Il mondo del ballo in Italia
14 mar 2007

A cura di
Rosario Rosito
MENTRE IL MEDICO DECIDE, L’AMMALATO MUORE
'Allora, questo diploma lo convalidiamo o no? Ognuno dice che il suo vale e quello dell’altro no.
Tantissimi maestri di ballo si sono messi in giacca e cravatta e fanno i burocrati, le gare e la tecnica sembrano non interessare più nessuno. Ogni tanto notiamo qualcuno che, con fiero cipiglio, propone un suo libro, apparentemente ben fatto. Salvo, poi, scoprire che è stato copiato da un altro, cambiando titolo e colore della copertina...che sfiga essere sgamati!
La massima ambizione è giudicare, essere a contatto coi centri decisionali, scalare la china della visibilità ad ogni costo; e via con riunioni, alleanze, strategie. Il rito iniziatico è rappresentato dalla prima gara in veste di giudice ufficiale: l’acme della soddisfazione si raggiunge al momento di giudicare i propri allievi, o quelli della moglie o del socio, vale a dire quelli dalle cui tasche si è spillato qualche soldino fino alla sera prima. Che celestiale sensazione sentirsi in paradiso a dispetto dei santi!
Ma stiamo diventando matti? Tutti chiedono fiducia e denaro in cambio di promesse e fumo, e perchè mai? Ma lo vogliamo capire o no che c’è poco da mungere? Il ballo non sarà mai un vero business, miei cari illusi galoppini. È una pratica per gente semplice, uno sport in fondo povero, che non può soddisfare i desideri allucinati di chi vuol implementare il business ad ogni costo.
Certo, qualche soldino si muove, ci mancherebbe che no, ma è roba per maestri appassionati della professione, innamorati della sublime arte del ballo, che, in fondo, insegnerebbero anche gratis se avessero già di che vivere.
Ho appena rivisto in Tv il delizioso “shall we dance?”, ed ho negli occhi la dolce malinconia di Jennifer Lopez, mentre insegna, suo malgrado, in una umile scuola di provincia. Malinconia delle gare, delle atmosfere irripetibili che si creano con l’eccitazione, il sudore, le speranze di vittoria, l’ammirazione mista a invidia per chi ha più talento.
Questo è il ballo, non quelle pacchiane speculazioni che ci girano intorno. Non ho neanche fatto in tempo ad apprezzare la rivista dell’ANMB (vedi articolo “IL GRANDE CIRCO DEL BALLO SPORTIVO”) che comincio a sentir parlare di un suo ridimensionamento. Ho chiesto un poco in giro e... sorpresa! La rivista non arriva da alcuni mesi! Ma come, dico io: uno deve spendere 52 euro (65 dal prossimo anno) per restare iscritto all’Associazione, ed in cambio non ha neanche il diritto di ricevere la rivista mensile? E da Canicattì come faccio ad essere aggiornato? Come faccio a conoscere, in tempo utile, le date delle riunioni, delle gare, la vita associativa? I verbali con le decisioni, le scadenze, i programmi, i bilanci, le delibere, ecc. ecc.? E le gare con patrocinio? Le date degli stage e dei corsi d’aggiornamento? E le riunioni regionali?
Se proprio così deve andare, allora, l’Associazione deve essere ripensata in una dimensione regionale e non più nazionale, non vi pare? Non abitiamo mica tutti a Modena e dintorni. Non siamo mica tutti capaci di smanettare con internet. Non possiamo mica permetterci tutti di girare l’Italia in lungo e in largo a giocarci il ruolo del professionista.
Rinunciare alla propria rivista, ridimensionarla o soltanto censurarla, è, per qualsiasi associazione di respiro nazionale e con un minimo di ambizioni, un clamoroso autogol. È assurda, già solo come ipotesi, la rinuncia al mezzo che ci da la maggior visibilità, che fa da volano a tutto l’indotto del ballo e, nel contempo, polarizza l’attenzione anche dei non associati e dei professionisti di altri settori. Una rivista passa di mano in mano, viene letta e riletta prima di sciuparsi, talvolta è conservata per future consultazioni o finisce nella sala d’aspetto di uno studio medico o notarile, alla portata di tutti, sfogliata da chi meno ci immaginiamo e non solamente dall’associato che l’ha ricevuta.
Andrebbero, invece, studiati interventi atti ad aumentarne la diffusione, che, implicitamente, incrementerebbe gli introiti pubblicitari. Impreziosire la posizione degli associati (magari offrendo tariffe di inserzione pubblicitaria agevolate). Insomma adottare tutti quegli interventi che, normalmente, utilizzano gli imprenditori (quelli veri...).
Nel frattempo, nell’ambiente, vige il più assoluto “fai da te”.
Ti arrivano a casa inviti per improbabili convention, gare professionistiche, campionati (mondiali, continentali, italiani, regionali, provinciali, comunali, rionali e condominiali, ufficiali, sottufficiali, divisi, interi e parzialmente scremati). La mia amica legge la posta, si gratta un po' la fronte, e sbotta: “Ma chi ca... è questo?!”. Le sigle ufficiali, o pseudo tali, si moltiplicano, si accavallano, si confondono. Si vocifera di presidenti di associazioni che si sono presentati alle riunioni dei rivali, e si sono accorti dell’equivoco solo alla fine, perchè non gli è stato chiesto di firmare il verbale!
Mi si perdoni l’accostamento biblico, ma tutto richiama alla mente la famosa “Torre di Babele”, dove ognuno lavorava ma nessuno costruiva; e mi viene in mente Laerte, nell’Amleto di Shakespeare: intinse di veleno la punta della spada, per essere sicuro che, dopo aver semplicemente graffiato il rivale, questi sarebbe morto di li a poco; ma, poverino, non si accorse che, con lo scambio delle spade, sarebbe toccata a lui la triste fine; sicché morirono entrambi. I duellanti del potere, gli spadaccini col veleno... a poco a poco si uccidono a vicenda.
Rosario Rosito, 18 ottobre 2006



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