Il mondo del ballo in Italia
11 mag 2009

A cura di
Sauro Amboni
La Maestra Silvana Ravini in un saggio sui ritmi Flamenchi e il Solea'.



Ritmi Flamenchi
La Soleà:
il ballo
struggente
 
 
(Maestra Silvana Ravini)


La Maestra Silvana Ravini


Storia

 

E' un ballo individuale. Un ballo rituale, il più antico, i pura origine gitana. La soleà è l’essenza del flamenco. Un ballo forte, lento, etereo, elegante, spirituale. La soleà ha generato molti altri stili e altri tipi di ballo.

 

Dal castigliano soledad, che significa solitudine, in dialetto Andaluso prende il nome di soleà. Nasce principalmente solo come canto. Solitudine, malinconia, dolore, tristezza che diventano solenne espressione delle vicissitudini, di sentimenti ed esperienze della vita nei barrios gitani.

 

Come il blues degli schiavi afro-americani e la capoeira degli schiavi in Brasile, la soleà è la danza gitana che rivendica la propria dignità di individuo, l'orgoglio di una popolazione repressa e umiliata, nella stessa condizione della totale emarginazione sociale.

 

Sentimenti che si esprimono in un canto primitivo, lento, profondo: el cante jondo. Questo tipo di canto si dissocia dal canto comunemente inteso, cioè un canto chiaro, educato ed accademico, no, el cante jondo é piuttosto un lamento viscerale,  intenso.

La voce dei cantaores è roca, sia negli uomini che nelle donne, e induce ad un penetrante stato di commozione e solitudine.

 

Talvolta il canto è emozionato a tal punto da risultare tremolante: é una tecnica che si chiama pellizco che rende la voce oscillante, gutturale e palpitante, questo metodo è una caratteristica ereditata dall'India, dove comunemente si canta così, ancora oggi come secoli fa, ma quei canti risultano stonati e stridenti al nostro orecchio occidentale che non è affatto abituato a questa antica tecnica della musica indù.

 

El cante jondo è faticoso, si eseguono delle impegnative contrazioni dei muscoli del viso e del collo, el cantaor si aiuta anche con dei movimenti delle spalle e non smette mai di battere le mani per tenere il ritmo lento della soleà.

 

Questi comportamenti sono necessari per la buona riuscita del canto e vengono sicuramente favoriti dello stare seduti.

 

L'influenza orientale è nettamente percepibile anche nel canto, è una caratteristica predominante, ricordiamoci che gli arabi in Spagna hanno governato per ben otto secoli lasciando tracce importati che sono diventate radici, come la permanenza del poeta Ziryab, chiamato alla corte del califfato di Cordoba dall'emiro Abdar Rahman II dove fondò addirittura una Scuola di canto per divulgare la musica persiana e indù apportandone avveniristiche e grandiose innovazioni.

 

Su di lui la Storia si sofferma, poichè oltre ad essere un acuto uomo di scienze, astronomo, abile medico, fine conoscitore delle nobili arti, poeta sensibile e grande musicista ebbe l'intuito di aggiungere una corda al liuto e la genialità d'annotare la musica, probabilmente per primo.

 


 

L’influenza della cultura mozarabica nelle danze e nella musica flamenca è certa ma non si deve sottovalutare l’eredità lasciata dagli ebrei sefarditi con i canti liturgici sinagogali e ancor prima il retaggio dei canti bizantini.

E' superfluo, perciò, indicare tutte le similitudini tra il canto,  la musica e la danza gitana con il canto, la musica e la danza orientale.


 
Ci sono riferimenti alla soleà già nel 1600 e nel 1700 si può parlare di consolidamento del ballo e inoltre alcune variazioni di vari quartieri, come Triana,quartiere gitano di Siviglia, e paesini, come Alcalà, Utrera, eppoi Cadice, Cordoba, che regalano ai brani l'impronta personale dei vari cantaores.
 





 
Tecnica
 

La soleà ha un compà, cioè ritmo, di 12/8, un tempo lento, drammatico, cadenzato. II canto si distingue con strofe di quattro versi, i testi parlano di repressioni, sofferenze, sottomissioni, morte. II ballo si offre alla fantasia e all'estro dell' interpretazione intima dei testi.

 
 
I grandi interpreti
 

Sono moltissimi i cantaores che hanno fatto grande la soleà, apportandone espressioni diverse.

A Triana si attribuisce la riconoscenza dello stile alla Andonda, ad Alcalà a Joaquin el de la Paula, Augustin Fernandez e suo figlio Juan Tolejas, come da tradizione. Ad Utrera lo stile lo consacrò Merced la Serneta. Col tempo diedero ampia forma al canto Tomas Pavòn, Manuel Torre, Pastora Pavòn sprannominata la Nina de los Peines, Antonio Mairena Pericon de Cadiz, Fernanda de Utrera.

 




 
 
Abbigliamento
 

Gli abiti usati dai ballerini per questo genere di danza sono neutri, sobri, pacati. Le donne e gli uomini scelgono colori scuri, con qualche accessorio misurato, che non strida con l'aria di grande malinconia e inquietudine dei brani.

Maestra Silvana Ravini


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