Il mondo del ballo in Italia
15 lug 2009

A cura di
Sauro Amboni
La Prof.ssa Marcella Costato propone corsi per la crescita e integrazione dei disabili
 
 

Perché vogliamo far ballare i disabili?

                                             Prof.ssa Marcella Costato
 

 

 
 

 
 
 
 
 
 

La Prof.ssa M. G. Costato


La mia missione

 

Da oltre vent’anni insegno nelle scuole pubbliche ai disabili per dare a loro e alle loro famiglie la speranza di un futuro migliore.

Avrei potuto continuare a insegnare nelle classi dei regolari, ma ho fatto una scelta di vita cioè una missione.

 

Ho capito che per far crescere, formare, educare e integrare i disabili, può essere molto ma molto utile un approccio col Ballo e magari anche con la Danza Sportiva.

 

Ho pensato di iniziare questo “avvicinamento” culturale e mettermi a disposizione di scuole di ballo, organizzazioni, sponsor, singoli maestri, ASA, club o di chiunque voglia darmi fiducia e tradurre in pratica questo mio progetto.

 

Pertanto, se avete dei disabili nella vostra organizzazione e dei genitori che volessero provare questa esperienza per i loro figli ed iniziare questo percorso insieme e magari con l’obiettivo di farli crescere fino alla Danza Sportiva vera e propria, contattatemi per vedere come possiamo organizzare, iniziare e procedere con corsi, lezioni, affiancamento nella vostra organizzazione, ecc.

 
 
 Un cammino nella direzione dell’altruismo

Tutto può nascere dalla presenza di un disagio, quello appunto di non saper cosa fare, come comportarsi, quali strade intraprendere, per offrire l’opportunità della danza, a chi sembra essere svantaggiato.

Tendiamo, in genere, a volgere altrove lo sguardo quando incontriamo una persona diversa, un disabile. E’ più semplice non vedere, così non saremo coinvolti, non saremo chiamati a…….  non dovremo metterci in relazione con………e   potremo continuare a pensare che il “diverso” non può, non potrà e non sarà mai in grado di fare ciò che i “normali” ritengono quasi una loro esclusiva possibilità!

 

Avviare la pratica della danza sportiva in ragazzi, in stato di disabilità, ci costringe, invece, a volgere lo sguardo nella loro direzione e a vederli come individui dotati di risorse e potenzialità.

 

Nell’incontro diretto con le persone disabili le prime reazioni emotive, sia per bambini che per adulti, sono la paura e la diffidenza.

 

Accostarsi ad una persona disabile, costringe entrambi a confrontarsi, perdere una parte di sé, mettere in discussione i propri schemi e le proprie convinzioni. Questo confronto, tuttavia, rappresenta un arricchimento reciproco. In un ambiente inclusivo, infatti, vi è l’occasione per ricercare nuovi strumenti e modalità d’approccio.

 

I nostri pregiudizi e le nostre paure nascono, quindi, dalla non conoscenza della diversità.

 

Lo stesso Dante apre la “Divina Commedia” raccontando della sua paura. Paura provocata in lui dallo sconosciuto cui si trova di fronte. E come essa, la paura, si acquieti (“allora fu la paura un poco queta….”) con l’aiuto di una guida (Virgilio) che già conosce quel mondo a Dante sconosciuto. E racconta di come intraprende, con la sua guida, un cammino. Cammino che servirà ad affrontare le sue paure, fino alla conoscenza.

 

Nostro compito è quello di guidare i ragazzi, abili e disabili,  alla costruzione di questo cammino, nel mondo della danza, e che li veda assieme, fino al raggiungimento dei risultati più alti.

 
 

Leonardo da Vinci diceva: “Chi s’innamora di pratica senza scienza è come nave senza nocchiero che certezza non ha dove si vada”.

Il percorso di tipo pratico, attuato con i ragazzi, vuole mettere in luce, anche, la parte teorica e concettuale che costituisce il punto di partenza dell’intero progetto.

 
 
 

P.S. Rinvio

Per quanto ho già scritto sull’argomento in merito all’ONU, al CONI e alla FIDS clicca qui.

 

Ecco il mio recapito: Marcella Costato annagiov@yahoo.it

Vogliamo provare?

 
Grazie.
 
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