Il mondo del ballo in Italia
23 set 2009

A cura di
Sauro Amboni
La Prof.ssa Costato qualificata Educatore Sportivo spiega come insegnare Danza Sportiva ai disabili.
 

 

In questo saggio la professoressa Costato riassume i punti salienti appresi al recente Corso CONI per Educatori Sportivi e ne commenta il contenuto anche sulla base della propria esperienza di competitrice (nella Classe "C") e educatrice di lungo corso.

 
 
 


Prof.ssa Marcella Costato
(Qualficata Educatore Sportivo CONI)

 
 
Applicazione degli aspetti metodologici
attraverso l’educazione - Staff Tecnico

 
a cura di Marcella Costato
 
 
 
Sport e diversabilità.
 

L’insegnante di sostegno, Vittorio di Quinzio, ha trattato lo sport nei diversabili, ossia in coloro che possiedono abilità fisiche, mentali o sensoriali diverse.

 

I diversabili fisici che solitamente, presentano lesioni midollari o cerebrali alla nascita, possono aver subito amputazioni nel corso della vita.

Quest’ultima situazione provoca gravi disagi psicologici, anche se le persone possono praticare sport come sci, bicicletta o ballo.

 
 

I diversabili mentali hanno subito ritardi mentali, sindrome di down o autistica, mentre quelli sensoriali hanno danni alla vista o all’udito.

 

I genitori, a volte, pretendono che il figlio svolga gli stessi esercizi degli altri ragazzi, ma le richieste eccessive possono rivelarsi controproducenti.

 

Negli ultimi anni si è notato come lo spirito iper competitivo, porti anche i diversabili al consumo di droghe.

 

A volte alcuni di loro, a causa di una differenza propriocettiva, non sentono il dolore: ciò è molto rischioso e occorre prestare  attenzione.

 

I diversabili, generalmente, presentano delle “ isole” di abilità; per esempio non sanno correre ma pattinano bene. E’ importante, quindi, trovare le motivazioni e gli aspetti di forza dei giovani e potenziarli.

 
 
 

L’errore e la sua correzione.

 

Il prof. Antonello Venucci ha preso in considerazione la fase motoria del bambino, dai 5 ai 7anni, chiamata “ PROCERITAS PRIMA”.

 

In questa fase il bambino presenta:

 

·                    Calo della coordinazione

·                    Impaccio negli schemi motori, appresi in precedenza.

·                    Attenzione labile

·                    Egocentrismo

·                    Mancanza di consapevolezza del pericolo

·                    Scarso senso dell’equilibrio.

·                   Fragilità psicologica: senso di solitudine e paura di affrontare    esperienze nuove.

·                   Dipendenza e desiderio di gratificazione dall’adulto.

 
 
 

Ecco alcuni consigli

Quando i bambini arrivano in palestra è bene metterli in cerchio anziché in fila: in questo modo si sentono tutti in primo piano.

Occorre accertarsi che tutti abbiano capito magari utilizzando canali percettivi diversi di tipo visivo, auditivo o cinestesico (egati al movimento). Si chiede, inoltre, di diversificare gli obiettivi, per chi sa già fare, e valutare se i compiti siano adeguati all’età.

 

E’ utile interrompere la monotonia con delle variazioni per esempio nel tipo di riscaldamento, alternando la corsa ad esercizi diversi.

 
Ricordiamo: il bambino che appare affaticato è,
spesso, solamente demotivato.
 

Il bambino disinteressato sbaglia più spesso e un buon educatore deve intervenire per valutare l’errore.

 
 

E’ importante, quindi, saper osservare e identificare l’errore.

 

Gli errori possono essere mostrati e corretti immediatamente, oppure si può dare  il tempo al bambino di pensare, per arrivare da solo alla correzione.Quando, invece l’errore è comune a tutti occorre fermare il gruppo e spiegare, evitando però di interrompere continuamente il lavoro.

Si consiglia di correggere solo un errore per volta dimostrando il movimento esatto e dicendo: “Non era questo ma quest’altro che volevo vedere da voi”.

 

Nei bambini piccoli si correggere il gesto nella sua totalità e non nei particolari.

Migliore è la coordinazione, maggiore è la velocità d’esecuzione.

 

La mobilità articolare si allena col movimento: slanci, rotazioni. E’ utile la ginnastica che si eseguiva un tempo, alternando gli esercizi, perché la ripetizione stanca.

Sembra che lo stretching danneggi i bambini piccoli, mentre è fondamentale insegnare la respirazione.

 

Occorre curare l’equilibrio perché è una capacità coordinativa molto importante. Senza di esso nessun movimento è coordinato. L’equilibrio si allena creando il disequilibrio.

 
 
 

N.B. IMPORTANTE

 

E’ opinione degli esperti che lo sport agonistico faccia male ai bambini piccoli perché crea un sovraccarico emotivo, psicologico, fisico e ansia.

 
 
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