Il mondo del ballo in Italia
21 set 2009

A cura di
Sauro Amboni
La Prof.ssa Costato della FIDS ha concluso il corso CONI per educatori sportivi di Primo livello.
 


La Prof.ssa Giovanna Costato della FIDS

ha concluso il corso per

educatori sportivi del CONI

(Reportage di Giovanna Costato)
 



 
 
 
Presentazione

A cura di Sauro Amboni

 

Ormai la Danza Sportiva si è consolidata come attività del CONI a tutti gli effetti. Ciò sia sotto l’aspetto qualitativo e sostanziale che per l’elevato numero di competitori di ogni età.

 

Pertanto, è di fondamentale importanza l’aspetto educativo e organizzativo vero e proprio.

Infatti, per usare le stesse parole che usa il CONI, in questi anni la nostra società sta vivendo un periodo di straordinario dinamismo che rende necessario un processo continuo di formazione di tutte le figure professionali, specialmente di coloro che operano in ambito sociale, compreso il sociale sportivo: i nuovi cittadini, le modificazioni delle categorie sociali, i nuovi modi di intendere l’espressione corporea, hanno modificato in profondità la classica concezione dello sport.

 

Per poter svolgere coerentemente il proprio ruolo oltre alla passione, al profondo senso sociale e civico che animano la maggior parte degli sportivi, è necessario che il mondo dello sport si doti di sempre maggiori strumenti culturali e tecnici specifici.

 
 

Il moderno dirigente sportivo ormai non può essere esclusivamente un appassionato di sport, ma deve essere in grado di progettare eventi, motivare atleti e tecnici, coordinare le persone che a vario titolo operano nella società.

 
 

Una idonea formazione dei dirigenti sportivi, attraverso le competenze acquisite in appositi corsi di formazione permanente, migliora le loro capacità tecnico-organizzative e quindi la qualità delle proposte delle associazioni da loro dirette.

 

Per facilitare ciò sono stati messi a punto pacchetti formativi mirati, in parallelo con azioni conoscitive condotte sul territorio per meglio comprendere la realtà e l’evoluzione delle problematiche gestionali nello sport.

 
 

L’obiettivo principale del CONI è appunto la promozione di una nuova cultura dello sport, da attuare anche formando una nuova generazione di dirigenti in grado di proporre lo Sport di qualità e un corretto stile di vita, sostenere e qualificare i dirigenti sportivi impegnati nella formazione dei giovani, promuovendo il volontariato sportivo e l’aggregazione sociale che le Società Sportive comportano.

 
 

La Prof.ssa Marcella Costato ha ultimato il corso specifico per Educatori Sportivi di 1° livello e riporto qui di seguito un suo Reportage del corso stesso.

 
 





Reportage di Giovanna Costato


Prof.ssa Giovanna Costato

 

Premessa al corso per Educatori Sportivi

 

L’11, 12 e 13 settembre 2009, presso il Comune di Cornate d’Adda in provincia di Milano, ha preso avvio un’importante iniziativa del CONI:

Un Corso di formazione per Educatori Sportivi.

Il corso di 1° livello, completamente gratuito, ha visto la partecipazione di numerosi giovani.

Tra essi erano presenti tecnici e responsabili di società sportive, laureati in scienze motorie, sociologia, psicologia e coloro che frequentano il mondo della scuola.


 

 


Il Relatore
 

Il dott. Ettore Maria Rizzi, docente di Scienze sociali, ha introdotto le giornate formative affrontando la sociologia del comportamento, dalla scuola dell’infanzia alla scuola primaria.

Alla domanda se l’attività motoria e sportiva o l’avviamento allo sport siano educativi, il professore ha risposto: “ Tutto ciò che produce emozione è educativo e per questo motivo occorre insegnare ai bambini a gestire le emozioni”.

 

L’attività motoria è da considerarsi, inoltre:

·        Un fenomeno sociale

·        Uno strumento di relazione

·        Un aiuto alla crescita della personalità

·        Un fattore importante dell’economia.

 

Considerando l’essere umano posto al centro dell’universo, il professore ha preso in esame le figure che ruotano attorno al bambino.

 
 
 
La figure che ruotano attorno ai giovani sportivi
 

Prime fra tutte le figure primarie di genitori, insegnanti, educatori e operatori.

 

Il genitore e l’insegnante sono MAGISTERI. Essi costituiscono dei modelli e per educare devono essere bravi nel portare all’esterno le capacità di chi stanno educando.

 

Il genitore ripete, spesso, consigli e avvertimenti, ma è suo preciso compito farlo in quanto costituisce il magistero. E’ bene, per questo motivo, che le altre figure primarie lo rispettino.

