mediterraneo, culla di antiche civiltà è stato da sempre specchio di spettacolari Danze della Terra.

La Spagna ed in modo particolare la solarità dell’Andalusia, hanno offerto l’ambiente ideale per la nascita del Flamenco, inteso come Musica e Danza.

 
 
 
LA STORIA
 

La sua è una storia antica, affonda le radici nel mondo della lontana India da dove verso il 1400, i cosiddetti “fuoricasta”, probabilmente una parte della popolazione del Punjab (ora regione del pakistan), furono costretti ad emigrare attraversando tanti Paesi sino a stanziarsi in questi luoghi, a contatto con la realtà locale, il mondo arabo ed ebraico.

Oltre 100 sono gli stili del flamenco, ognuno portavoce di sensazioni dell’animo umano o di situazioni da ricordare.

 

Nella musica flamenca troviamo splendide commistioni con stili e ritmi orientali e del mondo jiddish.

Si parla di Flamenco Arabo poiché la tradizionalità del flamenco ha risentito molto dell’influenza delle sonorità della musica araba, nello stesso modo in cui l’architettura spagnola ci ricorda il mondo orientale.

Gli Arabi hanno vissuto in Andalusia per oltre 700 anni condizionandone la storia.

Le acque delle fontane della splendida Alhambra, di Granada con i loro gorgoglii, hanno proposto spunti per sonorità musicali decisamente uniche. La Ghiralda, splendida torre campanaria della cattedrale di Siviglia, ha una costruzione gemella sita a Marakesch, in Marocco ove ancora oggi ci sono due città che appartengono alla Spagna dal 1400: Ceuta e Melilla.

Il canto del muazim che invita alla preghiera, ci fa pensare al cante Jondo, il più profondo, quale forma di lamento durante l’interpretazione di un brano di grande potenza espressiva: e il richiamo alla morte non è che il più sfrenato desiderio di vita.

 
 


 

LA MUSICA E LA DANZA
 

Ed infine i ritmi stessi della musica araba di cui ricordiamo in modo particolare lo stile Andalus, che nasce durante il periodo dell’occupazione in Andalusia ed il Samahi, che riprendendo le caratteristiche dei compàs del Flamenco, è presente spesso nei brani di musica classica.

Le movenze sinuose delle danzatrici si possono ritrovare in certi stili del flamenco, come nella Zambra, dei gitani di Granada.

Richiama antiche danze moresche poiché in Marocco questo termine si identifica con la parola festa.

In Andalusia la Zambra si ballava un tempo durante le cerimonie nuziali dei gitani, forse ricordando anche le processioni matrimoniali che accompagnavano gli sposi durante le celebrazioni arabe, chiamate Zaffa.

 
 

Di grande sensualità presenta in alcuni movimenti, analogie con la Danza Orientale come i movimenti del bacino e dei fianchi.

Ancora oggi nelle “cuevas”, le grotte tra le colline del Sacromonte di Granada, i gitani la danzano per i turisti, ma soprattutto per amore storico.

Una delle caratteristiche che accomuna questi due mondi è il grande rispetto delle tradizioni, che, tramandate di madre in figlia, dimostrano l’ attaccamento a tutto ciò che fa parte del patrimonio familiare.

Il Flamenco Arabo dunque non è uno stile recente, una forzatura o un’invenzione degli ultimi anni per proporre nuove sonorità o mode

Carmen Amaya, danzatrice di enorme spessore artistico dei primi anni del ‘900, ballava a piedi nudi, accompagnata dal ritmo delle castañuelas, indossando una camicetta annodata sotto il petto e un’ ampia gonna fissata all'altezza dell'anca con ampie pieghe che faceva volteggiare in aria.

 
 
 

Durante la biennale del Flamenco, edizione 2008, la compagnia flamenca di Isabel Bajòn ha dedicato uno spettacolo ad un personaggio molto particolare dei primi anni del ‘900, Carmen Tortola Valencia.

Carmen danzava evocando i ritmi dell’antico Egitto e dell’India, luogo natio dei capostipiti gitani con “una mescla de sensualidad y pudor”.

In occasione di questo grande evento, dopo molti anni di assenza dal palcoscenico Matilde Coral, ineguagliabile maestra, all’età di 73 anni è ritornata a danzare per un pubblico affascinato da tanta capacità artistica.

Nei brani di Flamenco Arabo si alternano momenti di grande potenza espressiva che sembra scaturire dalla profondità della terra per trasformarsi in un vortice energetico interpretato con una serie di zapatei, il gioco ritmico percussivo dei piedi tipico del flamenco.

 
 
 

Ecco poi placarsi la sonorità come un respiro lento, per permettere movenze del bacino, utilizzando otto orizzontali ed inversi, fiocchetti, passi della cavigliera, accompagnati da movimenti delle braccia morbidi e lenti, che fanno pensare a foglie di palma mosse dal vento.

E poi riprende la potenza, i macaje por rumba o tango flamenco, vueltas dai grandi effetti e movimenti spettacolari della gonna.

Un filo rosso ideale che avvolge una serie di peculiarità di ambedue le Danze.

 



 
 
 
ABBIGLIAMENTO
 

L’abbigliamento consigliato consta in una gonna lunga ed ampia per agevolare ed enfatizzare i vari movimenti.

Scarpe comode, possibilmente da “carattere” con il tacco di circa 5 centimetri ed una cinghietta che trattiene il piede, o i sandaletti da danza orientale.

Un’alta fascia con medagliette legata ai fianchi potrà accentuare con il suono prodotto, i movimenti della danzatrice.

E’ previsto inoltre l’uso di alcuni accessori tipici delle due danze come ventagli, scialli, piccoli strumenti a percussione per arricchire le varie coreografie.

 
 
 
ARTISTI FAMOSI
 

Il Flamenco è uno stile che, pur conservando le sue caratteristiche, è dinamico e comunica con la musica del resto del mondo.

Numerosi sono i musicisti che si sono cimentati in sperimentazioni musicali adottando questi due stili.

Il grande chitarrista Paco de Lucia ha omaggiato il poeta e musicista vissuto nell’emirato di Cordoba durante l’occupazione araba, Ziryab dedicandogli una sua splendida produzione.

La cantante Dalida nel 1977 ha interpretato una serie di brani tra cui “Salma y Salama” e “Flamenco oriental” frutto di una sapiente commistione di stili.

I Gipsy Kings con Alabina hanno dato voce a gradevolissimi brani facilmente comprensibili anche al mondo dei meno esperti.

El Lebrijano, poi un grande cantaor flamenco,è interprete da sempre di testi di flamenco arabo di grande spessore artistico e poetico.

 
 



 

Non possiamo dimenticare, Hossam Ramzy, portavoce della fusione tra le sonorità di brani pulsanti di ritmo e passioni Andaluse ed Arabe, e poi Nura, Rafa el Tachuela, Josè Luis Monton e molti altri.

In questi giorni è uscito il secondo album della cantante India Martinez che con “Despertar” ha dato vita ad una gradevole commistione di stili tradizionali del flamenco come l’Alboreà e la guajira e ritmi etnici ed egiziani, utilizzando anche strumenti musicali tipici del mondo orientale.

Non dimentichiamo poi che Camáron de la Isla, considerato dal mondo il più grande ed espressivo cantante flamenco, si era fatto tatuare una mezzaluna araba ed una stella di Davide a ricordo della storia del mondo gitano.

Per un ampio servizio fotografico, clicca quì.

 
 

Maestra Carla Povellato

 
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