Il mondo del ballo in Italia
14 mar 2007

A cura di
Rosario Rosito
LO STRAUSS DELLA ROMAGNA
'Un bel libro è difficile da raccontare, va solo letto. Voglio perciò evitare di sperticarmi nella vana ricerca di aggettivi osannanti l’opera e descrivere, piuttosto, le sensazioni che la sua lettura mi ha regalato. C’è una parte che descrive cosa fossero le prime sale da ballo, alla buona, frequentate da mamme amorevoli con in braccio i cappotti e le scarpe delle figlie. Erano chiamate <<’e cameron>> (i cameroni) ed avevano, come unici elementi d’arredo un tavolo, con sopra fiaschi di vino e qualche bottiglia di rosolio, e il palchetto di legno per gli orchestrali. Niente tavolini, niente amplificazione (l’unica parvenza di microfono era costituita da una specie di megafono di cartone), niente sedie; le mamme accompagnatrici stavano in piedi e potevano, così, meglio monitorare gli spostamenti delle figlie ed intervenire a ristabilire le distanze, nel caso di abbracci troppo stretti, oppure a scoraggiare i reiterati tentativi di appartarsi col moroso. Il massimo del comfort potevano essere delle panche addossate alle spoglie pareti. Quando l’orchestrina attaccava un brano lento, tutte le vecchiette si alzavano in piedi sulle panche perchè, quello, era il momento più pericoloso, di massima allerta, insomma una specie di “allarme rosso”. Mi sembra di vederle queste anziane campagnole, col fazzoletto in testa, che sbirciano insistentemente le coppie per controllare, magari, anche la figlia della vicina di casa o della tale parente!
Il libro ci fa viaggiare con la mitica orchestra Casadei, facendoci vivere “dal di dentro” gli aneddoti, le scaramanzie, gli episodi talvolta drammatici, finanche le “sfide”. Non avrei mai immaginato che le orchestre potessero sfidarsi. Perchè una gara canora è un conto, una sfida a colpi di mazurka e polka è un’altra cosa! C’è poesia e c’è l’arte di arrangiarsi nell’epopea talentuosa ed affabile di Casadei, come nella migliore tradizione teatrale partenopea; forse è per questo che io, pur non essendo romagnolo e pur essendo nato è cresciuto in una grande metropoli quale è Napoli, ho sentito quei luoghi e quei personaggi vicino vicino, mi è sembrato di sfiorarli, di gustare i sapori della piadina e del Sangiovese, di respirare gli odori della campagna romagnola, di ballare con una fanciulla sudata ed eccitata, nella inarrivabile semplicità delle cose che nascono semplici, come le composizioni di Secondo Casadei, il menestrello del popolo, della gente onesta e laboriosa di campagna, ma anche l’icona immortale dei turisti della riviera, dei fugaci amori vissuti intensamente in una sola stagione e ricordati, con struggente malinconia, per tutta la vita. E’ veramente anche mia la Romagna quando, come tutte le persone di cuore, imbraccio la chitarra e canto “Romagna mia, Romagna in fiore, tu sei la stella, tu sei l’amore..”.
Rosario Rosito, 17 gennaio 2006
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