 

L’insegnante mentre fa l’appello, ricorda il nome dei suoi allievi e li educa chiedendo, innanzi tutto, di abbassare la voce. Anche lui è il magistero.

Il magistero deve essere coerente con il modello, infatti, un insegnante che chiede il silenzio urlando, tradisce il modello.

 

Cosa c’è alla base del rapporto educativo? L’amore. L’insegnante sta con i bambini perché li ama.

La conoscenza o l’esperienza di un bambino è diversa da quella di un adulto. Per questo motivo occorre seguire i suoi processi di crescita spiegando sempre il perché di certi fenomeni, ma utilizzando un linguaggio semplice e adatto all’età.

 

Anche il ruolo dell’educatore si deve basare sull’amore.

 
 
 
 

Le strutture pedagogico-ambientali
 

Le strutture pedagogiche sono costituite da famiglia, scuola dell’infanzia, scuola primaria e secondaria.

Occorre prestare attenzione alle attività sportive condotte in tenerissima età.

Si è visto che l’esasperazione della prestazione sportiva ha condotto, molte volte, alla violenza e all’uso di droghe, già in giovane età.

 

Le strutture ambientali comprendono la casa, il plesso scolastico, i campi sportivi, i cortili gli oratori e le strade.

Il bambino è contento di tornare a casa perché sa che troverà qualcuno che gli vuole bene.

Il bambino, a volte, vuole tornare a casa da scuola o dalla palestra perché lì non ha trovato amore.

 

E’ importante coltivare il valore dell’amore.

 

Il dott. Rizzi rileva che oggi si trovano sempre più spesso impianti sportivi in cattive condizioni: i bambini non sono più al centro dell’universo. Ci si chiede allora: ”Dov’è la centralità?”

 
 
 

Il genitore come prima figura pedagogica e psicologica.

 

Ricordiamo la pedagogia e la psicologia come scienze che studiano rispettivamente il bambino e il pensiero.

Il genitore è la prima figura responsabile della crescita e del benessere dei propri figli, ma non ne è proprietario. Allo stesso modo nessun insegnante o allenatore è possessore degli allievi.

Occorre, con i bambini, lavorare sul concetto del bene e del male, dell’errore o dell’esattezza. Stabilire l’importanza della gerarchia, formata da regole, ruoli e competenze, su cui si basano i principi educativi.

 

A questo punto il professore precisa che, Il concetto di democrazia, nello stabilire una scelta, può avere un aspetto negativo.

 

Se vince il 51% significa che il 49% deve adeguarsi.

 

L’ideale sarebbe stabilire insieme delle regole e considerare anche il pensiero del 49%, proprio perché genitori e insegnanti sono MAGISTERI. In caso  contrario diventano AUTORITA’.

 

E’ importante porre domande ai bambini del tipo: Cos’è il bene per te? E il male? Come vorresti la scuola? Cosa pensi di me?

 

Il bambino è senza filtri e le sue risposte posso essere molto istruttive per chi si occupa della sua formazione.

 
 
 
 

La figura dell’insegnante è solamente pedagogica.

 
A lui sono affidate le funzioni di educazione, gioco e aggregazione.

Occorre fare attenzione ai disvalori quali la diseducazione, l’individualismo e i valori d’elite.

 

Importante è coltivare il gioco che il bambino fa con sé stesso, con le cose e il confronto con gli altri. Attenzione a quel gioco che porta alla creazione di falsi miti, al business. Occorre al contrario favorire il senso d’aggregazione e lo star bene con gli altri.

 

A questo proposito, il dott. Rizzi ha precisato come sia importante insegnare, anche, a chi è svantaggiato o non appartiene a scuole d’elite.

 
 
 

Gli operatori-educatori sono anch’essi figure pedagogiche.

 

Sono chiamati a ricercare nell’attività motoria gioia e serenità.

I bambini non devono essere disturbati da problemi o fatti personali dell’educatore. Quando sono agitati, può essere utile unirsi alla loro confusione per un po’ e solo dopo, chiedere il silenzio.

 

E’ importante, infatti, aspettare il momento in cui sono sereni, per parlare con loro di problemi importanti.

 

Si usano con troppa frequenza e leggerezza, termini come ansia e stress.

Rammentiamo che sono riferiti a malattie e quindi dovremmo usarli con attenzione.

 

Ricordiamo che l’attenzione deve sempre essere rivolta alle regole, ai ruoli e alle competenze.

Marcella Costato, 22 settembre 2009

 
 
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