Il mondo del ballo in Italia
14 mar 2007

A cura di
Rosario Rosito
MUSICA? NO, GRAZIE.
'Oggi sarò provocatorio, meglio dichiararlo esplicitamente. La bellissima recensione del libro che la maestra (e brillante giornalista) Loredana Iannuzzi ha fatto sulla rivista La Danza, è stata come un fulmine a ciel sereno nell’ambiente della danza sportiva italiana. Centinaia di e-mail, telefonate, lettere, fax, hanno invaso i miei indirizzi e quelli della redazione del giornale. Una vera e propria corsa per impossessarsi del libro, nonostante fossimo in pieno agosto; immaginiamo cosa sarebbe accaduto se la recensione fosse stata pubblicata a settembre….
Cosa significa tutto questo? È semplicemente il frutto della suggestione che l’autorevolezza della rivista induce nei lettori? È la forza persuasiva dell’efficacissimo ritratto imbastito nell’articolo? È la reale mancanza in commercio di libri così specifici? Volesse il cielo che fosse solo questo.
L’attenta osservazione d’analoghi fenomeni mi suggerisce, purtroppo, altre considerazioni un po’ meno lusinghiere. La pubblicità è, da sempre, il carburante che fa muovere i prodotti, siano essi opere dell’ingegno o mera mercanzia. La pubblicità, ne siamo tutti in parte consapevoli, è spesso ingannevole; ma questa consapevolezza non basta a frenare il processo di condizionamento che essa ingenera in ogni persona. Quando però la pubblicità investe il campo specifico professionale in cui ci muoviamo, la sua capacità di persuasione diminuisce drasticamente: un professionista, normalmente, sa bene di cosa ha bisogno e come procurarselo. A questo punto mi chiedo: perché, pur essendoci tanta “fame” di conoscenza della musica, il maestro di ballo ha bisogno della “recensione” per essere invogliato all’acquisto di un indispensabile strumento di lavoro? C’è, evidentemente, qualcosa che non quadra. È una vera e propria forma di rigetto verso la didattica musicale che, troppo spesso, è vissuta come qualcosa d’inarrivabile e, conseguentemente, antipatico, prolisso, inutile, una materia da cui fuggire per non essere appestati, un cataclisma biblico che rischia di abbattersi sul povero maestro, inchiodato e messo in croce da crome, semicrome, tempi musicali, solfeggio e analisi di frasi e semifrasi! Ovviamente, e forse e meglio precisarlo esplicitamente, questo discorso non riguarda quella percentuale di maestri che ha già intrapreso un adeguato percorso professionale. Si tratta però di una sparuta minoranza, e, questo, non testimonia certo a favore della categoria.
La danza italiana, sportiva e non, ha bisogno di maestri completi, preparati sia dal punto di vista tecnico sia da quello musicale e culturale in genere. È questa l’unica strada per affermare la categoria e difenderla dal generale qualunquismo. Non è possibile che tutto sia derogato alla coscienza del maestro o, peggio ancora, alle spallate della pubblicità.
Rosario Rosito, 05 settembre 2005

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