Il mondo del ballo in Italia
14 mar 2007

A cura di
Rosario Rosito
MOSTRUOSI ARRANGIAMENTI
'Ho tra le mani un CD di salsa e merengue. L’ho appena ascoltato e sono rimasto perplesso. Tutte le melodie erano perfettamente riconoscibili (brani dei Beatles, di Jim Morrison, di Neil Sedaka, ecc.) ma completamente stravolte, non solo ritmicamente, per adattarle ai tipici arrangiamenti caraibici. Un obbrobrio, da far accapponare la pelle. C’era la chitarrina stridente (peraltro suonata malissimo), e tutti i tentativi pacchiani dell’arrangiatore di far sembrare potabili ed accattivanti i brani.
Passando ad altri generi ed andando a memoria, ricordo un arrangiamento in forma di valzer inglese del brano di Francisco Tarrega “Recuerdos de la Alhambra”: se c’era ancora un pò di cenere nella tomba del grande chitarrista spagnolo, si sarà auto-volatilizzata per la rabbia. Il brano era completamente grigio, incupito, assurdamente assoggettato ad un ritmo di valzer lento, inchiodato al metronomo come il pendolo di un orologio da parete. Avete presente gli “adattamenti” a cui abbiamo assistito nello spettacolo “ballando con le stelle”? Si? Dimenticateveli se volete bene al ballo. Con quelle mostruosità si mortifica sia la musica sia il ballo. Analizzando le ragioni di questo fenomeno, la prima cosa da stigmatizzare è l’errata e, purtroppo, diffusa convinzione che il ballo sia determinato esclusivamente dal ritmo e dall’andamento: non è così. Ritmo ed andamento sono elementi di una struttura, molto più complessa e caratterizzata, denominata “genere” o “forma” musicale. Le amalgamazioni sono studiate ispirandosi, oltre al ritmo ed all’andamento, a tutti gli elementi caratterizzanti di una forma musicale: armonia, orchestrazione, struttura melodica e, in senso più generale, colore ed enfasi musicale. Un tango o un paso-doble, per essere realmente ballabili, devono essere composti ed arrangiati con dei canoni universalmente riconosciuti che, nel tempo, hanno ispirato i migliori maestri di ballo a creare quei passi e quelle fantastiche amalgamazioni che ammiriamo in pista. Non a caso si suole catalogare la musica da ballo differenziandola distintamente dalla musica d’ascolto. Immaginate l’effetto che farebbe una coppia di campioni di ballo standard nell'esibire un valzer viennese con un apposito arrangiamento del “ballo del quà quà”!
Ci sono, ovviamente, le eccezioni. Rimanendo nell’ambito del programma “ballando con le stelle”, ho ascoltato un azzeccato arrangiamento in forma di salsa del brano “ ‘A città ‘e pulicenella” di Claudio Mattone. In questi casi, onore al merito di chi ha avuto la felice intuizione (presumibilmente Paolo Belli). È una questione di gusto, creatività, immaginazione, competenza e ispirazione, tutte qualità che, ahimè, sono considerate parimenti all’orticaria da imprenditori discografici, orchestrine “a gettone”, manager dello spettacolo e dal nuovo giullare musicista/presentatore/intrattenitore/onnipresente/onnisciente (nuova figura professionale partorita dalla televisione).
Rosario Rosito, 09 gennaio 2006
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