Il mondo del ballo in Italia
12 dic 2011

A cura di
Sauro Amboni
Le grandi figure del Flamenco. 2: ANTONIO GADES

A cura della Maestra Carla Povellato
(Foto a fianco).

 

Antonio Esteve Rodenas, in arte Gades, ballerino, coreografo e regista, e' stato una delle grandi personalità artistiche del mondo Flamenco.

 


 

Biografia

Nacque nel 1936 ad Elda, Alicante e morì a Madrid nel 2004.

La sua scomparsa ha lasciato un grande vuoto, ma il ricordo della sua Arte, è sempre presente nel mondo della Danza.

Proveniente da una famiglia operaia antifranchista, lasciò gli studi quando era molto giovane per iniziare a lavorare.

Questo maturò in lui un impegno politico culturale che lo coinvolse durante tutta la sua carriera, condizionato anche dalla lettura delle opere di F. G. Lorca, fucilato dai franchisti, tra cui “Romancero Gitano”, attraverso le quali prese coscienza della realtà del suo Paese.

Entrò a far parte della Compagnia di Pilar Lopez (sorella della famosa Argentinita) nel 1955; ne divenne il primo ballerino sino al 1961.

Negli anni seguenti ebbe numerose esperienze cinematografiche, si trasferì in Italia ove rimase alcuni anni per poi tornare in Spagna, a Madrid per fondare la sua nuova compagnia.

Voleva essere libero.

Durante uno spettacolo, alla presenza di numerosi intellettuali spagnoli, fu notato dal pittore J. Mirò che ne rimase molto colpito ed affascinato.

L’amicizia con Mirò e poi di Matisse fu per lui formativa: lo studio della loro arte pittorica, fatta di luce, spazi, geometrie, condizionò la creazione delle sue coreografie.

Da quel momento, il mondo fu suo.

 

 

La Danza

La sua formazione spaziò dalla danza classica, al folclore regionale, alla scuola bolera, per poi approdare al Flamenco più puro.

Ogni aspetto della danza, è importante ed imprescindibile.

La classica ed il bolero, sono una base, il folclore regionale fa parte della tradizione locale e diventa un modo per rilassare, allentare certe tensioni, al Flamenco è invece affidata l’interpretazione del sentimento, nella sua intensità e drammaticità.

Al Flamenco dedicò un impegno grande, estremo, totale  e viscerale, il baile ed il teatro, erano il suo mezzo per esprimere una forma di protesta.

L’amicizia con Mirò e Matisse fu per lui formativa: lo studio della loro arte pittorica, fatta di luce, spazi, geometrie, condizionò la creazione delle sue coreografie.

 

I cantaores  (cantanti flamenchi)  con la loro voce roca e straziante, intonavano il cante jondo, profondo, dell’ anima.

Intanto con il suo taconeo, gioco ritmico dei piedi, Gades percuoteva la terra, quella terra impregnata di storia gitana.

Durante l’interpretazione della Farruca (stile flamenco), alzava le sue braccia, simili a grandi corna di toro, lo sguardo era fiero, il volto scavato, l’energia delle sue scattanti gambe nervose partiva dal cuore, era tutto sentimento e passione.

E dopo ogni grande spettacolo, con il quale donava tutto se stesso, si sentiva vuoto, senza più niente da dire, o fare.

Fu un  interprete unico, un’anima colma di duende.

 

 

El duende

Questo termine letteralmente vuol dire spirito.

Nel Flamenco sta ad indicare uno stato emozionale in cui viene a trovarsi l’artista durante una sua interpretazione, una forma quasi di estasi che viene recepita e condivisa dal pubblico.

Duende è creatività, passione, improvvisazione, c’è chi dice, anarchia.

E’ un elemento della ritualità del Flamenco, un feed-back emozionale tra artista e spettatore, un’esperienza emotiva.

E Antonio Gades in questo, non si è mai risparmiato.

Si è lasciato trasportare dall’anima.

 

 

Esperienze artistiche

Era un uomo libero.

Se “duende” è ispirazione  e imprevedibilità, ecco che il nostro artista si lasciava prendere dall’estro: creava e scioglieva le compagnie, danzava con grande successo e poi scompariva senza lasciare traccia, per poi ritornare.

Il suo credo ideologico lo condizionava: soffriva per le ingiustizie politiche, interrompeva le sue tournée se si verificava qualcosa che non riusciva ad accettare.

Si rifugiava nella sua barca che tanto amava.

Gli anni ’80 furono segnati da una grande produzione cinematografica, sotto la regia di Carlos Saura, affiancato da Cristina Hoyos, la magnifica bailaora fondatrice dell’attuale Museo del Flamenco di Siviglia, unico al mondo.

Con le due pellicole  “Bodas de sangre” (nozze di sangue) nel 1981 e “Carmen story”, che ha ricevuto una nominatios per l’Oscar nell’83,  Gades ebbe un enorme successo, raggiungendo forse, il punto di arrivo della sua maturità artistica.

La gelosia, l’amore e la morte, il senso della tragedia narrato attraverso i passi del Flamenco sono i temi principali di Bodas de sangre, una “storia tipicamente spagnola”. E anche qui  il pensiero ispiratore delle sue coreografie è stato quello onnipresente  di Lorca.

Gades amava il Flamenco più tradizionale e per tutta la vita aveva cercato di conservarne la purezza e la forza delle origini, per salvaguardarlo dalle contaminazioni.

Nell’86 seguì “l’Amor brujo”, e poi numerosissime tournée internazionali.

Nel 1994 “Fuente Ovejuna” e  poi il suo annunciato ritiro dalle scene.

 

 

Maestra Carla Povellato

Treviso, dicembre del 2011

 

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