Il mondo del ballo in Italia
08 feb 2010

A cura di
Sauro Amboni
La Maestra Carla Povellato nel suo saggio: il suono nella Danza Orientale







 

La Maestra Povellato è una scrittrice, insegnante, ballerina ed artista di Flamenco e Danze Orientali; ha scritto numerosi articoli ed è autrice di un nuovo e autorevole testo dal titolo Flamenco.

 











 

Il suono nella Danza Orientale

Maestra Carla Povellato

 
 



 Carla Povellato

 
Premessa





 

Oriente ed Occidente: sono due mondi diversi, ma vicini, grazie alle sensazioni che scaturiscono da un comune elemento, il suono, inteso come anima della Musica, Canto e Danza.

Queste sono le espressioni di ogni popolo, voce delle realtà creative, frutto delle suggestioni dettate dai vissuti interiori e rappresentate poi attraverso la Danza.

 

Tramandata per generazioni, trasforma il mondo in una forma di “geografia emozionale” dei vari luoghi d’origine.

 

La cultura musicale araba, intesa in senso ampio, non solo territoriale, ma di appartenenza, ha sviluppato un modello tipico, sin dal periodo cosiddetto pre islamico.

Con l’avvento dell’Islam, 632 d.C., si sono consolidati gli stili già presenti e si è assistito a quella che si può considerare la massima espressione musicale.

Dai testi storici, sappiamo che un quarto del mondo allora conosciuto, nella specificità, da Cordoba a Samarcanda, apparteneva alla realtà islamica.

La mescolanza di più culture ha dato origine ad cambiamenti musicali di grande valenza e particolarità.

 
 


Strumenti musicali

La musica araba utilizza antichi strumenti a corda quali il liuto, UD, (etimologicamente, legno).

Questo è costituito da una cassa armonica in legno, la cui forma richiama quella di una mandorla, ha un manico corto che termina ricurvo a 90 gradi.

Alle 4 corde originarie, il cui simbolismo riprende quelle dei quattro elementi, terra aria, acqua e fuoco, nel nono secolo, ne fu aggiunta una quinta, e nel secolo successivo, una in più.

Il QUANUN, a forma di trapezio, è uno strumento a corde, simile alla cetra.

Il RABAB, sempre a corde, si suona utilizzando un archetto.

Inoltre si usano molti strumenti a fiato, quali trombe, corni e piccoli flauti in legno.


 

 

Percussioni

Le percussioni sono un elemento molto importante poiché caratterizzano la Danza nei suoi vari stili. Nella specificità di quella Orientale, esistono numerosi strumenti a percussione che vengono genericamente denominati TABL. I più utilizzati sono:

KUBA, un tamburo cilindrico composto da una o più membrane che si suona tenendolo legato in vita.

DURRAIJ,  un piccolo tamburo la cui forma richiama quella di un vaso, ad una membrana.

Sempre a forma di vaso sono l’ AGWAL ed il famoso darbuka .

 

Quest’ultimo, può essere molto decorato nella parte esterna, per cui è uno strumento di grande impatto visivo.

DAFF è un tamburello che, se impreziosito da piattini metallici prende il nome di TARR.

Le  SAGAT sono piccoli cimbali in ottone,  trattenuti al dito pollice e medio delle mani grazie ad una cordicella elastica e vengono suonati spesso dalle danzatrici, creando mirabili suggestioni , enfatizzando il movimento e scandendo i ritmi tradizionali.

Molto usate per gli stili Beledi e Sha’abi, tradizione vuole che il loro suono serva per purificare ed energizzare l’ambiente in cui si danza

 





 
 
I RITMI

Un patrimonio musicale ricco ed articolato come quello della musica araba, racchiude in sé numerosi ritmi.

Alcuni si ispirano ai suoni della natura, alle suggestioni che il mondo reale ed onirico del deserto può evocare.

Numerose sono le leggende nate in questi luoghi, silenziosi e deserti, o affollati, abitati da spiriti buoni e da spiriti cattivi.

Ciò ha condizionato il mondo della musica, della danza ed anche della struttura ritmica dei suoni.

Propongo, qui di seguito, un elenco dei ritmi più conosciuti, le loro peculiarità per riconoscerli più facilmente, dopo un ascolto attento.

 







AYOUB 1 e 2 di 2/4 vengono usati spesso sia durante la parte iniziale, che  centrale e  finale di un brano

DARIG  e DARIG SAMAHI  di 6/8 vengono utilizzati in brani di musica classica.

 

Il D. Samahi appare come un ritmo più intenso. Esiste anche un DARIG TUNISI, quale peculiarità locale.

FALLAHI  di 2/4 adottato originariamente dai contadini egiziani durante celebrazioni folcloristiche

JERK                      di 4/4    originario delle terre della Nubia

KHALEEGY   di 2/4 . Il nome di questo ritmo deriva dal termine egiziano Khalig, Golfo Arabico.

