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UN MONUMENTO DI NOME CATERINA
(a cura di Rosario Rosito)

Da quando la nostra più acclamata campionessa del mondo, Caterina Arzenton, è diventata presidente dell’IDC, cioè referente ufficiale della WDC in Italia, un manipolo di colletti bianchi, che vede minacciata la propria aggressiva leadership nella danza sportiva, non fa altro che ringhiare “Al lupo! Al lupo!”…

Ma come, direbbe qualsiasi ballerino ignaro, una volta tanto che la maggiore organizzazione internazionale si affida ad uno di noi, ad una grande e generosa campionessa che conosce vita, morte e miracoli di qualsiasi aspetto della danza, che ha “spazzolato” con le suole delle sue scarpe i più grandi parquet del mondo, che ha inorgoglito un’intera nazione contribuendo in maniera determinante a creare quello “stile italiano” del ballo che tutti ci invidiano, una volta tanto che non viene scelto il solito tacchino burocrate raccomandato dal politico e dagli “amici dagli amici”, ci mettiamo a protestare? Non ci sta bene che la WDC (che per chi non lo sapesse è il massimo organismo internazionale della danza sportiva) abbia operato una scelta? Volevamo le solite manfrine, le finte elezioni coi bigliettini distribuiti all’ingresso, gli inciuci alla “nostra maniera” con la finta democrazia per legittimarli?
Per Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo, il nostro paese si avvia alla deriva. Ce lo spiegano con dati e riferimenti precisi ed incontrovertibili nel libro dal titolo folgorante “LA DERIVA”. E in un paese così, è lecito aspettarsi che lo sport sia un’oasi incontaminata? Una domanda drammaticamente retorica, purtroppo. L’ostracismo in atto verso la solare e immensa pluricampionessa del mondo, tanto per restare nel nostro esempio, non fa che confermare ombre e sospetti su gestioni clientelari e nient’affatto trasparenti dei principali nodi della danza sportiva in Italia. Un marasma di interessi, seminari, congressi, corsi, ricorsi e attività parallele che poco o niente hanno a che vedere con la pratica sportiva, si ergono al di sopra di qualunque altra attività, ponendo in soggezione persino le gare e le esibizioni. Non è raro leggere diktat, di questo o quel consiglio direttivo che “diffida” (sembrano proclami di guerra…) gli atleti a “partecipare all’evento incriminato”. Incriminato di che? Chiederebbe sempre lo stesso ballerino ignaro di prima. Ma è semplice, che domande! Incriminato di non essere organizzato o autorizzato dalla banda dei colletti bianchi! E che diamine! Ci vuole tanto per capire!
Per le persone semplici e oneste, una campionessa è una garanzia. Di disciplina, abnegazione, generosità e risultati. Per i marpioni è un ostacolo da abbattere a qualunque costo. Tutto maledettamente semplice e scontato. Resisti Caterina, chi ama disinteressatamente il ballo è dalla tua parte!
Rosario Rosito, 15 luglio 2008


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