Il mondo del ballo in Italia
03 giu 2009

A cura di
Sauro Amboni
La Maestra Carla Povellato spiega la Rumba nella variante Flamenca.
 
 
La Rumba
Variante Flamenca

A cura della Maestra Carla Povellato

La Maestra Carla Povellato

 
 
 

Premessa e tradizione

 

Esiste un luogo nel Sud della Francia dove storia e leggenda si prendono per mano e la tradizione è protagonista assoluta per due giorni all’anno, il 24 e 25 maggio: la Camargue.

 

Questa è una regione  dalla magnifica natura incontaminata, dalle spiagge di sabbia finissima, un luogo affascinante e suggestivo.

 

Nelle sue zone paludose si possono ammirare i fenicotteri rosa, incontrare mandrie di tori al pascolo, bianchi cavalli che vivono ancora liberi e campi di lavanda che impregnano l’aria del loro soave profumo.

 

In questo lembo di terra affacciato sul mare, patria del famoso gruppo musicale contemporaneo “Gipsy Kings”,ogni anno Rom e Gitani si incontrano a Saintes Maries de la Mer, per ricordare e festeggiare la protettrice del loro mondo nomade, Santa Sara.

 

Il richiamo alla sacralità di queste due etnie di origine indiana è molto forte ed annualmente partecipano alle “romerie”, i pellegrinaggi tipici delle ricorrenze religiose spagnole.

 
 
 
Storia o Leggenda?
 

Si narra che la Maddalena, dopo la morte di Gesù fuggì con alcuni compagni e trovò qui rifugio.

 

Maria Jacoba, sorella della Vergine e Maria Saloma, madre dei Santi Giovanni e Giacomo convennero con lei in questo luogo.

 

Le due Marie stazionarono qui, ove furono sepolte dopo la morte e delle quali ancora oggi vengono venerate le sacre spoglie e a cui ricordo si deve il nome della città.

 

Ma ecco un altro misterioso personaggio, oggetto di culto, Santa Sara, la cui nera statua è conservata nella cripta della chiesa di questa bella città: rappresenta forse una Vergine nera? O l’immagine di una santa di origine egiziana o forse un omaggio alla dea Iside?

 

Come santa non fu riconosciuta dalla Chiesa Cattolica per l’incertezza storica della sua vita, ma fu ugualmente venerata dai nomadi per le sue origini misteriose avvolte nella leggenda.

 

La città è impregnata di fermento religioso, ma non propriamente solo commemorativo.

Le celebrazioni diventano occasione di incontro e di divertimento.

Il termine romeria infatti sta ad indicare sia “pic nic” che pellegrinaggio, ed i festeggiamenti sono caratterizzati da danze e banchetti.

 

Il suono delle chitarre con i vari ritmi delle musiche flamenche evocano uno spaccato di Andalusia una “fiesta” trasmigrata in terra francese.


                                            
 
 

La Rumba Flamenca: tecnica e stile
 

Si suona soprattutto “por rumba” flamenca, uno stile di “ida y vuelta”, andata e ritorno, nato grazie al popolo spagnolo migrante in America, nei primi anni del secolo scorso e danzato nei cafè cantantes.

 
Questo genere ha un  compás di 4 tempi.
 

La musica è vivace, orecchiabile, impregnata di energia e passione e ben si presta all’interpretazione nella danza.

 

I movimenti sono di grande effetto, caratterizzati da “las caderas”, la gestualità morbida dei fianchi, armonica e sensuale nell’interpretazione femminile, energica e dinamica in quella maschile che permette grande spazio alla creatività ed all’improvvisazione.

 

“El braceo”, il movimento tipico delle braccia e delle mani, ben si presta ad una gestualità che crea grandi effetti e possibilità di danzare in “coppia a distanza”, uno di fronte all’altro.

 

Questo stile, se pur relativamente moderno, conserva quella parte di tradizione arricchita da elementi seducenti e indimenticabili.

 
Ma non si suona e balla solo musica flamenca.
 

Sono presenti anche numerosi gruppi che interpretano lo stile musicale “manouche”.

Cadenzato e melodico vede impegnati, nell’esecuzione, soprattutto strumenti a corda, quali violini , chitarre e bassi, tipici delle orchestrine tzigane.

 
 

Rom e Gitani insieme per la loro Santa Patrona, nel “Pélerinage des Saintes”, in questo alternarsi di fede religiosa e grande festa per raccontare il tema più caro alle antiche civiltà: l’eterna lotta tra Eros e Thanatos, amore e morte.

 

Gli zingari venerano Santa Sara con fervore e senso mistico.

 

Durante queste giornate rinnovano una loro crescente energia spirituale ed un grande “senso di appartenenza” ad un mondo decisamente unico.

 

Appuntamento per tutti intorno all’arena, la locale “plaza de toros”, dove per l’occasione si può assistere a spettacoli di vario genere, giochi e corride.

I presenti sono tutti abbigliati con costumi tipici, molto belli e particolari, dai colori sgargianti.

 
 

Le donne usano abiti dalle gonne lunghe ed ampie con grandi balze a pois “i lunares” tipici della tradizione Andalusa.

 

Danzano accompagnando in processione le reliquie delle due Marie e la statua di Santa Sara, dopo la celebrazione della Messa, sino al mare per i successivi rituali.

 

La processione è aperta dai “guardians “a cavallo, i butteri di Camargue, che si fanno spazio tra la folla, lungo le piccole vie del paese, seguiti dai gitani che camminano cantando, suonando i vari strumenti ed utilizzando il battito delle mani quale forma di percussione: “las palmas”.

 

I bambini corrono felici: cantano e ballano con grande partecipazione.

 

Giunti alla spiaggia, tutti in acqua (quell’acqua che un tempo ha trasportato le Sante) per il rito di purificazione, e poi ancora danze, canto, musica, allegria, ma soprattutto quella sensazione di appartenenza che vede realizzato lo scopo di questi giorni trascorsi in una dimensione così unica.

 

Il tramonto del sole del secondo giorno, con tutte le sue sfumature di rosso e di giallo, vede chiudere quel naturale sipario che ha fatto da palcoscenico ad una esperienza decisamente speciale.

 

Il “Popolo del Vento”, il mondo nomade, si dissemina nuovamente, per poi rincontrarsi, con naturalità e periodicità, come il flusso delle maree delle acque di Saintes Maries de la Mer.

 
 
 
Maestra Carla Povellato

 
 
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