La danzatrice esegue piccoli passi ripetitivi e leggiadri, ondeggiando con il capo e crea grande sensualità grazie al movimento dei capelli.

MAQSOUM    di 4/4     presente nella musica popolare, Balady, folcloristica, Shaabi e classica.

MALFOOF          di 2/4            è conosciuto anche come “ritmo del deserto” per le suggestioni che riesce a creare quando sottolinea l’ingresso in scena della danzatrice

MASMUDI KEBIR             (grande) di 8/4 – presente nei brani di danza orientale ed in alcuni di musica classica.

MASMUDI SAGHAYIR (piccolo) di 4/4 , viene anche chiamato Balady
 





 
 

SAIDI                         di 4/4 originario delle terre dell’Alto Egitto, originariamente accompagnava una danza maschile di arti marziali denominata Tahteeb durante la quale si utilizzavano lunghi bastoni per celebrare la forza ed il coraggio.

VOX                di 4/4 reso famoso dall’artista Egiziano Moahamed Abdel Wahab, grande attore, cantante e compositore del ‘900 di grande popolarità nel mondo arabo.Viene considerato uno dei "quattro grandi" della musica araba insieme a Umm Kalthoum Farid el - Atrache e Abdel Alim Afez.

WANDA KEBIR, chiamato anche CHIFTITELI, di 4/8 usato spesso durante momenti di improvvisazioni strumentali ( chiamati TAKSIM) all’interno di brani musicali. E’ tipico anche di alcuni brani di musica Greca, ma soprattutto Turca. La sua versione di 4/4 è chiamata SOMBATI

ZAFFA            di 4/4        etimologicamente, processione matrimoniale, accompagna i festeggiamenti degli sposi.

Inoltre ci sono alcuni ritmi che risentono delle influenze del mondo spagnolo: ANDALUS,

SAMAHI e RHUMBA, tipici anche del Flamenco Arabo.

 
 





 
STILI

Sappiamo che la Danza Orientale affonda le sue origini tra i culti religiosi dedicati alla Dea Madre Terra delle società matriarcali mesopotamiche: un modo per propiziarne la fertilità e per celebrare la continuità della specie.

Caratteristica della Danza è  il movimento ondulatorio e lieve delle varie parti del corpo, gestite a sezioni, coordinate con la respirazione, ma anche il ritmo e la vibrazione.

I passi sono stati codificati.

 

Molti nomi coincidono con quelli tipici della danza classica, altri ricordano la natura e la vita stessa.

All’interno di questo nome “generico” possiamo distinguere tre stili principali:

Raks Sharqi, egiziano classico e colto.

Si danza in modo raffinato, utilizzando passi e movimenti sinuosi di grande effetto e complessità.

Si indossa solitamente un bustino che lascia scoperto il ventre ed un’ ampia gonna che poggia ai fianchi sopra alla quale è posta una fascia dai decori esuberanti.

 


 

Il velo, introdotto in alcune coreografie agli inzi del ‘900, crea emozioni visive decisamente uniche, una sorta di arcano mistero, un’aurea quasi di magia.

Si può dire che questo oggetto rappresenta l’inconscio, tutto ciò che è sconosciuto ed occulto.

 

Raks sha’abi, popolare di tipo rurale, esprime e trasmette gioia e giocosità.

L’abbigliamento è semplice: una tunica su cui poggia una fascia che cinge i fianchi.

 

           


Baladi, popolare ed impregnato di grande energia.

Si danza indossando abiti interi, lunghi, decorati (chiamati gaabeya),  copricapi in tessuto o velo ed una fascia in vita decorata che enfatizza il movimento.

 

Altri stili si differenziano in base agli oggetti che vengono utilizzati per interpretare un determinato brano musicale.

 
 



 

Raks el assaya, danzata anche utilizzando un bastone, retaggio dei balli tradizionali maschili, tipici delle zone dell’alto Egitto. Le esibizioni maschili prevedevano passi energici e salti.

Ora le donne ne propongono una interpretazione più leggiadra. (Saidi)

L’abbigliameno è simile a quello del Baladi.

Raks al sayf, danza della spada.

La tradizione la vuole di origine sacra, un omaggio alla Dea egizia della Guerra Neith.

E’ uno stile difficile che richiede una grande concentrazione ed equilibrio.

Raks el shamadan, la danza del candelabro, retaggio dei matrimoni egiziani, ove la danzatrice precedeva in segno propiziatorio, il corteo nuziale tenendo un candelabro acceso sopra il capo.

Era molto in auge intorno agli anni ’30.

 





 
 

La Danza Orientale, che in questi ultimi anni si è affermata molto in Occidente, è antica e moderna, portavoce di una grande cultura, e nello stesso tempo sempre in evoluzione con i tempi.

Un genere da conoscere per conservarne il grande patrimonio artistico.

 
 
Maestra Carla Povellato
 
 
 
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