Il mondo del ballo in Italia
18 lug 2014

A cura di
Sauro Amboni
LETTERA APERTA della Prof.ssa Marcella Costato.

Riflessioni intorno al mondo della Danza Paralimpica.

(Rimini luglio 2014).

 

E' destino che alla vigilia della partenza per le vacanze, mi trovi anche quest'anno a riflettere su un problema importante, ma assai delicato.
Un tempo si è trattato di una lettera all’ex presidente FIDS Ferruccio Galvagno, per questioni che sono state affrontate, ma non ancora del tutto risolte. Oggi si tratta di un argomento diverso e solo all'apparenza meno rilevante.

Mi riferisco ad alcuni filmati, ripresi nei palazzetti in occasione delle danze Paralimpiche, che mi sono giunti attraverso internet.

Anche se gli impegni di lavoro e famiglia m’impediscono, di essere presente alle gare di ballo, non di meno il mio interesse per la danza, in particolare quella Paralimpica, mi tiene lontano dall'informazione attraverso il racconto di amici, tecnici e per l'appunto social network.

 

Molti sanno dell’interesse che nutro per il mondo della disabilità. La mia professione è spesso presa di mira dai media e dell'opinione pubblica che vedono nella figura dell'insegnante un fannullone incapace.

 

In realtà, la vita di un insegnante è veramente faticosa, e in particolare quella di chi si occupa di persone con problemi, perchè non smette mai di studiare, ricercare, sperimentare e aggiornarsi.

 

Non nascondo che la mia passione per la danza sportiva, unita a quella di molte altre discipline, è nata per favorire l'inclusione delle persone con disabilità nel tessuto della nostra società, nel tentativo di fornire loro tutti i mezzi possibili per integrarsi e avere un'esistenza dignitosa.

 

Questo mi ha spinto, negli anni, a frequentare corsi, convegni, sostenere esami, ascoltare consigli e suggerimenti di professionisti colti e competenti, ma anche a parlare con persone umili, semplici, dotate di tanto buon senso e umanità.

Sono loro, infatti, che mi hanno insegnato a guardare gli individui, “tutti gli individui”, con profondo rispetto e a chiedere per ognuno il riconoscimento di una totale dignità.

 

Nel mondo della danza ho avuto la fortuna di conoscere maestri seri, professionisti di valore, genitori sensibili, persone appassionate e dedite al
benessere e alla felicità dei propri allievi.

E' a loro che mi rivolgo.

 

Non ho visto dignità, ahimè, in quei ragazzi che ancheggiando con movenze esageratamente provocanti e permettetemi, di cattivo gusto, si muovevano sulla pista nel tentativo di far divertire il pubblico e raccoglierne il consenso.
Non ho visto rispetto per la loro disabilità sbandierata e ostentata senza che essi stessi ne fossero minimamente consapevoli.

Mi chiedo allora:

"E' questa la Danza Sportiva?"

 

 

Per anni, sullo sfondo dei palazzetti, ho raccolto commenti poco lusinghieri circa abbigliamenti troppo succinti o movenze troppo procaci che per nulla si addicevano alla classe di un ballerino.

Ora tutto questo si sta riversando su una categoria più debole non sempre in grado di percepire la notevole differenza tra movimento sportivo ed esibizione di qualcosa d'altro.

 

Non me ne vogliano i colleghi se ai loro occhi il mio intervento appare elisabettiano e neppure i genitori ai quali le mie parole possono suonare oltraggiose e poco inclini alla modernità.

In realtà uno degli obiettivi di chi si occupa del sostegno è proprio il far si che la persona disabile sia il "più abile" possibile e in questo assuma su di se modi e atteggiamenti che la integrino maggiormente nel gruppo dei pari. Ciò non significa, tuttavia, dover “scimmiottare” gli atteggiamenti meno appropriati degli altri.

 

 

Come un insegnante bandisce brutture e volgarità dai suoi allievi "normodotati", educandoli alla semplicità o alla bellezza del movimento, allo stesso modo tratta chi, provvisto di qualche disabilità, non ha gli strumenti necessari per autodisciplinarsi e contenere la propria esuberanza.
Atteggiamenti e movenze, a volte incoraggiate da tecnici e pubblico, si vedono, sempre più spesso in molti ballerini paralimpici creando, a mio parere, un ambiente assai lontano da quello che chiamiamo Danza Sportiva.

 

Il mio intervento, non intende creare scalpore o screditare tutto ciò che di valido e importante ha creato la Federazione in questi anni, soprattutto per le persone con disabilità, ma solo suscitare qualche riflessione ed eventualmente condividerla con chi desiderasse farlo.

 

Auguro a tutti felici ferie!

Marcella Costato

 


 

Breve biografia di Marcella Costato

(a cura di Sauro Amboni)

 

Marcella Costato, dopo una breve esperienza di competitrice, ha conseguito il Diploma MIDAS di Maestro di Ballo nella disciplina “Balli e Danze di Società” e il brevetto internazionale NTA (National Teacher Association) di 2° livello, per l’insegnamento delle Danze Country.

Tiene corsi di Danza Sportiva con i ragazzi delle scuole secondarie superiori nella provincia di Monza Brianza. E’ insegnante curriculare di ruolo presso la scuola secondaria di 1° grado di Cornate d’Adda.

Ha ottenuto, presso il CONI, gli attestati di Educatore Sportivo di 1° e 2° livello; inoltre la formazione base per Dirigente Sportivo, nonchè il Diploma per “Disabilità e Sport”.

Ha inoltre conseguito il Brevetto di Animatore Sportivo Special Olympics, riconosciuto dal CONI per l’insegnamento a persone con disabilità intellettiva.

Laureata in scenografia e specializzata nell’insegnamento delle persone disabili, collabora con la rivista di Danza Sportiva, “Tuttoballo”, sulla quale ha pubblicato diversi articoli, servizi giornalistici, commenti tecnici e culturali, reportage fotografici, inerenti a congressi e seminari di studio, legati al mondo della danza e dello sport.

E' Tecnico FIDS/CONI e NTA di 1° e 2° livello e Tecnico AICOWED di 1° livello per le Country Western Dance.

 

 


Leggi: Tuttoballo

(Rivista di tecnica cultura e comunicazione del Ballo Agonistico e della Danza Sportiva)

Clicca quì


 

 

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