Il mondo del ballo in Italia
10 lug 2008

A cura di
Rosario Rosito
Lezioni di musica da ballo 10^ parte
Vi sono poi tutti gli elementi che riguardano l’arrangiamento del brano, come l’orchestrazione (ovvero gli strumenti musicali che vengono utilizzati), l’armonia (ovvero l’insieme di tutte le voci che sorreggono la voce principale), gli effetti elettronici (come cori, riverberi, rumori, ecc.) e quant’altro concorre a “caratterizzare” il brano musicale.
Due arrangiamenti diversi, di uno stesso brano, possono cambiare completamente i “connotati” del brano stesso. Ad esempio un’orchestrazione con prevalenza di violini o di “tappeti musicali” morbidi, può dare ad un brano un “taglio” molto più dolce e compassato rispetto ad un’orchestrazione in cui prevalgono i suoni percussivi (come la batteria ed un basso slap) e le chitarre elettriche con suoni “distorti”.
I “connotati” di un brano possono anche essere cambiati semplicemente arricchendo l’armonia con accordi dissonanti, che ingenerano nell’ascoltatore sensazioni di “tensione” o creano comunque atmosfere sofisticate. Usando invece armonie tipiche di particolari generi musicali, possono essere richiamati luoghi esotici o comunque determinate connotazioni geografiche o temporali.
Con gli effetti elettronici si danno poi i ritocchi finali al brano: abbiamo così effetti panoramici (suoni che sono presenti solo a destra o a sinistra dello spettro stereo o che si spostano da una parte all’altra), effetti di profondità o eco, riverberazione, effetti spaziali (flanger, phaser, leslie ecc.), riproduzioni di rumori (pioggia, elicottero, jet, shot, ecc.) e tant’altro ancora.
Nell’economia di un brano l’elettronica ha una parte tutt’altro che irrilevante, tanto che gli “addetti ai lavori”, cioè quelli che per professione curano l’aspetto elettronico di un brano, vengono chiamati tecnici del suono.
Possiamo adesso capire il significato di espressioni del tipo “mixare i suoni” oppure “fare i suoni”: si riferiscono al trattamento elettronico dei suoni di un brano da parte dei tecnici. Attraverso questo trattamento un brano assume il carattere finale che può anche risultare completamente stravolto rispetto all’idea di partenza del brano stesso (la melodia, l’andamento, il ritmo).
Ascoltiamo ad esempio questo file tratto dal Compendio, nel quale ho preso un piccolo frammento, veramente poche note, è l’ho “trattato” con varie armonizzazioni e orchestrazioni molto diverse tra loro, per dare l’idea di quanto sia determinante l’arrangiamento di un brano.
 
 
Solo con un ascolto approfondito possiamo sperare di afferrare tutti gli elementi di un brano ed interpretarlo, se non altro, in modo coerente e formalmente corretto.
Se poi siamo capaci di dare quel qualcosa in più, quel “quid” che sfugge alle regole che si possono insegnare, beh, allora, probabilmente cominciamo a sfiorare il mondo indefinibile ed imprevedibile che chiamiamo Arte…
Rosario Rosito, 10 luglio 2008
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