Il mondo del ballo in Italia
14 mag 2009

A cura di
Rosario Rosito
Quelle spassose, clamorose, litigate
Ad un osservatore distratto potrebbe sembrare un convegno di svitati, di scollegati, di gente che ha leggermente smarrito la trebisonda.
Come spiegarsi altrimenti le impuntature ostinate del cavaliere che si siede a braccia conserte, un muso lungo da cavallo e lo sguardo basso e inferocito, mentre la partner intreccia silenziose occhiate di intesa con la maestra (meno male che lui ha lo sguardo basso altrimenti sarebbe la catastrofe!). La pantomima tra maestra e dama riassume il senso stesso del litigio in atto: “Che possiamo farci? Lo vedi? E’ ostinato, non ragiona, non capisce, ti rendi conto con chi mi tocca ballare?”. Nel frattempo nella mente di lui prendono forma le più fantasiose vendette, giuramenti interiori di fargliela pagare a tutti, maestri compresi, ma soprattutto a LEI, LA NEMICA.
Alzi la mano chi non ha litigato almeno 10 volte con il proprio partner di ballo. Le difficoltà di imparare, gli errori dell’altro che si sommano ai propri, spesso fanno superare il limite del self-control innescando l’escalation del litigio, che ha tutto un suo cerimoniale. Si comincia col cavaliere che prende a sbuffare più del solito, mentre la dama fa ancora finta di niente ed i maestri si danno immediatamente un’aria più professionale e pacata del solito, elargendo anche qualche sorriso rassicurante (che a quell’ora, dopo un pomeriggio intero di lezioni, richiede uno sforzo a dir poco sovrumano…).
Si passa poi alla fase del dispetto immediato, che è quella già descritta, col cavaliere seduto ed inferocito e la dama che non sa bene cosa fare oltre a raccogliere la silenziosa solidarietà femminile della maestra. Questa è una fase delicata, da cui può nascere di tutto, dipende dai caratteri e dall’esperienza dei contendenti. L’ipotesi più rosea è che al toro seduto sbollisca la rabbia senza interferenze (mai avvicinarsi in quei momenti, e men che meno tentare di consolarlo con frasi di circostanza, è pericolosissimo siete avvisati!); ma basta un niente perché dal dispetto si passi alla vera e propria rappresaglia. Ho visto uno stimato professionista lasciare la moglie a piedi!! La poverina per raggiungere casa ha dovuto prima incassare il cortese rifiuto di un passaggio da parte dei maestri (“non possiamo intrometterci, ci capisca…”) e poi l’umiliazione di chiedere aiuto al figlio ignaro, col quale si era vantata sino alla sera prima della sana e rilassante pratica della danza sportiva (!) - “vienimi a prendere alla scuola di ballo, a quest’ora a piedi potrei fare brutti incontri…”.
Rosario Rosito, 14 maggio 2009
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