Il mondo del ballo in Italia
23 mag 2008

A cura di
Rosario Rosito
Lezioni di musica da ballo 1^ parte
Il linguaggio è il primo obiettivo. La scarsa conoscenza dei termini o, peggio ancora, un'idea errata del loro significato, è il primo grave handicap da superare.
I primi termini da imparare
Il tempo non è la velocità della musica e non è neanche il ritmo. Il tempo è un contenitore. Pensiamo alla teglia di una pizza. In una teglia piccola posso mettere una pizza piccola (di questi tempi preferibilmente senza mozzarella) in una teglia grande posso mettere una pizza grande, ma anche diverse pizze piccole! Il contenitore "tempo" contiene la pizza "musica" (possibilmente non una musica che sia una pizza...). Con questo esempio si possono capire tante cose. Principalmente possiamo renderci conto che, per una determinata musica, può esserci più d'un solo tipo di contenitore (tempo) idoneo a contenerla. Anche se c'è sempre il tempo preferibile. La preferenza accordata ad un tempo anziché ad un altro risponde non solo a ragioni matematiche, ritmiche o formali, ma anche, più semplicemente, a ragioni d'intellegibilità. Voglio dire che, in fondo, uno spartito è un disegno, una rappresentazione grafica dei suoni, la cui maggiore necessità è la possibilità, per un musicista, d'interpretarne i segni. Quindi, quando dico che la scelta di un tempo risponde anche a ragioni grafiche, voglio significare che può essere necessario scegliere un tempo che calza meno perfettamente di un altro, ma che è molto più intellegibile.
Vi faccio due esempi.
 
 
In questo primo esempio, ho trascritto il famoso tango jealousy (gelosia) in tre tempi diversi ( 4/4, 2/4, 4/2). Se lo suonassi (credetemi sulla parola) ascoltereste una musica identica, a prescindere dal tempo usato. Nessun musicista o coreografo sarebbe in grado di decifrare quale dei tre spariti sto leggendo ma...
C'è un ma. Lasciandosi prendere dal ritmo, cioè dall'alternarsi ordinato degli accenti tipici del tango (qui sono costretto ad essere sommario per non complicare il discorso, ma più in la potremo approfondire anche le caratteristiche del ritmo), una persona esperta "sente" che il brano ha un battito forte ed uno debole che si ripetono sistematicamente, per cui il tempo dovrebbe essere pari, con due battiti, cioè un 2/4 . Ciò nondimeno, il brano risulta più "calzante" col tempo 4/4 (meglio ancora in tempo spezzato 2/2), per cui è facile che venga espresso in tale maniera. Ma se ascoltiamo sempre la stessa cosa, a prescindere dal tempo "contenitore", cos'è che hanno in comune le diverse trascrizioni? Risposta: il singolo battito. Ecco un altro termine importante "il battito". Ogni tempo è diviso in un certo numero di battiti (denominati anche "movimenti", ma preferisco bandire questo vocabolo, molto utilizzato dai musicisti, ma che crea notevole imbarazzo nell'ambito della danza). I battiti sono il pulsare della musica, un po’ come il cuore per una persona. Sono i battiti che ci danno il senso della velocità e, in parte, anche del ritmo. Infatti, se noi esprimiamo la velocità in battiti, non abbiamo alcun bisogno di specificare il tempo! Se dico 100 battiti al minuto, la velocità sarà la stessa sia per un tempo 2/4 che per un tempo 4/4. Purtroppo, nella standardizzazione fatta dagli inglesi per la musica da ballo. La velocità si esprime in battute al minuto e non in battiti (come si fa da secoli in ambito musicale). Legando la velocità alle battute, diventa necessario specificare il tempo. Per esempio, nel caso in esame debbo dire 50 battute al minuto, se il tempo è 2/4 (quindi ogni battuta ha due battiti - 50 x 2 = 100) oppure 25 battute al minuto se il tempo è 4/4 (quindi ogni battuta ha quattro battiti - 25 x 4 = 100). Un'assurda complicazione che, a parer mio si dovrebbe eliminare da tutti i testi di ballo.
 
secondo esempio.
 
 
In questo secondo esempio ho spiegato, spero con chiarezza, come sia conveniente usare un tempo "sbagliato" per una danza che, per sua natura ritmica, richiederebbe un altro tempo. Se leggete con attenzione vi accorgerete quanto sia semplice capire che una mazurka ha la struttura ritmica perfettamente calzante nel 6/8 (1-2-3 + 1-2-3) con l'accento forte sul primo 1 e l'accento debole sul secondo 1. In realtà il tempo usato per la mazurka è, in 99 casi su 100, il 3/4 con l'accento forte che è reso uguale a quello debole, perché cadono entrambi all'inizio di battuta. Ascoltando una qualsiasi mazurka da ballo, io non avrei dubbi nell'affermare che il tempo sia 6/8. Nella standardizzazione (fatta molto alla buona...) dei testi di ballo, si dice semplicemente che quel ballo è in 3/4, come se fosse un valzer...
Anche se non siete esperti di musica, vi sembra che ritmicamente il valzer e la mazurka abbiano molto in comune? A leggere i testi di ballo sembra che siano, musicalmente, quasi la stessa cosa e che tutto si giochi sulla velocità. In realtà, e l'abbiamo appena spiegato, non è così.
Rosario Rosito, 23 maggio 2008
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